Avetrana ed il turismo dell’orrore

Colpevole o capro espiatorio? Michele Misseri ha cercato più volte lo sguardo della figlia Sabrina e della moglie Cosima. Ma si è trovato di fronte a un muro di gelo. Un rimprovero profondo, quasi ancestrale è partito dall’animo delle due donne. «Siamo qui per colpa tua». Come le «donne furiose» della mitologia, Sabrina e Cosima avrebbero voluto subito risolvere il rito. E se Michele non fosse l’omicida, il responsabile della morte di Sarah? La funzione del capro espiatorio va al di là di tutto ciò. Il suo destino è restare smembrato perché torni l’ordine violato. Sabrina e Cosima, il loro ordine l’avevano comunque trovato, dopo che Michele, un anno fa, aveva dichiarato ai magistrati di aver ammazzato, violato e gettato nella cisterna il corpicino di Sarah. «Io sto bene con Sabrina» aveva detto al cronista Cosima con il marito in carcere.

Violenza e amore stranamente si mescolano. Michele, un tempo contadino dall’alba al tramonto, ha modificato il suo modo di vivere. Ieri sera, alle 20,30 era ancora fuori casa. Forse ha cenato dal fratello Salvatore, l’unico che ha mantenuto un rapporto con lui. È stato Salvatore a insegnargli l’arte della campagna: rimonda, potatura, innesti, uso del concime e degli antiparassitari. Adesso, quest’arte non gli sta servendo. Nessuno più lo chiama a giornata. I vecchi proprietari, quelli che lo assumevano perché Michele lavorava come un mulo, lo hanno emarginato. Tutti in paese sanno che Michele non lavora più. C’é chi dice: non ha più la faccia del contadino, anche le sue mani sono cambiate e non hanno più i calli, la barba è sempre ben rasata. «Sembra quasi che sia entrato in un ruolo da film», è la voce maliziosa di molti. Come fa a vivere Michele? si chiedono altri. «Io vorrei tornare a fare la vita di un tempo – ha però confidato Michele a un amico -, vorrei alzarmi con il sole e tornare a casa quando già fa buio».

La villetta di via Deledda è un bunker avvolto da teloni verde cupo. di quelli che non fanno passare neanche i raggi del sole. Si è chiuso nel buio Michele. Dentro i muri di casa, ma anche quando sta nel giardino è perso nel buio della sua anima. «Nessuno di noi lo ha mai disturbato – dicono i vicini di casa -. Anzi, abbiamo capito il dramma di questa famiglia disgraziata e abbiamo cercato di mantenere un profilo di silenzio e rispetto». Ma il comportamento del contadino non è piaciuto. Un vicino di casa, un suo amico vero, che lo ha difeso più volte, è rimasto male quando ha scoperto cheMichele non è stato sincero con lui. La richiesta dei difensori di Sabrina di spostare la sede del processo da Taranto è stata accolta male anche in via Deledda. «Mai abbiamo dato fastidio ai Misseri, mai una parola fuori posto». È vero invece che in via Deledda continua un via vai di persone strane. Ieri mattina, alle 10.30, sono arrivati due ragazzini, due studenti di Nardò, a bordo di una minicar. «Abbiamo marinato a scuola – hanno detto – per vedere la casa dei Misseri». Poi, una decisione improvvisa. I due hanno scavalcato il muro, sono scesi dall’altra parte nel giardino della villetta , hanno strappato qualche mela cotogna da un albero e sono poi velocemente tornati per strada allontanandosi con la minicar. Un contadino di Sannicola, un paesino vicino a Gallipoli, ha abbandonato il suo campo per arrivare in via Deledda alle 12. «Sono venuto nella speranza di incontrare Michele» ha detto. «Anzi, vorrei fargli una foto». Perché? gli abbiamo chiesto. «La voglio come ricordo». Nel garage di via Deledda Michele ha allestito un altarino con la foto della nipote. «Così posso dire una preghiera» ha detto tempo fa. «Quando uscirà il colpevole andrò al cimitero» ha aggiunto.

TONIO TONDO da lagazzettadelmezzogiorno.it

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