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Belgio le campane di Dinant tornano a suonare Era il 23 agosto 1914 quando le campane della collegiata di Dinant suonarono per l’ultima volta

Dinant Belgio bandiere Le campane di Dinant tornano a suonare

Un silenzio lungo un secolo. Era il 23 agosto 1914 quando le campane della collegiata di Dinant suonarono per l’ultima volta. Oggi tornano a farlo, alla presenza del re del Belgio. Appena due righe incise sul Do grave ne ripercorrono la storia: «Questo carillon completa il lavoro di ricostruzione di Notre-Dame di Dinant, cent’anni dopo il martirio della città». Che in poche ore, in quel giorno d’estate, vide il proprio campanile distrutto, più di mille edifici dati alle fiamme, un decimo della popolazione ucciso.

La giornata dell’orrore ebbe inizio alle 5 e mezza del mattino: le truppe tedesche, che già da diversi giorni presidiavano la zona, penetrarono in città da quattro punti differenti. Teatro dei primi massacri fu il sobborgo di Leffe, a sud-ovest del paese. I tedeschi erano convinti che tra la popolazione locale si nascondessero dei franchi tiratori, ovvero gruppi di civili non arruolati ma pronti a combattere contro l’esercito nemico per difendere il proprio territorio. Nella guerra franco-prussiana del 1870-71 era accaduto più volte e le truppe del Kaiser temevano che si ripetesse. Cominciò così una caccia indistinta all’uomo. A fine giornata, mentre centinaia di incendi illuminavano la sera, si contavano le vittime: 674 in tutto. Quella più anziana si chiamava Marie André e aveva 88 anni. La più giovane, Mariette Fivette, era una neonata di appena tre settimane, morta tra le braccia della madre.

Dinant è ricordata oggi come una delle città martiri del Belgio. La prima – ne abbiamo parlato all’inizio del nostro viaggio – era stata Visé. Due giorni dopo la stessa sorte sarebbe toccata a Lovanio. In tutto, alla fine della guerra, le città martiri sarebbero state sette. I villaggi, una moltitudine.Le campane di Dinant tornano a suonare

Un silenzio lungo un secolo. Era il 23 agosto 1914 quando le campane della collegiata di Dinant suonarono per l’ultima volta. Oggi tornano a farlo, alla presenza del re del Belgio. Appena due righe incise sul Do grave ne ripercorrono la storia: «Questo carillon completa il lavoro di ricostruzione di Notre-Dame di Dinant, cent’anni dopo il martirio della città». Che in poche ore, in quel giorno d’estate, vide il proprio campanile distrutto, più di mille edifici dati alle fiamme, un decimo della popolazione ucciso.

La giornata dell’orrore ebbe inizio alle 5 e mezza del mattino: le truppe tedesche, che già da diversi giorni presidiavano la zona, penetrarono in città da quattro punti differenti. Teatro dei primi massacri fu il sobborgo di Leffe, a sud-ovest del paese. I tedeschi erano convinti che tra la popolazione locale si nascondessero dei franchi tiratori, ovvero gruppi di civili non arruolati ma pronti a combattere contro l’esercito nemico per difendere il proprio territorio. Nella guerra franco-prussiana del 1870-71 era accaduto più volte e le truppe del Kaiser temevano che si ripetesse. Cominciò così una caccia indistinta all’uomo. A fine giornata, mentre centinaia di incendi illuminavano la sera, si contavano le vittime: 674 in tutto. Quella più anziana si chiamava Marie André e aveva 88 anni. La più giovane, Mariette Fivette, era una neonata di appena tre settimane, morta tra le braccia della madre.

Dinant è ricordata oggi come una delle città martiri del Belgio. La prima – ne abbiamo parlato all’inizio del nostro viaggio – era stata Visé. Due giorni dopo la stessa sorte sarebbe toccata a Lovanio. In tutto, alla fine della guerra, le città martiri sarebbero state sette. I villaggi, una moltitudine.

 di Giulia Carrarini e Giorgia Wizemann da corriere.it

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