AL MUseo il mitico tesoro del Conte di Montecristo video trovato sotto l’altare della chiesa di San Mamiliano a Sovana di Sorano

di | Luglio 21, 2012

COLLEZIONI| ALEXANDRE DUMAS FU RAPITO DALLA LEGENDA E LA PORTÒ NEL SUO LIBRO
Un museo per il tesoro del Conte di Montecristo
Le 498 monete d’oro d’epoca imperiale, recuperate nel 2004, saranno esposte al pubblico dal 30 luglio

Le monete ritrovate sepolte
Lo hanno cercato per secoli, il tesoro di San Mamiliano. Con ostinazione, pericolosamente, sfidando tempeste e pirati che, al tempo, terrorizzavano anche le coste e le isole del Tirreno. Alexandre Dumas, studiando antichi documenti e raccogliendo leggende e favole di corsari e masnadieri, ne fu rapito e lo trasformò nel leggendario tesoro del Conte nascosto sull’Isola di Montecristo.

Una delle monete rinvenute
Quell’oro esisteva davvero, probabilmente, ma veniva cercato nel luogo sbagliato: non era nell’isola più misteriosa e proibita dell’arcipelago toscano, Montecristo appunto, bensì nel borgo etrusco e medievale di Sovana di Sorano, in provincia di Grosseto. Qui, gli storici e gli archeologi della Sovrintendenze di Siena e della Toscana, lo hanno recuperato nel 2004 sotto l’altare della chiesa di San Mamiliano.
Sono 498 monete d’oro coniate sotto l’imperatore Leone I, al potere tra il 457 e il 474 dopo Cristo, seguite da quelle coniate sotto l’imperatore Antemio che regnò tra il 467 e il 472 (sempre dopo Cristo). Esso è di particolare rilevanza per la quantità dei pezzi rinvenuti e il numero degli imperatori rappresentati. «Un tesoro costituito esclusivamente da una moneta chiamata solido – spiegano gli archeologi della Sovrintendenza – introdotta in sostituzione dell’ aureo con la riforma monetaria di Costantino I nel 324, rimanendo in uso in tutto l’Impero Bizantino fino al X secolo, con un valore di 1/72 di libbra romana (4,5 grammi circa)».

Il tesoretto, considerato tra le scoperte numismatiche più interessanti degli ultimi decenni, sarà il protagonista del museo ad esso dedicato che sarà inaugurato a Sovana il 30 luglio e, quel giorno, per la prima volta tutti potranno vedere da vicino queste monete straordinariamente conservate.

Ma oggi è un’altra la storia intrigante che appassiona. Ed è quella che racconta, appunto, la strana similitudine tra il tesoro di Montecristo e le monete rinvenute a Sovana. Come afferma Piergiorgio Zotti (coordinatore dell’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma grossetana) ci sono probabilità che monete e tesoro siano la stessa cosa.

«Alexandre Dumas conosceva leggende e storie e probabilmente anche quella che da secoli raccontava di un tesoro nascosto a Montecristo – dice Zotti -. Ci sono tre antichi documenti preziosi per ricostruire gli elementi mitici di questa storia. Sia il principe di Piombino, nella seconda metà del Cinquecento, sia il Granduca della Toscana mettono in guardia i loro sudditi dal cercare il tesoro in quell’isola perché il suo mare è infestato da pirati. In altri documenti si racconta poi di una spedizione di alcuni giovani che lasciano la Corsica e vanno a Montecristo a scavare nella chiesa di San Mamiliano (che a Montecristo era morto nel 460 dopo Cristo e le sue reliquie oggi si trovano a Sovana, paese di cui è santo protettore) ma non trovano altro che ossa bruciate e piccoli vasi neri».

Ed ecco che secoli dopo, nel 2004 appunto, gli archeologi trovano le monete d’oro tardo antiche, del periodo nel quale era vissuto Mamiliano, il santo vescovo di Palermo. Non a Montecristo, bensì a Sovana. «Insomma il tesoro era effettivamente nella chiesa di San Mamiliano – continua il professor Zotti – ma non a Montecristo, bensì a Sovana». Le ricerche dell’archivio storico saranno inserite in «Mistery Tuscany» (www.misterytuscany.it), il database multimediale dedicato agli enigmi storici della Toscana creato da Pantaleone Antonio Megna.

MARCO GASPERETTI da corriere.it

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