Botswana sogni d’avventura selvaggia nelle riserve naturali

Una riserva d’avventura
Dal delta dell’Okavango al deserto del Kalahari, una nuova serie tv rilancia il Botswana. Complice una detective molto particolare

botswana1È l’Africa dell’immaginario. Selvaggia e immensa nella sua natura: un deserto mitico come il Kalahari, grandi parchi, una fauna ricchissima e varia, con la massima concentrazione di elefanti del Continente Nero. E, soprattutto, il più grande delta interno del mondo, quello formato dall’Okavango, il fiume che non incontra il mare e si perde nelle sabbie.

Un’Africa emblematica e sorprendente quella del Botswana, scelta dal fotografo americano Peter Beard come set del calendario Pirelli 2009, con modelle riprese tra ninfee gigantesche, foreste di papiri, coccodrilli e ippopotami affioranti, aquile pescatrici.

Mentre la capitale, Gaborone, nota per i giacimenti di diamanti, è il terreno d’azione di Precious Ramotswe, prima detective donna del Botswana (e dell’Africa tutta) protagonista dei racconti di Alexander McCall Smith e della serie televisiva The No. 1 Ladies’ Detective Agency, che debutta il 5 novembre sugli schermi di Lei (Sky, canale 125).

Tra i Paesi dell’Africa australe, il Botswana è quello che meglio ha saputo gestire un turismo altamente qualificato, lontano da grandi numeri e safari affollati, grazie alla politica ambientale del governo, che ha destinato a riserve naturali oltre il 17 per cento del territorio. Con un controllo rigoroso del numero di insediamenti e regole severe per la tutela del fragile equilibrio ecologico. Lodge di lusso e tende (mai più di 13 per campo) che s’ispirano a quelle d’inizio Novecento dei grandi esploratori, ma attrezzatissime e dotate di ogni comfort.

La stagione del turismo evita i mesi da gennaio a fine marzo, quando le piogge ingrossano l’Okavango, che nasce in Angola e si allarga a ventaglio tra le sabbie del Kalahari, formando un delta che può variare dai 16 ai 22.000 kmq. Gigantesco puzzle d’acqua e terra, labirinto di isolotti, canali, meandri, che muta ogni anno a seconda dei capricci della pioggia e della piena, percorsi d’acqua vitali, ma volubili, che possono far rifiorire intere aree o condannarne altre alla siccità. Poco più di una ventina i campi che si affacciano nel delta, piccoli, in concessioni private, con safari esclusivi.

La ricchezza di animali e uccelli (oltre 450 specie) offre una grande varietà di escursioni: a piedi, in jeep, a bordo di mokoro (canoe un tempo scavate nel tronco, oggi più spesso di plastica) o di barche. La Riserva Naturale di Moremi, all’estremità nordorientale del delta, alterna zone di acquitrino a larghe aree di savana e foreste di mopani. Camp Moremi, 11 tende ombreggiate da giganteschi alberi di ebano, è botswanaideale per safari nel bush, a piedi o in jeep (questi ultimi anche notturni). È proibito scendere dall’auto per non disturbare gli animali, ma spesso ci si ferma così vicino che si potrebbe quasi toccarli.

Il trasferimento, in barca a motore, tra Moremi e il cuore del delta dura circa tre ore e mezzo. Fra le strutture più belle, Camp O, come viene familiarmente chiamato Camp Okavango, primo lodge del delta, costruito nel 1983 dalla fotografa californiana Jesse Niel, conquistata da quest’angolo d’Africa dove trascorse anni interi a riprenderlo in tutte le sue forme.

E Xugana Island, otto chalet su un’isola boscosa nel nordest del delta, piattaforme sopraelevate, ventilatore e veranda panoramica affacciata sulla laguna.

Giuliana Vogel

da IL CORRIERE DELLA SERA


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