Bibione primo giorno di spiaggia senza fumo

Bibione mette il divieto
di fumo tra gli ombrelloni

Per la battaglia estiva contro le zanzare si sono rivolti a una ditta specializzata. Per quella contro altri seccatori, quelli con la sigaretta, hanno optato per una forma più soft: un troncone delle colossali spiagge, qualcosa come un migliaio di ombrelloni, sono da ieri l’area di prova per uno stabilimento balneare senza fumo in volute di sdraio in sdraio e senza mozziconi a fior di sabbia, o tale si auspica diventi giacché siamo al debutto e per ora non son previste multe.

In questo caldissimo lungomare veneto e friulano, iperaffollato grazie anche alle vacanze di nuovi stranieri (Romania e Russia soprattutto), è partita ieri una campagna di Marevivo, con volontari a offrir portacenere («ci vogliono cinque anni per smaltire un filtro») sugli arenili da Trieste a Grado a Sabbiadoro. Ma, a lato e duratura, è partita anche una delibera della giunta comunale (lista civica) di San Michele al Tagliamento con l’intento di equiparare, seppur per ora con garbo e spirito di convincimento, a un qualunque luogo pubblico la spiaggia di Bibione, una delle frazioni, che vanta una dozzina di Bandiere blu e record di 6 milioni di presenze in una stagione. È, seppur frazione, una cittadina di condomini, villette a schiera, anche casettine da cartone animato accovacciate tra gli alberghi messi in fila davanti al lungomare con la piscina a ridosso della spiaggia.

Venerdì sera il sindaco, Pasqualino Codognotto, ha partecipato a una serata in piazza e ha confermato che l’indomani non sarebbe partita una caccia al fumatore in stile americano: «Nessuna contravvenzione, però modo di riflettere insieme. Per ora non è un divieto, ma richiamo al diritto ad avere una spiaggia pulita». Il vicesindaco Gianni Carrer: «A parte un caso francese siamo i primi a sperimentare questa via. Ne abbiamo parlato con le associazioni, con il gestore e si è provato».

Non è stato facile, ieri, trovare nel caos del weekend, tra le code alle casse degli stabilimenti, l’«oasi» più sperata che promessa: «Non so, non è qui, non ho idea quale sia», «Provi davanti all’hotel…», «No, saranno i bagni davanti al parcheggio di piazza Zenith». La tabaccaia mora con rivendita sul lungomare giura che non ne sa nulla e il sorriso da carino diventa sadomaso. Alla fine provvede un cortese agente della Polizia Locale: «Ho letto qualcosa. Fra cinque minuti le faccio sapere». Di parola.

Eccolo. È uno dei settori del gruppo Maia. Ombrelloni bianchi e azzurri, venti file di cinquanta ombrelloni ciascuna. Sta a ridosso del mare, fitto come sono fitte tutte le spiagge italiane che sembrano condomini rovesciati e distesi sulla sabbia e poi sfilati dall’alto lasciando giù tutti i loro abitanti, pasticci di abiti e di oggetti. Sono piantati un po’ di pali, ciascuno con un cartello bianco e azzurro in più lingue: «Gentile ospite in quest’area stiamo tentando un’iniziativa per limitare o vietare completamente il fumo in spiaggia. La invitiamo a collaborare e comunicarci le sue impressioni». Civile, per nulla minaccioso. Dunque, per ora poco considerato.

Si incuriosisce gente che approva senza aspettarsi crociate («Mozziconi a parte, a volte dà fastidio anche all’aperto, e non è per principio»), fa smorfia di noia chi ci vede «una moda e basta». Lungo il passaggio qualche avanzo di sigaretta c’è e non è di ieri, perché la sera la sabbia viene lisciata. Dove più s’allarga il disordine di sdraio e sacche e asciugamani si fuma senza problemi. Può darsi che alcuni ammassi con la parvenza di corpo non sappiano le lingue, qualcuno non saprà magari leggere. Qualcuno è stato informato alla cassa: «Non c’è nessun divieto. Non possono impedirlo». E c’è chi ha la dissertazione colta: «Gestione privata? È del demanio. Potrebbe vietare? A parte che vado altrove, ma se mi pare vado a fumare in acqua, mica è sua, e il filtro lo butto lì». Eroico come Rambo. Non è un ragazzino che fa lo spiritoso, è un padre che di ragazzini ne ha due vicino e li guarda ridendo con la faccia sudata e l’aria di «visto come le canta papà?». Non passerà forse per queste vie la fortuna dell’esperimento. Ma può passare per sensibilità piùforti. Cinquecento metri più in là, nel bar («chiosco, non acquario», sta scritto), la gentile signora alla cassa racconta: «Io sono fumatrice. L’altra sera ascoltavo il sindaco e fumavo. Ho tolto la cenere e il filtro me lo sono cacciato in tasca. Questa mattina abbiamo preso posaceneri piccoli di plastica e li abbiamo dati ai clienti dello stabilimento». Un buon contagio, nel primo giorno di scuola. Sorridono al bar poco più avanti: «O la sabbia diventa come i locali al chiuso e li toccano nel portafoglio o non li fermi. Chieda al personale se raccoglie soltanto sigarette».

MARCO NEIROTTI
BIBIONE (VENEZIA) da lastampa.it

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