Canada Quebec da visitare

Quebec_city1Québec, l’isola francese in America
Un itinerario nella vasta regione canadese, cosmopolita, ma anche molto legata alla tradizione linguistica transalpina. La vivacità culturale di Montreal e di Québec City

di Ernesto Assante

Québec. Un’isola. Potremmo usare questa immagine per provare a raccontare il Québec, la provincia più vasta e la seconda più popolosa (dopo l’Ontario) del Canada. Perché è di fatto un’isola francese nel grande mare del Canada che parla inglese. Ma non renderemmo giustizia ad un luogo che, più di ogni altro al mondo, è straordinariamente cosmopolita, internazionale e unico.
Cosmopolita e unico perché è assolutamente francese, nella lingua e nelle radici culturali, inglese nella politica (il Canada è una democrazia parlamentare, ma è retto dalla Regina Elisabetta II d’I nghilterra), americano nell’aspetto, nell’architettura, nei grattacieli di Montréal, nativo, indiano in molte sue parti.

Benvenuti in Québec, dunque, terra meravigliosa dove la natura domina incontrastata lo scenario, dove la modernità è nelle cose e il passato vi accompagna, dove ogni cosa non ha un solo aspetto ma molti tutti insieme.

La capitale. La capitale della provincia, (il Canada è uno stato federale che conta dieci province e tre territori) Quebéc City, anzi Ville Québec per essere precisi, visto che in città si parla orgogliosamente francese, è un luogo magico. Innanzitutto è il punto di partenza di tutto. E da questo posto che iniziò la colonizzazione della Nouvelle France prima con Jacques Cartier che costruì un forte nel 1535, poi con Samuel de Champlain che fondò la città il 3 luglio 1608, una delle città più antiche di tutto in Nord America.

Della sua storia Québec porta i segni ovunque, nelle statue, moltissime, che ci sono nelle piazze e che ritraggono i grandi personaggi del passato ma anche personalità moderne; nei palazzi, antichi e carichi di memoria, delle strade del centro antico, quelle che scendono attorno allo Chateau Frontenac, la straordinaria costruzione che con la sua mole e la sua posizione domina incontrastato lo scenario.
Lo Chateau Frontenac fu costruito tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo dall’architetto Bruce Price per la società canadese delle ferrovie Canadian Pacific Railways ed è uno degli alberghi più belli della catena Fairmont. Ci sono elementi medievali e rinascimentali, in un castello che richiama alla memoria quelli della Francia e della Scozia, che ha un aspetto al tempo stesso irreale e fantastico, un luogo perfetto per girare un film.

Deve aver pensato la stessa cosa anche Albert Hitchcock, perché decise davvero di girare un film al Fairmont Chateau Frontenac, “Io confesso”, del 1953, con Montgomery Clift, un film dove Quebec City e il castello risaltano magnificamente. Nei vicoli che si snodano dalla vetta della città dominata dal Frontenac e che portano verso le strade principali, ci sono botteghe e negozi, ristoranti e pub, e moltissimi negozi d’arte, che propongono le opere degli artisti quebecchesi.

Ma la città è tutt’altro che “vecchia”. Sia la parte antica, con le sue strade strette piene di negozi, sia la parte moderna in basso (c’è anche una spettacolare funicolare che consente di salire e scendere con facilità), sono piene di attività. La sera sono moltissimi i club aperti dove si suona o si ascolta musica, con una ricchissima programmazione di rock, blues e jazz. È una città viva, giovane, che si divide in due, la parte alta, più antica e raccolta, la parte bassa, più ampia e moderna.
In mezzo ci sono i quebecchesi, ospitalissimi, orgogliosi della loro storia e dotati di una naturale propensione alla risata. Ville Québec è una città ricca di cultura e di storia, il centro storico, non a caso, è stato nominato “patrimonio dell’umanità” dall’Unesco. La storia è ovunque, dal Battlefields Park, o Plains of Abrahams, la grande spianata dove si svolse la più importante battaglia tra gli inglesi e i francesi nel 1759, alla piazza principale con il palazzo del governo e tutte le statue dei personaggi imporanti che hanno fatto la storia del paese, alla cattedrale di Notre Dame du Quebec.
E poi ci sono i musei, quello d’arte moderna e contemporanea e, al suo esatto opposto, il museo della civilizzazione, nel quale si ritrovano le radici della tetta quebecchese. Al tempo stesso Québec City è una città moderna e vivace, con un quartiere in particolare, dove la sera si danno convegno i ragazzi, nei mille club e locali che offrono spettacoli e musica dal vivo. Il contrasto tra passato e presente, insomma, è il piatto forte della città, che ha un suo fascino unico e avvolgente.

L’Ile d’Orléans.
Il tragitto è breve, una quindicina di minuti in tutto, e lasciata Québec City si arriva all’ isola d’Orleans, attraversando l’unico ponte che la collega alla terra. E ci si trova immersi nella natura, tra vigneti e frutteti, piccole case basse e grandi fattorie, una festa di colori, di odori e di sapori davvero unica. E nell’isola si possono celebrare le doti del succo d’acero, che è uno dei prodotti tradizionali del Québec, seguendo direttamente le fasi della produzione o mangiando in uno dei ristoranti che sono attrezzati nelle fattorie, dove si suona anche della divertente folk music.
O visitare le “cidrerie” dove gustare il burro e marmellata di mele, la mostarda e il ketchup tradizionale, lo sciroppo di mela di ghiaccio. Campi di fragole e porticcioli si susseguono lungo la costa, da un villaggio all’altro, fino alla punta dell’isola, Saint-François-de-l’Île-d’Orléans, da dove si gode di una meravigliosa vista dell’estuario del San Lorenzo.
Sull’isola ci sono moltissimi bed & breakfast e piccoli “inn” dove dormire con poca spesa e l’ufficio turistico può fornire anche una audioguida che accompagna l’intera visita del territorio.

Le cascate Montmorency.
Non appena lasciata la città ci sono le bellissime cascate Montmorency le più alte del Québec, 84 metri, 30 metri più alte di quelle del Niagara. Le cascate seguono il fiume Montmorency poco prima che questo si congiunga al San Lorenzo, al lato opposto dell’Isola d’Orleans.
D’inverno il fiume è ghiacciato e si può camminare fin sotto le cascate, ma in primavera e in estate, quando i ghiacci si sciolgono, ci sono delle bellissime strutture in legno, con molte scale, che consentono di avere una vista fantastica da molte posizioni differenti, fino ad arrivare in cima e salire su un ponte sospeso per “camminare sull’acqua” ad una considerevole altezza.

Il mondo dei nativi Wendake è una cittadina a qualche decina di chilometri da Québec Ville ed è il centro della nazione Huron-Wendat, unaHuron-Wendat Nation Museum delle popolazioni autoctone della regione. A differenza degli indiani d’America che vivono nelle riserve, in Canada gli eredi delle popolazioni native vivono in città integrate nel tessuto sociale canadese.
In Québec la nazione Huron Wendat ha come Grande Capo Konrad Sioui, molto attivo nella promozione culturale del proprio territorio e della propria gente. A Wendake c’è un museo lo Huron-Wendat Nation Museum, dove si ripercorre tutta la storia delle nazioni indiane in Canada e in particolare, ovviamente, quella della nazione Huron-Wendat in Québec, un museo ricco di oggetti e di vestigia della cultura e della storia del popolo nativo.
Nello stesso spazio del museo c’è anche un albergo, anzi il cuore dell’albergo è il museo. Infatti il nome dell’hotel è Hotel-Musée Premièrese Nations, un albergo arredato completamente in stile nativo, accogliente e moderno ma al tempo stesso rigorosamente legato alla cultura degli Huron-Wendat. A Québec Ville c’è anche un grande museo il Musée de la Civilization, che offre un grande spazio alla cultura dei nativi, Abénaquis, Algonquins, Atikamekw, Cris, Hurons-Wendat, Inuit, Malécites, Micmacs, Montagnais, Mohawks, Naskapis, con una collezione di oltre cinquecento oggetti e opere d’arte inuit.

In treno. Da Québec Ville a Montréal ci si può andare in aereo, il volo è breve e comodo. Ma meglio è, sicuramente, attraversare il Québec in treno e andare dalla città più antica a quella più moderna e popolata, il centro economico della regione, una metropoli vivacissima e affascinante.

da LA REPUBBLICA