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Asinara ritrovato il relitto della corazzata Roma affondata nel 1943 dai tedeschi video

RITROVATO ALL’ASINARA IL RELITTO DELLA
‘ROMA’: AFFONDÒ NEL ’43 –

ROMA – Per 69 anni il Golfo dell’Asinara è stato la tomba silenziosa della regia nave Roma. Ora quel leggendario relitto è stato ritrovato. A riuscire nell’impresa è stato l’ingegnere Guido Gay che il 17 giugno scorso contattava tempestivamente la Marina Militare, invitandola a bordo del catamarano Daedalus.
Le verifiche completate ieri dalla squadra composta da tre ufficiali e un esperto idrografo hanno fugato qualsiasi dubbio, confermando la coerenza tra le immagini filmate e i pezzi di artiglieria contraerea imbarcati sulla nave Roma: quei resti appartengono alla gloriosa unità navale. Il relitto giace a circa mille metri di profondità e ad una distanza di 16 miglia dalla costa sarda. Un capitolo si aggiunge ai libri di storia, dopo decenni di ricerche e tanti falsi allarmi e annunci non supportati dall’avallo di prove visive. È accaduto anche con la svista del team di ricercatori guidato da Francesco Scavelli, pochi giorni fa.
L’affondamento della regia nave Roma, la superba corazzata da 45mila tonnellate, costituisce uno dei capitoli più dolorosi della storia della Marina Militare, e la prima vendetta dei Tedeschi all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre.
«Pochi istanti dopo arrivò la seconda bomba che incuneandosi fra la torre di grosso calibro, la numero due, e il torrione, andò ad esplodere proprio nella santabarbara dove c’erano le cariche per i cannoni da 381 mm! Il torrione fece da canna fumaria bruciando vivi tutti quelli che erano ai posti di combattimento. Una colonna di fumo nero alta più di 2.000 metri si alzò sulla Roma»: così uno dei 622 superstiti, Guido Bellocci, rammentava il dramma terrificante dell’affondamento, quel 9 settembre 1943, quando uno stormo di 28 bimotori della Lutwaffe colpì la nave sganciando due bombe razzo teleguidate. A perdere la vita furono 1352 marinai, e tra questi l’ammiraglio Carlo Bergamini, comandante in capo delle forze navali da battaglia.
Ora la Preghiera del marinaio potrà raggiungere quei caduti, prigionieri delle acque: «Benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi, che per esso, vegliamo in armi sul mare».

da leggo.it Isabella Pascucci

 

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