Ahia il Colosseo è inclinato come la Torre di Pisa

di | Luglio 29, 2012

Colosseo inclinato come la Torre di Pisa
40 cm di dislivello: indagini sul traffico
La comunità scientifica lo sapeva da un anno: dati rivelati in vista del restauro. Si può intervenire come nella città toscana

ROMA – Quaranta centimetri di dislivello nella parte sud del Colosseo: a rivelarlo è il direttore del monumento, Rossella Rea, che per la Soprintendenza archeologica ha siglato un accordo con l’Università «La Sapienza» (dipartimento di strutture) e l’Igag-Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr per studiare il fenomeno. La differenza di quota, nota nella comunità scientifica da circa un anno, non era ancora stata divulgata: da un paio di mesi è iniziato, infatti, il monitoraggio del comportamento dinamico dell’Anfiteatro Flavio, che dovrebbe concludersi tra un anno.

PLATEA DI FONDAZIONE FRATTURATA – Le indagini, per la prima volta complete (in passato, si è intervenuti solo su alcune porzioni del monumento ndr), dovrebbero consentire di sciogliere l’enigma. «La platea di fondazione in calcestruzzo su cui poggia il Colosseo, una “ciambella” ovoidale di circa 13 metri di spessore – argomenta Giorgio Monti, ordinario di Tecnica delle costruzioni – potrebbe presentare al suo interno una frattura accentuata». L’ipotesi spiegherebbe l’attuale differenza di quota fra le basi degli anelli esterni nord e sud, non più allineati sull’orizzontale.

GEORADAR E CAROTAGGI – «Dovremo verificare con strumenti ad hoc come il georadar – spiega Rea – e, se opportuno, con ulteriori campagne di carotaggio. Se i dubbi fossero confermati, avremmo a che fare con due monumenti strutturalmente diversi: a quel punto, sarebbe necessario ricollegarli». Con quale tipo di intervento? «Come si è trovata una soluzione per la pendenza della Torre di Pisa, anche per il Colosseo si valuterà l’approccio più adatto ma qualsiasi ragionamento, adesso, è prematuro – Rea evita le fughe in avanti – . Certo, sarebbe importante ripristinare la continuità».

RILEVARE LE VIBRAZIONI – A suggerire la cura più efficace sarà il nuovo check-up affidato a una squadra di eccellenza, tutta interna alla pubblica amministrazione. Obiettivo: «Rilevare l’impatto delle vibrazioni dinamiche sul monumento e sul terreno», spiega l’architetto Fabio Fumagalli, che coordina le attività di monitoraggio. In questi giorni, i velocimetri e gli accelerometri stanno già misurando gli effetti delle sollecitazioni (traffico veicolare e di elicotteri, passaggio della metropolitana e rumore).

AUTO PEGGIO DEL METRO’ – In attesa dei risultati, si può ragionare su un dato, per nulla scontato: «Le auto producono più danni della subway (il treni si susseguono a intervalli di alcuni minuti ndr) – rivela Fumagalli – perché sottopongono il monumento a vibrazioni continue, accelerandone il degrado». Macchine, motorini, bus (turistici e del trasporto pubblico) sono, dunque, il primo male da rimuovere per la salute del Colosseo. Già, perché lo stress ininterrotto è una delle principali cause di scagliature e sfaldamenti lapidei, oltre a poter provocare la caduta di stucchi e intonaci. In primis nel lato sud, il più vulnerabile anche per i movimenti sismici.
MAPPARE I RISCHI – Lo screening servirà, dunque, a mappare i rischi e a prevenirli: dal sovraccarico di traffico al nuovo cantiere della metro C. Nel frattempo, la Soprintendenza rilancia la proposta – mai accantonata – di pedonalizzare via dei Fori Imperiali e l’area circostante l’Anfiteatro Flavio: «Se il contesto rimane immutato – sottolinea Rea – si vanificano gli sforzi per restaurare e ripulire un gioiello che vale quattro miliardi d’indotto l’anno».

da corriere.it

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