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Aprono a Torino i caffè con i gatti da coccolare il MiaGola di via Amendola 6 e il Neko Café di via Napione 33

gatti da caffèGatti da bar: caffé e micio  da coccolare
Il debutto  In Italia l’«esperienza» giapponese. L’etologo Mainardi: non è una forzatura. Anche quando sono randagi tendono a vivere in colonie

Chiudete gli occhi. Rilassatevi. Riempitevi la mente di quei cieli inesorabilmente azzurri che solo una vacanza su un’isola greca può regalarvi. Immaginatevi lì, frinire delle cicale in sottofondo, su una di quelle sedie di paglia scomode delle loro taverne. Sicuramente, in quel momento, avete in braccio un gatto. Non pasciuto e schizzinoso ma magrolino, con le anche puntute e il pelo qua e là sfoltito dalle lotte. Lo state riempiendo di grattini, viziando con qualche microassaggio di pesce. Rinunciando a quei cieli azzurri ma contando, in compenso, su seggiole assai più comode, potrete provare le stesse emozioni da venerdì e sabato prossimi a Torino, alle inaugurazioni dei due primi cat café italiani: il MiaGola di via Amendola 6, centro città a due passi dal Museo Egizio, tempio riconosciuto della sacralità del gatto; il Neko Café di via Napione 33, vicinissimo al Po dei Murazzi e alla piazza della movida Vittorio Veneto.
Prima assoluta
Per l’Italia è una prima assoluta, il caffé con gatti. Entrate, ordinate, vi sedete e i felini sono lì che vi aspettano. In Giappone i neko café sono un’istituzione da anni (neko in giapponese vuol dire gatto, animale portafortuna, anche e soprattutto quello nero). Ce ne sono ormai un centinaio, 50 solo a Tokyo. Anche in Europa esistono, da un anno o poco più. Ma non arrivano a 10 e stanno nelle capitali, da Parigi a Madrid, da Vienna (il capostipite, nato a fine 2012), a Londra e San Pietroburgo, fino a Vilnius e Monaco di Baviera. Da noi Torino arriva prima di Roma e Milano.
A Taiwan
Tutto cominciò a Taipei, capitale di Taiwan, l’altra Cina. Al Paradise Cat Café sono partiti con 40 gatti. Ora sono 30 (10 sono stati adottati dagli avventori), di razza, da ammirare e fotografare (senza flash, please). Perché questa è la filosofia dei neko café d’Oriente: i gatti sono vere star consapevoli di esserlo, qualcuno ha anche il profilo Facebook. Li si coccola o li si coinvolge anche nei videogiochi Wii. Il tutto costa 10 euro all’ora. Tenete conto che per i giapponesi è il solo modo di interagire con un gatto: negli appartamenti piccolissimi non si possono tenere, causa rigide regole igieniche dei condomini. Tutto il contrario degli Usa, dove a casa propria si può fare ciò che si vuole e nei locali pubblici il contrario. Impossibile per le norme Usa unire licenza per ristorazione e gatti: devono stare in ambienti separati. Così i cat café sopravvivono (con due ambienti) solo nella «europea» Boston e nella cosmopolita San Francisco. Quello di New York fatica. Americani e giapponesi sono agli antipodi, ma questo già lo si era capito… In Europa, fortunatamente, l’approccio dei cat café è ben diverso. Si reggono anche sulle donazioni via Internet dei gattofili (crowdfunding) e il loro spirito-guida è quello animalista: i gatti, esclusivamente randagi, vengono presi dal gattile e sterilizzati, sono rigorosamente meno di 10 e controllati da un veterinario. Il MiaGola ne avrà 6 e la metà porterà nomi scelti dai bambini in un referendum. Il Neko Café ne avrà 7. Come a Vienna (il primo europeo nel 2012) e a Berlino. Fa eccezione Le Café des Chats, nel quartiere parigino del Marais, che ne ha 12. La titolare, Margaux Gandelon (la trovate su YouTube) nel suo locale tutto divani e poltrone d’antan ha regole ferree. I gatti non possono ricevere cibo ma hanno i loro distributori di croccantini che aprono con un sensore al collo. Non possono essere svegliati se dormono, né forzati a giocare se dimostrano di non volerlo. I bambini sono vigilati attentamente dai genitori nei loro contatti con i mici. Fortunatissimi, visto che gli avventori hanno la possibilità di donare fondi al loro gatto preferito per costruirgli una pensione ad hoc.
Le regole
Da noi i criteri saranno un po’ più laschi: se volete dare da mangiare al gatto potete ma anche a Torino se i gatti ronfano non potranno essere svegliati e quando saranno stanchi di interagire con l’uomo potranno rifugiarsi in un’area tutta loro. Solo ragazze si occuperanno dei mici al MiaGola della 36enne Andrea Venier, nata negli Usa, ex volontaria al gattile: la sua ambizione è fare del locale un centro di aggregazione ipertecnologico che invoglia al volontariato, con un angolo del veterinario e uno dedicato ai bambini. Liberi dal cipiglio dei genitori. Al Neko Café saranno invece organizzabili anche sedute di ron ron therapy, la pet therapy felina nata in Francia, secondo cui le fusa del gatto producono vibrazioni che grazie a recettori della pelle inviano al cervello sensazioni di relax e combattono ansia ed insonnia. «Ma non pensate di entrare in questi locali e che il gatto si faccia automaticamente coccolare — avverte Clementina Pavoni, analista junghiana e gattofila —. Il gatto decide se dare fiducia. Il bello di questo esperimento per l’Italia è semmai la possibilità di interagire con un essere “altro”, molto diverso da noi, che va conquistato. Non a caso Freud paragonava il gatto e i grandi felini alla donna, che vedeva narcisista e totalmente “altra da sé”». Dalla parte dei gatti la vede invece Dànilo Mainardi, principe degli etologi italiani: «Non è una forzatura per i gatti. Quando vivono randagi, pur essendo di norma poco sociali, hanno però la tendenza a formare colonie».Nei due locali ci saranno sportelli per le adozioni collegati a gattili di zona. Ogni tavolo avrà l’Amuchina col dispenser per disinfettarsi prima di toccare il gatto. Certo non basterà un flacone di disinfettante a convincere chi ammira i vicentini per l’epiteto di «magnagati» o si esalta per la celebre frase del Trap: «Non dire gatto se non l’hai nel sacco». In questi casi, astenersi.

di Enrico Caiano da corriere.it

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