Casoria il museo Cam l’autodistruzione Manfredi e l’opera moderna a fuoco

Casoria, il Cam all’autodistruzione
Manfredi: “Siamo soli, impossibile continuare”
Sembra avviata all’epilogo la storia del museo d’arte contemporanea situato nell’area dove la camorra è più radicata, e che dalla criminalità organizzata ha subito minacce e atti vandalici. Ieri il direttore ha dato fuoco a una delle opere esposte. Il 2 marzo inaugurerà una mostra provocatoria con le fotocopie dei lavori della collezione. Gli originali verranno cancellati da aprile. “Governo e istituzioni locali non ci aiutano, l’arte non può sopravvivere nel degrado”

Nella terra di Gomorra anche i musei sono destinati a soccombere, perché l’eroismo culturale alla lunga non paga e finisce per schiantarsi contro il muro della solitudine politica, istituzionale e sociale. Così, accade che nell’hinterland napoletano, il Cam, il Contemporary Art Museum di Casoria, salito spesso all’onore delle cronache per aver collezionato intimidazioni, minacce e atti vandalici, getti la spugna e scelga la strada più estrema d’un orgoglio disperato: la distruzione delle opere della collezione permanente, un patrimonio di mille lavori di artisti internazionali, per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro. La prima opera è stata “sacrificata” ieri pomeriggio, quando davanti all’ingresso del museo, il direttore Antonio Manfredi e il suo staff le hanno dato fuoco.

Si trattava del ciclo di tele-ritratto a dimensione naturale dei camorrista latitante, lo stesso che Manfredi aveva portato, non senza clamore, in mostra alla Kunsthaus Tacheles di Berlino 3 lo scorso anno e alla 54esima Biennale di Venezia. Le fiamme hanno divorato in una lenta agonia gli oltre due metri di tela, sotto gli occhi bagnati di commozione e rabbia del personale del museo. Qualche passante ha pensato ad un atto vandalico e ha cercato di fermarli, ma di fronte alle motivazioni di quell’azione, s’è allontanato indignato e contrariato. “Non è codardia o pazzia, ma un gesto estremo per esprimere ora più che mai il dramma in cui versa il museo di Casoria  –  dichiara Antonio Manfredi  –  Siamo completamente soli, non abbiamo il minimo sostegno da istituzioni locali e dal governo, non possiamo più garantire standard minimi per un museo, come la conservazione, la fruizione e valorizzazione di questo patrimonio, non abbiamo più le risorse per portare avanti progetti di ricerca. Se non succede nulla nei prossimi giorni, scegliamo, in accordo con gli stessi artisti, il gesto più estremo e provocatorio, la distruzione delle opere. Abbiamo mille opere in collezione, e quindi mille giorni a disposizione per sacrificare la collezione”.

Ormai la vitalità del Cam è compromessa. “Intanto, non potendo garantire la sicurezza delle opere, le abbiamo tolte e sostituite con riproduzioni in fotocopia”. E venerdì 2 marzo il Cam inaugurerà il nuovo provocatorio allestimento dal titolo “Camouflage”, fatto di sole fotocopie. “Il gesto di protesta equivale alla cancellazione totale di un’opera d’arte come atto di ribellione per l’impossibilità di sopravvivenza della cultura nelle attuali condizioni socio-politiche  –  incalza Manfredi  –  In questa situazione drammatica, infatti, non versa solo il museo di Casoria ma tutta la cultura nazionale”. E per l’occasione il Cam invierà una lettera con il dossier delle fotocopie delle mille opere della collezione permanente, al presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo Doris Pack, al ministro italiano per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi, al presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, e al sindaco di Casoria Vincenzo Carfora. In più di un’occasione il Cam aveva fatto parlare di sé. Dal bambolotto di colore trovato infilzato sul cancello all’inaugurazione sulla mostra di Arte africana, all’ingresso bloccato con un lucchetto, dalla richiesta di asilo politico-culturale alla Germania fino all’assedio dell’immondizia che l’estate scorsa aveva impedito l’apertura della mostra per la Biennale di Venezia regionale voluta da Vittorio Sgarbi. Ora si parlerà del calvario delle sue opere, che cominceranno ad essere distrutte una ad una dal 17 aprile, se non avverrà un miracolo istituzionale.

di LAURA LARCAN da repubblica.it

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