Cartagena assediata dal fiume verde

Il “fiume verde” che assedia Cartagena

I giacinti acquatici ostruiscono canali e intralciano le navi. Al loro interno si nascondono animali selvatici che arrivano indisturbati a pochi passi dalla città
LORENZO CAIROLI
Per secoli Cartagena ha dovuto respingere attacchi di bucanieri francesi, filibustieri olandesi e pirati inglesi. Per questo gli spagnoli le eressero intorno fortezze e mura maestose che oggi fanno sgranare di meraviglia gli occhi dei turisti. Ma le razzie continuarono nonostante dal mare la città sembrasse inespugnabile. All’ammiraglio Vernon e a Sir John Hawkins andò male, ma non a Sir Francis Drake e ai bucanieri francesi che lasciarono Cartagena con le barche colme di bottini preziosi. Tre secoli dopo Cartagena è nuovamente sotto assedio ma questa volta i pirati non c’entrano. L’allarme lo ha lanciato dieci giorni fa il quotidiano della città, El Universal, in un’editoriale teso, inquietante, persino apocalittico. E’ dal 1993 che in America Latina non si ricorda un inverno così catastrofico. In Paraguay il gelo ha fatto strage di capi di bestiame. In Argentina, ha ucciso migliaia di senza tetto. In Brasile, addirittura gli indios di alcune regioni dell’Amazzonia. In Colombia, il danno maggiore è arrivato dalle piogge, inclementi e torrenziali, che hanno fatto straripare fiumi, provocato frane, inondato quasi tutti i dipartimenti del paese. Da Atlantico a Bolivar, da Cesar al Chocó, da Valle a Magdalena. Con bilanci più che da catastrofe naturale, da guerra afghana. Piantagioni e allevamenti devastati, abitazioni spazzate via, un milione di sfollati, 97 morti.

Cartagena, e io ne sono testimone da luglio, è stata inondata quasi quotidianamente. Nel mercato Bazurto, i venditori si son ritrovati a lavorare più di una volta con l’acqua alle ginocchia. Decine e decine di quartieri sono stati ripetutamente inondati e molte strade del centro, soprattutto a Manga, a El Laguito e a Bocagrande, si sono trasformate, a causa delle piogge battenti e delle maree, in paludi insidiose capaci di sommergere qualunque mezzo cercasse di guadarle. Da tempo, denuncia l’editoriale dell’Universal, chi passeggia lungo le rive della Bahia s’imbatte in giacinti acquatici, che qui chiamano tarulla, una pianta invasiva dalla fama micidiale. Le sue foglie contengono numerose piccole camere d’aria che le consentono di galleggiare. Ma sotto la superficie dell’acqua si cela una foresta torbida costituita da radici profonde e ramificate. Un vero e proprio muro vegetale, lungo talvolta molti chilometri, che soffoca ogni altra forma di vita, trattiene sedimenti, rallenta le correnti, intralcia la navigazione di battelli e traghetti, ostruisce i canali, paralizza ogni forma di pesca. L’invasione appare inarrestabile. La macchia verde cresce ad un ritmo impressionante. Giorno dopo giorno. Ne sa qualcosa il Lago Vittoria, condannato a morte proprio da queste piante. I giacinti di Cartagena si formano nelle paludi del canale del fiume Dique e lì aspettano la stagione delle grandi piogge. Saranno gli acquazzoni e le inondazioni a spingerli verso il mare, fino a sfociare nella Baia delle Anime. Ma il viaggio è la loro nemesi. Perché l’acqua salata che incamerano durante la navigazione li avvelena. Arrivano nella Baia agonizzanti, muoiono e appassiscono sulle sue rive, lasciando intorno a loro un fetore pestilenziale. Ma non è questo che allarma i giornalisti dell’Universal. Il vero pericolo sono i clandestini che viaggiano a bordo delle piante.

Pensate ai giacinti, per un attimo, come a una flotta di piccole arche su cui si imbarcano clandestinamente milioni di animali. Ogni genere di animale. Insetti, roditori, serpenti (spesso velenosissimi). Persino piccoli caimani. Quando l’arca arriva a destinazione, muore e appassisce. I clandestini, invece, trovano un luogo perfetto per moltiplicarsi a dismisura. Ci sono serpenti a Cartagena, ma certamente non nel centro della città. E non sulle rive di Bocagrande, di El Laguito o di Castillogrande. Grazie ai giacinti, però, lo scenario potrebbe cambiare in maniera inquietante. Come successe a Guam coi serpenti australiani. O alle Hawaii dove la selezione naturale è avvenuta grazie a una coppia di fringuelli che nel corso di milioni di anni ha dato vita a oltre 50 specie di multicolori fringillidi e da un’unica coppia di moscerini della frutta che ha originato di più di 600 specie di mosche. Nessun rettile, alle Hawai, nessuna zanzara, nessun mammifero. Adesso Honolulu è infestata da serpenti arborei bruni. E che la denuncia dell’Universal non vada presa sottogamba me lo conferma un’amica. Abita vicino al barrio di Ternera, nell’urbanizzazione di Llano Verde. Tre settimane fa, in pieno diluvio, vede dei serpenti in un canale di fronte a casa sua. “Si sono avvinghiati a un palo e dal palo sono arrivati in strada. La gente lì ha visti, li ha inseguiti e li ha uccisi. Dicono fossero velenosi. Molto velenosi. Non è la prima volta. Di giorno si vedono e si uccidono. Ma la notte?”. C’è un canale che divide i barrios di Pozon e di Villa Estrella. Quando straripa, dall’acqua limacciosa emergono piccoli caimani. Tutto questo a soli 35 minuti dal centro storico di Cartagena.

Lorenzo Cairoli da lastampa.it

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