Archive for August, 2010

Aug
31

Eataly

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“Eataly” apre i battenti a New York
Il sindaco Bloomberg taglia il nastro
Inaugurato il megastore dedicato alla cucina e ai prodotti dell’Italia.
L’area news curata da “La Stampa”
NEW YORK
«Cuciniamo ciò che vendiamo e vendiamo ciò che cuciniamo». Eataly New York oggi è ai blocchi di partenza. Il sindaco Michael Bloomberg, presente il gotha dell’imprenditoria enogastronomica italiana, ha tagliato un nastro simbolicamente realizzato in pasta per inaugurare lo sterminato megastore del gusto “tricolore” ideato dall’industriale piemontese Oscar Farinetti nel cuore della Grande Mela.

6.000 metri quadrati di pizze e paste cucinate alla perfezione, carni trattate come se fossero sushi, ostriche e verdure fritte, una birreria di 650 metri quadrati sul tetto del Toy Building, un palazzo fine Ottocento di fronte all’iconico grattacielo Flatiron: Eataly, all’angolo tra Quinta e 23esima, è un gioco di parole tra Italy e eat (mangiare) ma soprattutto è una enorme sfida: «È l’american dream che sposa i sogni italiani», ha detto lo chef Mario Batali, uno dei partner americani di Farinetti con i soci Joe e Lidia Bastianich. «Un sogno reso possibile anche da una task force del comune di New York», ha detto Bloomberg: la New Business Acceleration Team ha aiutato gli italiani a navigare negli incubi della burocrazia municipale accelerando di 15 settimane il momento del taglio del nastro.

Non è da oggi che Manhattan adora mangiare italiano: negli anni ’80 e ’90 San Domenico di Tony May, i vari Cipriani e Le Cirque di Sirio Maccioni hanno portato i newyorchesi ad apprezzare piatti oltre gli ’spaghetti and meatballs’ delle mense degli emigranti del Novecento. Oggi però il palato raffinato della capitale del melting pot globale ha bisogno di qualcosa che offra una marcia in più. Ed ecco dunque l’iniziativa da 25 milioni di dollari che Farinetti, sulla scia di esperienze analoghe a Torino e in Giappone, ha lanciato oggi accompagnato dal fondatore di Slow Food Carlo Pedrini, cinque sindaci del Piemonte (Torino, Alba, Barolo, Bra e Novello), il presidente della Liguria Claudio Burlando e il presidente della Commissione Ambiente del Senato Antonio D’Alì. Il taglio del nastro simbolico di pasta nei colori delle bandiere italiana e americana è stato benedetto dall’arcivescovo di New York Timothy Dolan e innaffiato da magnum di Asti Spumante e Ferrari Brut.

L’idea di Eataly è quella di un department store di lusso che illustra e vende le eccellenze italiane e locali in fatto di cucina con orari di apertura dalle sei di mattina per il caffè (il primo Lavazza Cafè nel mondo) alle due di notte per la birreria sul tetto. Tutti i prodotti freschi sono locali, scelti all’insegna del meglio: come la carne di razza piemontese portata dal veterinario della Granda Carne Sergio Capaldo nel Montana con l’inseminazione artificiale, o la mozzarella prodotta ogni giorno con latti locali davanti ai clienti. I dipendenti sono 400 di cui 300 assunti in loco, molti da aziende di Wall Street in crisi e però pronti a cambiare lavoro, come ha spiegato Adam Saper, chief financial officer e general manager di Eataly. «Creare posti di lavoro a New York è senz’altro un modo molto efficace per promuovere il sistema Italia negli USA», ha dichiarato l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Giulio Terzi secondo cui Eataly rappresenta una «vetrina unica nel cuore del paese che rappresenta il terzo mercato per il nostro export».

A Eataly gioca un ruolo da protagonista anche La Stampa. Nell’edificio ci sarà un corner dedicato al nostro quotidiano con un megaschermo su cui scorreranno le ultime notizie del sito. A disposizione dei visitatori ci saranno anche alcuni iPad sui quali sarà possibile sfogliare l’edizione del giornale elaborata per la piattaforma. Completano il panorama del sistema Italia un bancomat Unicredit, il “corner” Rizzoli per libri di cucina e lo stand per il design Alessi e Bialetti. Con Eataly sbarca a New York anche caffè Lavazza con uno spazio che proporrà i prodotti del gruppo. «Siamo molto soddisfatti – sottolinea Giuseppe Lavazza, vicepresidente del Gruppo – di partecipare a questa nuova iniziativa di Oscar Farinetti con il nostro marchio, perchè con il Lavazza Cafè ribadiamo ulteriormente il valore del made in Italy d’eccellenza all’estero, nella cornice di un vero tempio del food, una scelta che si inserisce con coerenza nella nostra strategia di sviluppo internazionale».

di Gigi Padovani da lastampa.it

Categories : economia, U.S.A.
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Aug
23

Londra Hotel con 2 euro a notte

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Londra arrivano gli hotel a prezzi stracciati, due euro a notte

Hotel low cost: 2 sterline a notte
Sulla scia del fenomeno voli, arrivano gli alberghi a tariffa stracciata. La catena malese Tune ne ha aperto da poco uno a Londra: si paga pochissimo, ma i servizi base, corrente inclusa, sono a parte
di Cristina Nadotti
Il turismo low-cost, dopo aver rivoluzionato il settore aereo promette di cambiare quello della ricezione alberghiera. Una catena malese, la Tune Hotel, dal 30 agosto aprirà il primo albergo low cost a Londra, nella zona di Westminster: si potrà avere una camera per sole due sterline a notte, quasi due euro e mezzo Come per i voli a basso prezzo, nelle due sterline è incluso il minimo, cioè la camera, il bagno, il letto con le lenzuola, condizionatore o riscaldamento e l’ascensore per arrivare al piano.
Tutto il resto si paga, a cominciare da servizi essenziali come la pulizia (sette sterline e mezzo al giorno), passando per ciò che si può scegliere di portare da casa come gli asciugamani (una sterlina ciascuno) e l’asciugacapelli (due sterline), o al quale si può rinunciare, come il servizio di deposito bagagli e il deposito valori (due sterline ciascuno). Due sterline per notte sono il prezzo minimo, ma la compagnia malese promette di non applicare tariffe più alte di 35 sterline a notte e, se l’iniziativa avrà successo, conta di inaugurare 15 hotel nel centro di Londra entro il 2017 e cento strutture in tutto il mondo entro il 2015.
Considerato il precedente di successo dei biglietti aerei l’innovazione malese sembra destinata a cambiare per sempre il mercato. “Era soltanto questione di tempo – conferma Tom Hall, direttore di Lonely Planet in Gran Bretagna – è logico che qualcuno imitasse quanto accaduto con gli aerei e non a caso uno dei proprietari di Tune Hotel è anche amministratore delegato di Air Malaysia. Ritengo sia soltanto l’inizio, per gli albergatori è una minaccia e insieme un modello, ma ora che la strada è aperta molti ne seguiranno l’esempio, soprattutto nelle grandi catene”.
Dal punto di vista economico a dare ragione a Hall ci sono gli ultimi risultati di bilancio di RyanAir, che a luglio hanno indicato nei servizi accessori il 25 per cento dei ricavi della compagnia, voce di bilancio con la maggiore crescita nell’ultimo anno. Siamo davvero destinati alla scelta obbligata tra un hotel a cinque stelle, dove avere personale a nostra disposizione e bottigliette di shampoo di cui fare incetta, e una camera spartana, dove ogni gesto implica l’aumento del conto? E come si concilia un servizio di trasporto che fa portare solo pochi chili di bagaglio con hotel nei quali torneremo a usare il phon e la caffettiera elettrica portati da casa?
Per gli esperti del settore italiano l’innovazione non prenderà piede. “Dieci anni fa fu lanciata la formula degli hotel “senza stelle” in cui si fa a meno della reception e tutto è automatizzato – dicono da Federalberghi – ma in Italia non hanno avuto successo e anche nel resto d’Europa sono rimasti confinati a un segmento molto specifico di viaggiatori, soprattutto giovani”. “Come categoria – aggiungono – siamo favorevoli a qualsiasi innovazione, purché sia nell’ambito della normativa, ma dubitiamo che gli hotel low cost attecchiscano”.
È scettico anche Piero Marzot, proprietario di due hotel boutique milanesi: “Se la gente cercasse il low cost non si spiegherebbe perché sui siti specializzati i commenti riguardano sempre il servizio. Noi siamo maniaci della pulizia ed economicamente ho verificato che costa meno lustrare bene una camera ogni giorno che doverlo fare solo alla partenza dell’ospite. Mi chiedo perciò quale risparmio implichi pulire dove non c’è stato servizio per una settimana. In ogni caso, l’hotel è diverso dal mezzo di trasporto: la gente vuole sicurezza e protezione durante la notte e un buon albergo è quello che conosce la “psicologia del risveglio” e riesce a non far sentire soli e indifesi i suoi ospiti”.

da LA REPUBBLICA

Categories : alberghi, Inghilterra, Londra
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Aug
09

Mont Saint-Michel tornerà isola

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Mont-Saint-MichelMont Saint-Michel: così tornerà isola

Via al progetto che sottrarrà l’eremo della costa normanna alla palude che via via lo aveva virtualmente annesso alla terra ferma. Sarà finito nel 2015. Costo: 300 milioni. Ma è polemica

Per incamminarsi sulla retta via due chilometri sembrano davvero pochi. Eppure sotto alle pendici del Mont Saint-Michel, il luogo più sacro e più visitato di Francia, si litiga per fare meno strada possibile. Pigrizia spirituale, o forse pigrizia e basta. Comunque, l’ennesimo segnale che l’abbazia benedettina assomiglia sempre meno a un luogo di culto ereditato dal Medioevo e si avvicina invece molto a una moderna Disneyland. Tre milioni di visitatori che ogni anno s’inerpicano su un pezzo di storia sacra, bellissimo ma poco più che uno scoglio. Torpedoni che scaricano comitive, chioschi con panini, trilli di cellulari in quello che un tempo era mèta di penitenza e meditazione per cavalieri e sovrani.

Qualche giorno fa, alle pendici dell’isolotto sono arrivate le prime ruspe. È stato finalmente tagliato il nastro dei faraonici lavori che dovranno riportare il mare intorno all’isolotto roccioso, diventato ormai da decenni una collina circondata dalle sabbie mobili. Niente a che vedere con la spettacolare veduta che si offriva ai pellegrini sino alla fine dell’Ottocento: un eremo in mezzo alle onde. Colpa delle dighe agricole e della mutazione delle correnti. Già François Mitterrand promise di “restituire la dimensione marittima” alla roccia che fu visitata, si narra, dall’arcangelo Michele. Ma solo ora si comincia, e nonostante la crisi: i costi superano i 200 milioni di euro, in gran parte finanziati dallo Stato.

Ma il consenso intorno a questo gigantesco cantiere – frutto di discussioni interminabili, gruppi di esperti, pareri di ingegneri e geologi – è andato in frantumi nelle ultime settimane, quando è divenuto chiaro che, con il nuovo progetto, i visitatori dovranno camminare almeno un chilometro per arrivare fino all’abbazia. E altrettanto dovranno fare per raggiungere al ritorno la macchina o un mezzo pubblico. L’orrendo parcheggio che sta ai piedi del Mont Saint-Michel sarà infatti distrutto tra qualche mese, mentre quello in costruzione si trova dietro la nuova diga eretta sul fiume Couesnon, tre chilometri più indietro. La distanza sarà coperta dalle navette elettriche, ma rimane un tratto da percorrere a piedi, o con un mezzo molto meno futuribile, le carrozze a cavallo. Ad aumentare la polemica, c’è l’annuncio di Veolia, la società che gestisce il cantiere della sosta per le automobili, sull’aumento del prezzo per parcheggiare. Da 5 a 8 euro.

“È assurdo, volevamo incrementare il turismo e invece così lo scoraggiamo”, tuona Patrick Desgué, guida locale e fondatore dell’associazione per “l’accesso al Monte” che sta raccogliendo firme e si fa portavoce della protesta cresciuta nelle ultime ore come una marea, fenomeno peraltro connaturato al luogo. “Con questo sistema – sintetizza – andare a visitare il Mont Saint-Michel diventa più caro e meno comodo”. Molti gruppi locali, tra i quali anche gli albergatori e la Camera di commercio, chiedono che le navette elettriche possano entrare fin dentro il nuovo parcheggio, com’è previsto per persone disabili e anziani. La terrena preoccupazione per salvaguardare il giro d’affari e l’indotto nell’economia del luogo prevale insomma sull’obiettivo paesaggistico. “In inverno – continua Desgué – nessuno avrà voglia di farsi due chilometri a piedi sotto alla pioggia, che qui sappiamo essere frequente”.

L’ente che gestisce i lavori finora non ha voluto sentire ragioni. Il ritorno dell’insularità del Mont Saint-Michel comporta un costo, anche fisico. Anche in quest’argomentazione c’è un calcolo pratico: aumentare il percorso delle navette comporterebbe una spesa supplementare stimata in 4,5 milioni di euro. “Vogliamo ripristinare le condizioni originarie di questo luogo, tra le quali anche un percorso pedonale obbligatorio”, spiega François-Xavier de Beaulaincourt, l’ingegnere alla guida del cantiere.

L’attuale strada asfaltata, costruita più di un secolo fa, verrà distrutta. Al suo posto ci sarà un ponte sottile, che finirà su un terrapieno sotto le mura. Il mare tornerà non prima del 2015, secondo i calcoli, anche se con le maree il Monte sarà davvero immerso nell’acqua solo poche settimane all’anno. Con la complessa opera idrogeologica, sarà anche ricostituito l’ecosistema della baia, qualcuno spera addirittura nel ritorno di specie ormai estinte come i salmoni e le foche. La tecnologia al servizio del progetto non ha però previsto l’insorgere di una caratteristica umana, molto umana. La pigrizia.

di Anaïs Ginori da repubblica.it

Categories : Francia
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Aug
06

Gli Italiani in vacanza in Italia

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vacanze3Vacanze, boom per Veneto e Abruzzo Il 70% degli italiani seglie il Belpaese

La metà della popolazione non può permettersi di andare in vacanza. Mentre dell’altra metà ben il 70,3% sceglie l’Italia come meta turistica
Roma – La metà della popolazione non può permettersi di andare in vacanza. Mentre dell’altra metà ben il 70,3% sceglie l’Italia come meta turistica. La stima è della Federalberghi, secondo cui la Puglia è la più gettonata, ma si registra anche un boom per Veneto e Abruzzo.

Gli italiani preferiscono l’Italia “L’Italia turistica – afferma il presidente Bernabò Bocca – conferma il suo appeal e l’offerta regionale afferma le proprie peculiarità, che costituiscono poi la ricchezza reale del nostro sistema. Quasi 3 italiani su 4, tra coloro che hanno già fatto o stanno consumando le loro vacanze – prosegue Bocca – hanno scelto l’Italia quale meta ideale per trascorrere un meritato periodo di riposo”. L’estero è scelto invece dal 27,3%. Le Grandi Capitali europee fungono ancora da elemento catalizzatore con il 44,6% della domanda (rispetto al 45,7% del 2009). Perdono fascino le Grandi Capitali extraeuropee (10,7% rispetto al 17,1% del 2009) con il calo in prima linea di New York a causa del cambio euro-dollaro. Crescono fortemente le località marine ed esotiche con un 22% di domanda (rispetto al 16,4% del 2009). Continua a consolidarsi infine la quota di mercato di quanti scelgono una crociera passando dal 4,3% del 2009 al 6% di quest’anno e cresce anche la montagna all’estero che dal 2,1% del 2009 sale addirittura al 4,2% di quest’anno.

da ilgiornale.it

Categories : Italia
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Aug
05

Ombrelloni in spiaggia sempre più vicini

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ombrelloniVicini d’ombrellone troppo vicini

Mentre la popolazione cresceva, lo spazio utile sulla sabbia è diminuito vertiginosamente, perché nel frattempo abbiamo cementificato senza vergogna a un metro dalla battigia. Risultato? Dalla sdraio non si vede più il mare

Sembra, pare, si dice che quest’anno il mare sia una delizia. Raccontano quelli delle prime file, quando la sera risalgono dalle loro prestigiose postazioni, che l’acqua, laggiù, sia sempre più invitante. Meno inquinamento, poche meduse, niente mucillaggini. Il popolo di retroguardia, ombrellone vista parcheggio, ascolta incantato i racconti di questi luoghi bellissimi, che sogna tutto l’anno, che forse un giorno riuscirà persino a vedere con i propri occhi. Purtroppo, l’impresa si fa di anno in anno sempre più difficile.

L’Italia del ceto medio, che non può permettersi lo yacht per raggiungere insenature defilate e neppure gli stabilimenti wellness a cinque stelle, si ritrova anche in questo agosto 2010 sempre più «ottimizzata», secondo un criterio di sfruttamento intensivo degli spazi che rende incantevole il soggiorno soprattutto a chi lo vende.
La tendenza non conosce rallentamenti: siamo sempre più accatastati. Dalla Liguria alla Romagna, passando per le isole e per i litorali laziali, le vedute dal satellite segnalano ombrelloni sempre più vicini e umanità sempre più compressa. È anche una legge fisica: nonostante i piagnitesi sulla bassa natalità, siamo più di sessanta milioni. E le spiagge sono sempre le stesse di cinquanta e duemila anni fa. Anzi, chiedo scusa e rettifico: mentre la popolazione cresceva, lo spazio utile in spiaggia è diminuito vertiginosamente, perché nel frattempo abbiamo cementificato senza vergogna con villini e casermoni a un metro dalla battigia.

Guardati Italia, guarda come ti sei ridotta. Ormai abbiamo esteso ai luoghi e ai tempi del riposo i ritmi e i costumi della civiltà metropolitana. Densità di Calcutta, promiscuità coatta, e tanto, tantissimo rumore. Amabili persone che telefonano ovunque e diffondono in dolby stereo i casi propri. Mamme che cambiano pannolini con tutti i colori dell’«Esorcista». Il ragioniere saccente che tiene il suo pistolotto politico con il geometra di tre file più in là. E quelli che si ostinano a giocare con le battilarde in due metri quadri, perizoma rosa e tatuaggio satanico sulle scapole, scopo esibizionismo spinto. E le signore che passeggiano in branco per bruciare la cellulite, anche se per bruciare quella cellulite non basterebbe il lanciafiamme… Comunque, buona vacanza Italia.

Ci sono famiglie che vivono abitualmente in quartieri tranquilli e in appartamenti ariosi, improvvisamente è facile ritrovarle incastrate nel pieno di un’infernale bolgia estiva. Ferie attese tutto l’anno. Le madri hanno perso parecchio tempo nelle agenzie di viaggi per trovare il posto giusto. Mare pulito, buon albergo, ottima cucina. Rieccole alla prova dei fatti, le famiglie italiane che hanno pensato per tempo la vacanza da sogno. Eccole alla catena di montaggio. Al Bagno Giangi non manca niente: a sinistra l’angolo delle attività intelligenti per i bambini, a destra l’angolo wireless per avere sempre Internet a portata di mano, al centro l’angolo dei massaggi e volendo anche dei tatuaggi. E il locale wow per l’happy hour, e la saletta del poker elettronico, e la vasca per l’idromassaggio (al mare?!), e persino la tettoia in vimini per ombreggiare lo spinning. C’è veramente tutto. Ma ci sudiamo addosso, perché ci stringono sempre di più. Laggiù, oltre la selva degli ombrelloni, oltre l’ammasso di carne umana, raccontano alcuni che esista persino un’immane quantità di acqua salata, che ciclicamente s’infrange sulla costa. I più fortunati riescono ancora ad arrivarci, ma non è da tutti. Del mare, ormai, si parla per sentito dire.

Chi ce lo fa fare? Ci piace dire: l’idea di partire. Di cambiare. Di staccare. Ma non ne siamo più capaci. Verrà il giorno che da Milano o da Roma la strada verso il mare non distinguerà tra la fine della città e l’inizio dell’amena località balneare. In spiaggia i dinamici bagnini ci aspetteranno con la grande novità dell’estate: soccia, quest’anno al Bagno Giangi abbiamo ombrelloni al secondo e al terzo piano. Al superattico costa qualcosa in più, ma c’è una vista da svalvolare, soccia… A noi sembrerà molto bello. Neppure sentiremo più l’esigenza di bagnare i piedi nel mare. Proveremo l’ebbrezza del catino, cinque euro al giorno, acqua come di mare, perfettamente uguale.

di Cristiano Gatti da ilgiornale.it

Categories : mare
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