Art Verona 2011 polemiche per Johan Friso, La storia si ripete

A ArtVerona «La storia si ripete»
L’opera che indigna la Lega
ART VERONA. Fa discutere in fiera il fotomontaggio intitolato «La storia si ripete», che accosta nazifascismo e Lega. Opera provocatoria in mostra, assieme a tanti Hitler e alla Madonna con il fucile mitragliatore

Johan Friso, La storia si ripete
Verona. Fa discutere ad Art Verona, la fiera delle gallerie italiane, l’opera La storia si ripete di Johan Friso, esposta nel padiglione bresciano di Marchina Arte: il fotomontaggio accosta un’assemblea nazista con Hitler e croci uncinate ad analoga adunata con Mussolini e tricolori fascisti, e infine a un’adinata leghista con xole «padano» e Alberto da Giussano. Hitler appare anche, sfigurato e manipolato, in altre opere, ma stavolta non in braccio alla Madonna, come in una prevedente esposizione: la Vergine ha invece mitra incatramato e corona di pallottole in testa, (Heaven and Hell, scultura di Mattia Biagi, esposta dalle Officine dell’Immagine).
Nella prima giornata di Art Verona il pubblico si fa desiderare (ce n’è decisamente meno degli altri anni), ma colpisce l’immagine delle gallerie storiche veronesi: La Città e Lo Scudo. Hanno deciso di esporre affiancate, con un’unica opera ciascuna.
Lo Scudo presenta Carro solare del Montefeltro, un’opera del 1986 di Eliseo Mattiacci presentata alla Biennale di Venezia; La Città un lavoro di Ettore Spalletti, Colonna persa del 2000: una colonna azzurra, tagliata da due linee geometriche. Vuole essere «un segnale di pulizia, di forza, di crisi, di contrasto», dice Massimo De Carlo dello Scudo, mentre Hélène de Franchis della Città spiega che per lei, oltre a essere un segnale dei tempi, è anche un saluto: «È l’ultima fiera che faccio a Verona, dopo Bologna non farò più fiere, ora ho voglia di fare nuovi progetti, di lavorare con gli artisti, divertendomi».
Tempi duri anche per il mercato dell’arte contemporanea: già raccogliere i 150 espositori (tra cui nomi importanti come Emilio Mazzoli di Modena e Federico Luger di Milano) è un traguardo.
«Non ci aspettiamo grandi affari», ammette Massimo Simonetti, direttore artistico di Art Verona, «ma ci mettiamo tutta la nostra passione per far sì che questo evento mantenga il suo spessore culturale».
Simonetti evidenzia che la crisi stimola nuove strade, come quella positiva e difficile di fare sistema, tra Art Verona, la fiera, gli assessorati alla Cultura di Comune, i musei e le associazioni».
All’inaugurazione c’erano gli assessori alla Cultura Erminia Perbellini e Marco Ambrosini della Provincia, c’era il vicepresidente della fiera Marco Bisagno, tutti a ricordare che l’arte contemporanea è importante quanto quella antica di cui Verona è ricca.
In mostra non ci sono proposte nuove che si elevino: l’arte rispecchia i tempi tristi, confusi. Pochi video, regge la fotografia, c’è un ritorno alla pittura.
Nello spazio Indipendents, dedicato alle realtà no profit che seguono percorsi alternativi, Paolo Vendramin, nello spazio dei Superfluo di Padova, fa il pane, lo taglia a fette e lo offre dietro piccolo contributo: «Fare il pane non è tanto distante dal fare cultura. Sforzo incessante, non solo intellettuale, ma anche fisico. Passione e soprattutto l’uso della pasta madre come lievito, che quasi si propaga e si diffonde dal di dentro. Fare cultura vuol dire lavorare dall’interno per generare cambiamento». Speriamo.
Maria Teresa Ferrari da larena.it

Leave a Reply