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Boom di visitatori al Museo della Scienza e della tecnica di Milano

CULTURA – IN UN ANNO VISITATORI AUMENTATI DEL 15%. E ANCHE IL BILANCIO È IN ATTIVO
Il boom di Scienza e tecnica
Duemila ogni giorno al museo
Code per vedere le macchine di Leonardo e il Toti: è il museo più frequentato della Lombardia

MILANO – Conquistare record positivi contrastando il rovinoso vento della crisi è possibile. Lo dimostrano i numeri del Museo nazionale della scienza e della tecnologia «Leonardo da Vinci» confermandosi il museo più visitato della Lombardia (400 mila persone nel 2011). Solo in aprile sono entrati 60 mila visitatori; cifra mai raggiunta in così breve tempo. E nei primi quattro mesi dell’anno ha registrato un aumento di accessi del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e tutti paganti. Nessun miracolo; i risultati sono frutto di una maggiore attrattività generata dal sempre più frenetico ritmo di iniziative: 250 nel 2011, quest’anno di più. Basta, del resto, varcare la soglia dell’ex convento degli Olivetani per rendersene conto: mostre, incontri, convegni si susseguono interpretando l’attualità: dai computer di Steve Jobs al mangiar sano. E proprio la capacità di iniziativa ha posto il «Leonardo» tra i quattro grandi musei della scienza europei accanto a La Villette di Parigi, al Deutsches Museum di Monaco e al Science Museum di Londra e tra i primi sette se inseriamo anche i musei naturalistici.

«Abbiamo aumentato l’offerta culturale senza aspettare i soldi pubblici – sottolinea Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo – e questa è la spiegazione del successo costruito anno dopo anno. Aumentando i dipendenti che oggi sono 110. Ma tutti qualificati, perché è la qualità e la preparazione degli uomini che genera la differenza». Fornendo in modo adeguato ciò che la società ha bisogno e che non trova altrove. La cultura è un mercato prezioso. E a Milano, in particolare, la cultura scientifica come i numeri del «Leonardo» certificano; ma le amministrazioni sembrano non accorgersene. Il Museo, oltre ad attrarre famiglie e interessati di ogni età, svolge un’ulteriore doppia funzione: quella di formare insegnanti e ragazzi: 4 mila gruppi scolastici solo nell’ultimo anno (cresciuti del 15 per cento anche loro) che lavorano in 13 laboratori comprendenti dalla chimica alla biologia alle nanotecnologie.
In marzo è stata inaugurata la nuova sezione Energia e ambiente e la mostra Buon Appetito (80 mila visitatori) dalla fine di giugno avrà un seguito addirittura in una nuova aerea dedicata ad alimentazione e a salute. Già si prepara il 2013: un nuovo laboratorio dedicato ai materiali, un’ aerea rivolta all’acciaio, il materiale che ha cambiato il mondo e nuovi progetti in campo energetico, tra scienza e arte e rivolti pure ai piccoli da 2 a 5 anni. Ma le risorse da dove arrivano? «Dal contributo di numerose aziende che attraverso il museo svolgono un’efficace azione di responsabilità sociale sul territorio. Non solo. Grazie alla professionalità dei nostri specialisti interni – aggiunge Galli che insegna la materia anche all’Università statale di Milano – produciamo progetti museali che vendiamo».

Così si sostiene il bilancio (2011 in attivo) di 10 milioni di euro per il 75 per cento garantito proprio dalle iniziative private e dalla vendita biglietti che dal ritmo di crescita sfiorerà i due milioni di euro. Il contributo pubblico arriva dal ministero Istruzione, Università e Ricerca (due milioni restituiti al 75 per cento in tasse), dal Comune (250 mila euro) e dalla Camera di Commercio (250 mila), il più costante tra i sostenitori. La Regione Lombardia elargisce 50 mila euro. Vogliamo fare un confronto con qualche altro bilancio di musei europei? Science Museum di Londra: 72 milioni di euro (42 da fondi pubblici), Deutsches di Monaco: 43 milioni di euro (30 pubblici, in buona parte dal Lander), Universcience di Parigi 180 milioni di euro quasi tutti pubblici. E proprio nella Ville lumière il museo di Milano aprirà in ottobre una mostra dedicata a Leonardo da Vinci. Dunque, esporta anche la cultura italiana. Indubbiamente un modello da considerare.

Giovanni Caprara da corriere.it

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