Carnevale Uruguay Montevideo 2011

Intervista a Toto  (Atilio) Duarte di Tres Esquinas
Quando noi italiani pensiamo al carnevale latino- americano,
immediatamente ci vengono in mente immagini delle grandi sfilate di Rio de Janeiro…
1. In che cosa si differenzia il carnevale uruguaiano? Quali sono le sue manifestazioni più importanti?
La differenza principale è che noi cerchiamo di riprodurre nel carnevale l’immagine originaria del
nostro passato, delle nostre radici, ovvero l’epoca della metà del XIX secolo: ai brasiliani certo piace ballare, esibirsi al suono della loro musica con splendidi vestiti, per vivere nel lusso sfrenato la fuga dalla loro realtà quotidiana.
Ci sono in realtà diversi tipi di manifestazioni carnascialesche: alcuni gruppi offrono spettacoli satirici, prendendo spunto dalla realtà nazionale o internazionale e utilizzando differenti forme espressive, con moduli musicali molto originali: la “murga” (di tradizione spagnola), la “revista”, i “parodistas” e gli “humoristas”; tutti questi gruppi, oltre ai loro spettacoli nei vari teatri (fissi o mobili) o nei “tablados” (palcoscenici costruiti nelle piazze per il tempo del carnevale), sfilano nei vari “corsos” con carri allegorici e gruppi danzanti, ma senza competizione; il più importante è quello di apertura del carnevale, che si svolge lungo la strada principale di Montevideo e vede la partecipazione di tutti i gruppi della capitale.
Differente è la realtà delle “comparsas” (che è quella che mi piace di più): sono gruppi molto variegati di persone, oginariamente discendenti di africani (i “negros”, ora spesso affiancati da bianchi travestiti e truccati, chiamati “lubolos”), che ballano una danza molto originale, il “candombe”, al ritmo dei tamburi (tantissimi e all’unisono… un chiasso incredibile! ma ordinato e melodico), ed accompagnati da bandiere ed altre insegne che rappresentano i colori dei vari gruppi (come denotano anche i costumi dei figuranti, molto tradizionali e semplici), oltre che da personaggi caratteristici come la “mamá vieja” con una gonna drappeggiata e rigonfia, ombrellino e ventaglio, ed il “gramillero”, con cappellino e bastone, entrambi un po’ stregoni… Davvero grandiosa è la sfilata generale di tutti questi gruppi, chiamata “llamadas”: per dar la possibilità a tutti di esibirsi, si estendono per due o tre serate di fila. A volte si uniscono anche gruppi di samba e di capoheira, ma sono di tradizione brasiliana.
2. Qual è la tua esperienza nel carnevale? Quando hai iniziato?
A me è sempre piaciuto sia ballare che suonare il tamburo, ma soprattutto il ballo mi entuasiasma, mi nasce dal profondo e quasi mi “mette in contatto” con i miei antenati. Quando inizio a ballare, anche se prendo subito il ritmo, la fatica si fa presto sentire, ma non appena il corpo si scalda, potrei continuare per tutto un giorno a ballare senza sentire più nulla.
Ho partecipato a diversi gruppi di “comparsas”, sfilo da tredici anni, ma ballo da quando ero bambino, insieme con i miei fratelli e le mie sorelle e moltissimi altri parenti.
3. Perché è così importante il carnevale in Uruguay? Di fatto si estende molto più dei giorni “grassi”…
Di fatto, i vari gruppi lavorano tutto l’anno per preparare i loro spettacoli e le loro sfilate: ci tengono molto, fa parte della loro tradizione, di quelle radici indimenticabili della gente di questo paese. Proprio per questo, di fatto, dopo le gare ufficiali le manifestazioni nei vari punti della città continuano fino a Pasqua, per sfruttare al massimo il proprio “prodotto” culturale. Non per nulla, si dice che il carnevale uruguayo è il più lungo del mondo. Inoltre mi sembra che ogni anno che passa, questa grande festa diventi più bella ed importante, richiamando numeri sempre maggiori di spettatori eentusiasmando sempre nuovi gruppi a formarsi e a presentarsi al pubblico. Il municipio inoltre appoggia e sostiene questo tipo di manifestazione culturale così originale e molte sono le imprese che sponsorizzano le differenti compagnie. È bello vedere l’entusiasmo che ci mette la gente, anche per trasmettere questa forma artistica alle nuove generazioni: di per sé esistono vere e proprie scuole per imparare a ballare e a suonare, ma in realtà è una conoscenza che si trasmette all’interno delle famiglie, di padre in figlio; è molto frequente vedere sfilare nei gruppi anche bimbi piccolissimi, che sin dalla più tenera età iniziano a muovere i primi passi o a picchiare un tamburello.

da NovaraMissio.it

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