Altopiano di Asiago la stagione invernale è una Caporetto cali tra il 45% e l’80%

Altopiano, stagione da Caporetto
In funzione soltanto sette impianti fra tutte le quattro stazioni e c’è anche chi non ha ancora aperto. Si registrano cali tra il 45 e l’80%. Gli impiantisti: «Non basterà una nevicata a salvare le perdite. Paghiamo le infrastrutture»

Asiago. È allarme bianco sull’Altopiano. Sette impianti, escludendo tapis roulant e piste baby, aperti fra le quattro stazioni di tutto l’Altopiano è un triste bilancio per un territorio turistico invernale. La neve stenta ad arrivare e questo sta mettendo a dura prova le società di gestione degli impianti, vero volano dell’economia turistica d’inverno. L’allarme lo lancia l’associazione impiantisti dell’Altopiano che sta registrando cifre da incubo. Si va da un – 45% al Kaberlaba ad un – 80% nei comprensori più alti.  Senza considerare quelle stazioni che non hanno mai aperto i battenti. È chiaro che, se gli impianti funzionano a ritmo ridotto, anche l’indotto frena impetuosamente e, di conseguenza, soffre tutta la comunità perché buona parte vive di turismo.  Direttamente con gli impianti vivono centinaia di persone. Se si aggiungono gli alberghi ed i servizi di ristorazione si supera il migliaio di addetti.  Nel solo comprensorio del Kaberlaba sono impiegate circa 150 persone. A queste si aggiunge tutto il comparto commerciale e dei servizi. Insomma se salta il turismo invernale, salta l’Altopiano.  E l’imputato maggiore non è tanto la mancanza di neve, quanto la mancanza di infrastrutture e di piste. Tant’è che il Kaberlaba soffre meno proprio per la disponibilità di acqua data dal collegamento tra i cannoni sparaneve e l’acqua purificata del depuratore. Come sottolinea il presidente degli impiantisti altopianesi Mario Timpano. «Non sarà una nevicata a salvare la stagione né gli impiantisti. Il problema è altro. Mancano i bacini, mancano le piste, è mancata la lungimiranza. Ancora oggi si dà più peso a chi protesta per il taglio di abeti e per lo scavo per un bacino, piuttosto che pensare alle centinaia di persone che rischiano il lavoro».  «È inutile nascondersi – prosegue – l’Altopiano è morto in fatto di turismo invernale, anche se c’è chi preferisce non vedere. Gli altri comprensori vicini sono tutti in funzione e completamente innevati. E non mi si venga a dire che è perché il trentino ha soldi: i Fiorentini sono nel vicentino. E lì sono stati costruiti bacini per 800 mila mc e fatti investimenti per 10 milioni di euro con la partecipazione della Provincia. Sull’Altopiano ci crogioliamo nel ricordo di quando eravamo una stazione invernale moderna e desiderabile».  Tutto il comparto turistico invernale indica l’assoluta necessità di sviluppare i collegamenti tra il Monte Verena e Folgaria, fra le Melette ed Enego 2000. Primo passo per ritornare una località sciistica di rispetto. Ampliamenti che devono però essere accompagnati con la realizzazione di bacini di acqua piovana e un profondo rinnovamento dei servizi di supporto e di confort indirizzati allo sciatore.

Gerardo Rigoni da ilgiornaledivicenza.it

Leave a Reply