Casa in affitto distrutta : polemiche per Airbnb

Airbnb nella bufera
Appartamenti distrutti, certificati di nascita rubati, siringhe lasciate come ricordo. La credibilità della community online (di successo) per lo scambio di case e stanze inizia a scricchiolare. Ecco qualche storia

di Martina Saporiti

A prima vista, ha tutte le carte in regola per definirsi un’idea brillante. Stiamo parlando di Airbnb, una specie di social network che permette agli iscritti di affittare una camera della propria casa o l’ intero appartamento ad altri utenti del servizio, con reciproci vantaggi sia da parte dei proprietari (che hanno la possibilità di guadagnare qualche soldo extra) sia degli ospiti (che pagano molto meno di una normale stanza d’albergo: per esempio, una camera matrimoniale a Soho costa appena 90 dollari, un divano letto a Montmartre 60 euro). Non stupisce quindi che l’azienda, lanciata nel 2008 dai californiani Brian Chesky e Joe Gebbia, abbia collezionato in soli tre anni investimenti per milioni di dollari, arrivando a essere quotata un miliardo di verdoni.

Oggi sul sito di Airbnb sono pubblicati circa 100 mila annunci e non facciamo fatica a immaginare la felicità dei suoi due ideatori, che per ogni transazione andata a buon fine si intascano un 3% dai proprietari delle case e un 10% dagli ospiti. Il social network è ormai diffuso in 188 paesi (tra cui l’Italia, dove si può affittare un piccolo appartamento a Venezia per 24 euro a notte) e vanta cloni di tutto rispetto: lo hanno copiato i tedeschi, e anche in questo caso si sono raggiunte quotazioni di 90 milioni di dollari.

Ma, come si suol dire, non è tutto oro quel che luccica. Tralasciando la questione albergatori, che, essendo sottoposti a rigidi regolamenti e tassazioni, non vedono certo di buon occhio questo servizio innovativo un po’ troppo easy, ci sono anche problemi legali. A New York, per esempio, il tipo di subaffitto contemplato da Airbnb non è consentito in alcuni edifici. Ecco spiegate le 483 cause intentate lo scorso anno per problemi di questo tipo, e sembra che quest’anno la cifra sia destinata a raddoppiare. Ma non è tutto. Se queste vi sembrano questioni di poco conto, andate a leggere cosa ha scritto sul suo blog EJ, una donna di san Francisco che ha affittato la sua casa a uno sconosciuto mentre era in viaggio di affari.

“ Hanno fatto un buco nell’anta di un armadio che avevo chiuso a chiave e ci hanno trovato dentro passaporto, soldi, carta di credito e alcuni gioielli di mia nonna che avevo nascosto. Hanno rubato la mia macchina fotografica, il mio iPod, un portatile e il disco rigido in cui avevo salvato tutte le mie foto, i diari, insomma… la mia intera vita. Hanno trovato il mio certificato di nascita e la mia carta dell’assistenza sanitaria, che penso abbiano fotocopiato usando la fotocopiatrice che avevo gentilmente messo a disposizione degli ospiti in caso di necessità”.

E ancora.

“ La cucina era un disastro: il lavandino era pieno di piatti sporchi, pentole usate e panni bruciacchiati e rovinati. C’era detersivo in polvere sparso dappertutto: sui piani della cucina, sui mobili di legno, sulla bellissima e nuova testiera del mio letto, sulla scrivania, nella stampante.

Dal bagno arrivava una tremenda puzza di cadavere (ancora adesso) mentre il lavandino è stato riempito con una sostanza gialla e grumosa ”.

Per la povera EJ, oltre al danno è arrivata pure la beffa: mentre viveva nel suo appartamento, il suo ospite le mandava e-mail amichevoli, in cui la ringraziava dell’ospitalità, della possibilità di godere di uno splendido appartamento baciato dal Sole, eccetera eccetera. Dopo aver elaborato la faccenda, EJ non ha risparmiato critiche alla società, accusata di scarsa trasparenza nel servizio. Il problema, denuncia la vittima, è che il sito non permette a chi pubblica un annuncio di mettersi in contatto con i possibili ospiti prima della finalizzazione dello scambio. In questo modo, argomenta EJ, si dà per scontato che sia la stessa Airbnb a fare una sorta di scrematura tra i possibili utenti, verificandone la credibilità prima di permettergli l’iscrizione. Invece nulla e, a quanto pare, il sito non si preoccupa neanche di mettere in guardia i suoi iscritti dai possibili pericoli del servizio (al contrario di quanto farebbe Craigslist, altro sito in cui è possibile affittare appartamenti tra privati).

Ecco perché sono sembrate inadeguate le tiepidi dichiarazioni di Brian Chesky ( qui i suoi commenti sull’accaduto), l’amministratore delegato di Airbnb che ha dichiarato: “ Siamo scioccati da quanto accaduto. Abbiamo lavorato a stretto contatto con la polizia e vogliamo rassicurare i nostri iscritti che c’è un sospetto in stato di fermo”. A onor del vero, dopo queste dichiarazioni c’è stato un cambio di rotta: pochi giorni dopo l’accaduto, la compagnia ha fatto un passo indietro e si è offerta di assistere economicamente la vittima, aiutandola anche a trovare una nuova sistemazione.

Quando tutto sembrava essersi risolto, ecco un nuovo guaio per la start-up. In uno dei post pubblicati su TechCrunch a commento dell’articolo su EJ, un utente raccontava di aver avuto un’esperienza simile. La redazione del giornale l’ha contattato e questa è la sua storia. “ Circa due mesi fa, mi è successo qualcosa di molto simile”,  ha raccontato Troy Dayton, ” oltre ad avermi rubato cose di valore, i ladri hanno fatto danni per centinaia di dollari e hanno lasciato casa piena di siringhe di metamfetamina. In più, si è scoperto che erano pericolosi ladri d’identità. Ecco perché, temendo per la mia stessa incolumità, sono stato via da casa a lungo dopo l’incidente”. Per l’accaduto, Troy si prende le sue responsabilità e non dà colpe all’azienda. Ciò che le rimprovera, invece, è l’ inadeguatezza con cui ha gestito la situazione: sono servite diverse mail prima di ottenere una qualche risposta, e alla fine il malcapitato ha avuto solo 21 notti gratis in un’altra casa messa a disposizione su Airbnb.

Troy dice di aver imparato la lezione: continua a usare il servizio, ma cerca di rispondere solo alle richieste di utenti che pubblicano la loro foto sul profilo e insiste per conoscere le loro identità. Dopotutto, non chiede la Luna, ma solo qualche garanzia in più. E Airbnb farebbe bene a soddisfare le richieste dei suoi iscritti, se non vuole vedere sfumare in pochi giorni la fortuna accumulata in 3 anni lasciando libero il campo a rivali tipo Craigslist o ai soliti, cari, vecchi alberghi.

da DAILY.WIRED.IT

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