Barcellona dice basta alla Corrida

Corrida. Barcellona dice “basta”

Il 25 settembre l’ultima tauromachia nella Monumental, l’arena della metropoli. La Comunità Autonoma della Catalogna ha votato il bando. Un grande torero e il “tutto esaurito”

L’ultimo olé. Risuonerà domenica pomeriggio nella Monumentale, di nome e di fatto, arena della Plaza de Toros di Barcellona, dove si terrà l’ultima corrida, prima del bando della amata quanto contestata tauromachia che resta – e rimarrà a lungo – una delle prime associazioni mentali che l’opinione comune allega alla parola “Spagna”. Lo spettacolo crudele, la lotta, in generale impari, tra il torero munito di spada e il toro, ferito e sfiancato dai banderilleros, che gli conficcano nel corpo spuntoni accuminati prima del colpo finale, non sarà più in cartellone nella seconda città di Spagna.

Il bando, primo di questo genere nella Spagna continentale, entrerà in vigore ufficialmente il 1° gennaio 2012 in tutta la Catalogna, la più ostentatamente isolazionista tra le Comunità Autonome, come dal dopo-Franco vengono chiamate le regioni del Paese iberico. E la decisione di cancellare il cosiddetto sport nazionale dal calendario, votata nel luglio 2010, seppur favorita dalle 180 mila firme raccolte dalla locale associazione Plataforma Prou (l’ultima parola significa emblematicamente “abbastanza” in catalano), ha subito assunto una valenza politica, una sorta di schiaffo a Madrid nel perenne dualismo che ha nel calcio un altro illustre esempio.

Nonostante il tutto esaurito da 20mila posti, la città è tutta un sovrapporsi di manifesti e locande che ricordano l’evento e il ritorno nell’arena del celeberrimo torero José Tomas – ironia del destino, o forse no, di Madrid -. Un grande personaggio, per gli adepti, già ritiratosi nel 2002 e tornato sulle scene 5 anni dopo. L’unico, pare, in grado di fare il pienone.

Da lunedì, dunque, la Monumental, edificio costruito ad inizio Novecento, si limiterà molto probabilmente ad ospitare visite guidate, aspirante Colosseo del Ventesimo secolo. Almeno, questo dicono le cifre: un sondaggio del 2010, nell’intero Paese iberico, ha visto il 60 per cento degli interpellati schierarsi contro la corrida, mentre il numero di spettacoli annui, dal 2007, era calato del 37 per cento, da 2.622 a 1.724. Per fare un esempio, Las Arenas, l’altro tempio della tauromachia della metropoli catalano, è da tempo stato chiuso e riconvertito in centro commerciale.

Anche se non tutti la pensano così. La Federazione Tauromachia sta premendo sul Partito conservatore di Mariano Rojoy, che ha fatto ricorso contro il bando al Tribunale costituzionale. Inoltre, gli associati raccolgono a loro volta firme per una petizione al Parlamento di Madrid. “Grazie a Dio, ci sono ancora molti fan della corrida, anche in Catalogna – dice Moises Fraile, propriedario del Pilar, l’azienda che fornirà i tori per l’ultima corrida. – E per questo, essendo la Spagna un Paese democratico, lo spettacolo dovrebbe essere loro garantito”.

Nel frattempo, i movimenti animalisti vanno oltre. Il loro prossimo passo è l’abolizione delle Encierros, le corse dei tori lungo le strade del tipo di quella di Pamplona. L’unica area dove a tutt’oggi la corrida è probita sono le Isole Canarie dove il bando sussiste dal 1991.

di Arturo Cocchi da repubblica.it

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