Archive for February, 2010

Feb
22

Roma la mostra dei cento anni del K2

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Italia-K2, l’album dei primi 100 anni
Fabiano Ventura, reporter e naturalista, ha riprodotto le foto scattate un secolo fa da Vittorio Sella, usando la sua tecnica. I ghiacci del Baltoro si ritirano, ma… A Roma la mostra

K2_anniversario_foto6I ghiacciai del Karakorum, in Pakistan, non sono solo un immenso blocco di terra e gelo: con i 18mila km2 che si elevano dai 3 agli 8mila metri, ricoperti di pietre scure, sono tra i pochi al mondo a non sciogliersi in fretta, ma comunque si ritirano. Vengono chiamati, forse con una sorta di timoroso rispetto, “i ghiacciai neri”, per distinguerli da quelli alpini, che, almeno fino all’altro ieri, erano costituiti per lo più da ghiaccio vero e proprio e sono definiti bianchi.

A restarne folgorato fu, un secolo fa, il fotografo Vittorio Sella, che per primo li immortalò professionalmente in un reportage. Un secolo dopo il suo cammino di artista e amante della natura è stato percorso di nuovo dal fotografo naturalista Fabiano Ventura, e di nuovo le splendide montagne che ospitano il K2 sono state fermate dall’obiettivo, rispettando le angolazioni geografiche che Sella nel 1909 aveva scelto e mettendo l’occhio umano di fronte agli effetti di un secolo di cambiamenti climatici.

Roma mette in mostra questi due viaggi all’interno di “Sulle tracce dei ghiacciai, 1909-2009: un secolo di cambiamenti climatici sui ghiacciai del Karakorum”, dal 25 febbraio al 1 aprile 2010, presso la Sala Santa Rita, in via Montanara 8. L’evento, ideato dallo stesso Ventura, porterà il visitatore alla scoperta di uno dei posti più affascinanti della terra e anche dei più misteriosi, dato che per raggiungere le vette del Pakistan ci vuole non solo molta voglia di viaggiare ma anche grande dimestichezza con la montagna. L’esposizione raccoglie i risultati della prima spedizione del progetto fotografico-scientifico “Sulle tracce dei ghiacciai”, ideato dall’Associazione Macromicro e cominciato nel 2009 tra le montagne del Karakorum per poi continuare nei prossimi anni tra Caucaso, Alpi, Alaska e Ande.

“In occasione del centesimo anniversario della spedizione del Duca degli Abruzzi – spiega l’organizzatore e fotografo Fabiano Ventura – la scorsa estate ho ripercorso insieme a un team di ricercatori le tracce dei primi fotografi-esploratori del ’900: volevo rieffettuare gli stessi scatti del passato dalla medesima prospettiva e svolgere misurazioni scientifiche sul campo. Direi che ci siamo riusciti”.

Tutte le 40 stampe fotografiche presenti alla mostra sono state valutate da un comitato scientifico composto dal professor Claudio Smiraglia dell’Università Statale di Milano e già presidente del Comitato Glaciologico Italiano e dal professor Kenneth Hewitt, professore Emerito di Geografia e Studi Ambientali alla Wilfrid Laurier University, Waterloo, Ontario, Canada. Associate alle immagini moderne saranno esposti gli scatti in bianco e nero realizzati nel 1909 e nel 1929 da Vittorio Sella e Massimo Terzano, che hanno partecipato alle più importanti spedizioni esplorative italiane nella regione.

Saranno esposte anche otto stampe lunghe tre metri e alte 50 centimetri, realizzate con apparecchiature fotografiche professionali e ad altissima definizione. “Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere l’opinione pubblica riguardo al tema dei cambiamenti climatici e di mostrare un tesoro che richia di essere danneggiato da una gestione delle risorse che non è più sostenibile per l’ambiente”.

I “ghiacciai neri” non sono, come detto, tra quelli più a rischio del pianeta. La loro massa, diminuita del 3% in 100 anni, diminuisce a una velocità K2_anniversario_fotodi gran lunga inferiore rispetto ad esempio a quella delle Alpi, che in un secolo hanno perso il 50% della propria massa ghiacciata. “Questi cambiamenti vanno messi in relazione alle dimensioni del ghiacciaio – spiega il geologo Smiraglia – quelli alpini sono lunghi appena 15 chilometri, contro i 60 del Karakorum, e in un secolo si sono sciolti di circa la metà. Le montagne del Pakistan hanno invece subito un cambiamento di appena 100 metri”.

Secondo l’esperto ciò è dovuto in primis al manto di pietre nere che ricopre i versanti, che fa da “coperta” ai ghiacciai, e in seconda battuta alla situazione climatica di tutta la zona, alimentata da frequenti nevicate, che paradossalmente vengono provocate proprio dal surriscaldamento climatico. “Un fenomeno anomalo insomma – conclude il geologo – la natura è più complessa di quel che si crede e questa mostra ha il grande pregio di farlo capire”.

da LA REPUBBLICA


Categories : Asia, curiosità, turismo, viaggi
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Preah_Vihear_cambogiaCambogia: sconsigliata ai turisti la provincia di Preah Vihear

Permane lo sconsiglio di viaggi nella provincia di Preah Vihear, in particolare nell’area in cui si trova l’omonimo tempio Khmer ed in prossimità del suo confine con la Thailandia, per via della presenza militare di entrambi i Paesi dovuta ad una disputa di confine risollevata con violenti scontri nel settembre 2009 e che potrebbe riacutizzarsi, in considerazione del recente inasprimento dei rapporti bilaterali con la Thailandia.

da MASTERVIAGGI.IT

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Feb
11

Turismo e Fede per la Liguria

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Il turismo spera nel miracolo e punta sui viaggi religiosi

di Stefania Antonetti

turismo_religione_liguria1Viaggiatori della fede alla scoperta della bellezza paesaggistica della Liguria attraverso undici itinerari del sacro. Un’offerta turistica inedita quella della Regione Liguria che punta allo sviluppo del turismo religioso con la nuova guida: «Le vie del Sacro. Undici itinerari della Liguria mistica», presentata ieri mattina al Museo Diocesano di Genova dall’assessore al Turismo Margherita Bozzano e dal presidente della Regione Claudio Burlando.

Un viaggio attraverso i secoli da Sarzana a Ventimiglia tra 170 abbazie, conventi, monasteri, santuari e chiese storiche, e una novantina di oratori. Un tragitto dunque, che ripercorre il lungo cammino dei pellegrini e dei portatori dei Cristi in 33 processioni storiche e grandi infiorate, dodici pellegrinaggi, ma anche feste religiose, tradizioni, mercatini e presepi natalizi. La Regione completa così una mappatura a 360 gradi del turismo dello spirito e i collegamenti con le grandi vie religiose europee: la via Francigena e il cammino di Santiago de Compostela.

L’iniziativa, ideata e realizzata dall’assessorato regionale al Turismo con l’agenzia «In Liguria», integra così la collana dedicata al sacro della Liguria, che comprende nove pubblicazioni con 39 itinerari lungo un percorso di tremila chilometri. «Un turismo, quello religioso, che comprende tutte le fasce d’età, anche i giovani – spiega l’assessore Bozzano -, e che sembra, non conoscere crisi. Tanto che gli analisti del settore, anche nel 2010, prevedono che la controtendenza continui, con il segno più per il comparto.

Si tratta dunque di una nuova visone del viaggio religioso, che aggiunge al pellegrinaggio anche il desiderio di conoscere il territorio, la cultura e la sua arte». La guida, curata da Abalibri, stampata in italiano e in inglese con i suoi undici itinerari da percorrere in auto, in bicicletta o a piedi ha raccolto anche la soddisfazione di monsignor Liberio Andreatta dell’Opera Romana Pellegrini; don Angelo Dani (delegato per il Turismo e Tempo Libero per la Conferenza Episcopale Ligure) e don Mario German, delegato arcivescovile Pastorale Turismo, che hanno salutano la pubblicazione del volume con entusiasmo.

«La Liguria è un territorio misterioso, ricco di tanti tesori spesso nascosti e poco conosciuti – ha commentato monsignore Andreatta – Questi percorsi sono delle ottime opportunità per visitarli. Si tratta di un bel lavoro, frutto di tanti anni di collaborazione, ai quali noi a livello europeo, riconosciamo un grande valore».

turismo_religione_liguriaLa Regione Liguria, oltre ad essere socio dell’associazione europea vie Francigene ha aderito anche ai «Cammini d’Europa», un progetto di cooperazione tra vari paesi per lo sviluppo territoriale, e ha siglato ieri altri due importanti itinerari culturali europei: il cammino di Santiago di Compostela e la via Francigena. Percorsi che ripercorrono dunque il cammino di Santiago da Luni al confine francese; la via Francigena: da Aulla a Luni; ma anche la via per il santuario della Madonna della Guardia; il santuario-eremo di Sant’Alberto; il santuario di Acquasanta; la via dei monaci di Pietra Martina: da Rezzoaglio a Chiavari; la via per l’abbazia di San Fruttuoso: da Marsiglia di Davagna a San Fruttuoso; la via per il santuario di Vicoforte: da Arenzano a Mondovì; la via dei santuari delle Cinque Terre: da Levanto a Riomaggiore; la via per Nostra Signora della Misericordia di Savona. Da Savona a Lavagnola al Colle di Cadibona; quella per la Val Bormida- la strada Beretta da Finale ligure a Carcare; la via Alpina o Marenca: da Imperia a Limone e la via della Val Nervia, da Dolceacqua a Molini di Triora.

da IL GIORNALE

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Feb
06

Valtellina tra sci e terme a Bormio

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Valtellina: terme storiche e sci da Coppa del Mondo
Si scia 365 giorni l’anno al cospetto dello Stelvio. Ma a Bormio si va anche per un bagno caldo all’aperto e per gustare vini e bresaole
Inverno in ValtellinaParticolare di un palazzo medievale nel centro storico di Bormio, rinomata località sciistica in valtellina, provincia di Sondrio

valtellina_bormioÈ la montagna dove i milanesi si sentono a casa. In cima alla Valtellina – in provincia di Sondrio – Bormio è il centro sciistico lombardo più comodo e apprezzato: 200 chilometri dalla Madoninna, tre ore d’auto. “Qui si scia 365 giorni all’anno, non in orizzontale, ma in verticale, grazie a un dislivello di 1800 metri su cui si snoda una delle piste più lunghe delle Alpi, di ben 9 chilometri. E non è tutto: abbiamo un borgo storico, un’ottima enogastronomia, l’acqua calda delle terme e pure un parco nazionale”. A parlare così di Bormio è Mario Cotelli, memoria storica dello sci italiano, commissario tecnico della nazionale nei decenni delle grandi vittorie della valanga azzurra. Il suo entusiasmo non è casuale.

È un’emozione arrivare alla conca ampia e luminosa, racchiusa dallo sfondo dei monti scintillanti. Il piccolo centro conserva gelosamente edifici medievali, con torri arcigne e affreschi sorprendenti, testimonianza dei secoli in cui Bormio fu un importante perno di comunicazione attraverso le Alpi. Perfino le cantine dell’amaro Braulio, che (con l’acqua Levissima) è la produzione simbolo della valle, sono derivate da un sistema di cunicoli scavati nel periodo medievale per permettere la fuga agli abitanti. Si visitano nella centralissima via Roma due volte alla settimana, il martedì e il venerdì alle 17, e il loro wine-beer bar è una sosta obbligata per portarsi a casa il classico amaro, la cui ricetta del 1875 prevede un misto di 13 erbe e due anni di invecchiamento.

Sono soprattutto le piste da campioni a richiamare gli amanti dello sci: 50 chilometri di tracciati che salgono fino a 3000 metri, tra cui la prestigiosa pista Stelvio, una delle più spettacolari e impegnative delle Alpi, dove i fuoriclasse scendono a più di 100 all’ora.

Ma la fama indiscussa di questa località alpina nasce con le acque termali. E poiché il 64 per cento degli italiani, secondo un recentissimo sondaggio di Expedia, ama la vacanza all’insegna del benessere, non stupisce che la cittadina valtellinese sia ben attrezzata. Le fonti sono valtellina_bormio1addirittura nove. L’acqua, che esce a una temperatura tra i 36 e i 43 °C, riempie le piscine e le vasche di tre spettacolari strutture. Una è Bormio Terme. Rinnovate di recente, con un’architettura moderna che usa legno e acciaio, hanno una vocazione medica e ludica allo stesso tempo: ci si cura con inalazioni (benefiche per le vie respiratorie) e fisioterapie, ma ci si vizia anche con vasche, lettini idromassaggio e cascate, bagno turco, sauna finlandese e biosauna.

Discosto dal paese, in località Valdidentro, c’è l’elegante Centro Termale dei Bagni Nuovi, con un percorso di vasche di pietra e marmo che si sviluppa all’interno, tra scale e stanze, e all’esterno, in un parco monumentale di 40 ettari. L’emozione più forte si prova al Centro Termale dei Bagni Vecchi. La grotta sudatoria naturale si spinge con uno stretto cunicolo per 50 metri dentro la montagna e permette di nuotare direttamente in una delle fonti. Insieme i due centri offrono ben 70 diversi servizi termali e molti trattamenti, come l’Excellence revitalisant corps, per un’esperienza avvolgente e multisensoriale (75 minuti, 125 €). I bagni sono collegati a due alberghi storici. Più intimo e raccolto, l’hotel Bagni Vecchi. Di origine quattrocentesca, è arroccato sulla rupe su cui sorgeva l’antico castello. Il Grand Hotel Bagni Nuovi è una struttura liberty del 1836, restaurata con i comfort e l’eleganza di un 5 stelle.

Vicino al centro storico, agli impianti di risalita e alla struttura di Bormio Terme (con cui è convenzionato, insieme ai Bagni) c’è l’Hotel Baita dei Pini. Le eleganti aree comuni sono riscaldate da scoppiettanti caminetti, le camere sono arredate in stile montano, mentre le suite sono impreziosite da tappeti persiani. Infine, l’Hotel Genzianella, 3 stelle superior dove il legno, le stoffe preziose, stufe antiche e alcuni mobili di antiquariato locale creano un ambiente accogliente.

Per gratificare il palato, Al Filò, in un locale con volte in pietra ricavato da una stalla e da un fienile del Seicento, propone piatti della tradizione rivisitati con creatività. Come la zuppa di verze e lenticchie con porcini e Pecorino, i ravioli farciti di polenta e Casera al ragù di cervo, il carré di cervo cotto nel fieno di montagna. Più nuovo è il Sunrise Pub, che a Bormio ha inaugurato la moda della formula tutto in uno, perché qui si può passare dall’aperitivo alla cena, fermandosi ai tavoli del ristorante La Caneva, e tirar tardi scatenandosi sulla pista del discopub.

valtellina_bormio2Altro indirizzo da ricordare è l’Agriturismo Rini, in un ambiente rustico impreziosito alla sera dalla luce delle candele. Ottimi la Bresaola, il Bitto e lo Scimudin, acquistabili nell’attigua La Butiga, dove si vendono i prodotti dell’agriturismo.

Vale la pena di allontanarsi di una decina di chilometri da Bormio per raggiungere Santa Caterina Valfurva e il ristorante dell’hotel Baita Fiorita. Ai fornelli c’è la signora Adele, madre dell’olimpionica Deborah Compagnoni, che propone piatti dalle ricette antiche e raffinate, come i filetti di trota all’aceto balsamico e polentina o la braciola di cervo al ginepro.

da IL CORRIERE DELLA SERA

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Feb
01

Carnevale di Viareggio 2010

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«La Sinistra? Sparita pure dal Carnevale»
Ha preso il via, con i tradizionali tre colpi di cannone, la 137/ma edizione del Carnevale di Viareggio. Famoso in tempi lontani per la forza di sbeffeggiare poteri palesi e occulti

viareggio_carnevale3VIAREGGIO – Quel che resta della satira politica, al Carnevale di Viareggio, ha il volto di Silvio Berlusconi e di molti dei suoi ministri. La sinistra? Non c’è. Tanto che il decano dei carristi, Arnaldo Galli, sottolinea che la sinistra «è sparita dal Carnevale di Viareggio perchè è sparita in sè, punto e basta. Magari tornasse la Dc. Per favore, ridateci Andreotti!»

Primo corso della 137/ma edizione del Carnevale di Viareggio, una città che si rialza e chiede giustizia dopo la terribile strage del 2009, 32 vittime nel rogo provocato dall’esplosione di una ferrocisterna: in 65 mila, per un incasso di 135 mila euro, sfidano il freddo polare per guardar sfilare 17 carri di prima e seconda categoria, gruppi e maschere isolate. Zucchero Fornaciari, che ha appena ricevuto la cittadinanza onoraria per il concertone in favore delle vittime della strage di Viareggio nel giugno 2009, guarda la sua testa sfilare sul corso.

PREMIER PROTAGONISTA – Ma chi si aspetta di veder irridere il potere in tutte le sue forme e tutti i personaggi politici si deve rassegnare: il premier e il suo governo hanno monopolizzato le idee dei carristi, dell’opposizione non c’è l’ombra. Berlusconi ’uber alles’: viene raffigurato come ’Edward Mani di Forbicè, film gothic-noir di Tim Burton; ma anche come Alice nel Paese delle meraviglie, come sultano circondato dalle baiadere e dai ciambellani oppure in versione ’Papì, come Gobbo di Notre Dame e come Casanova. Persino come albero di fico.

Dovunque giri gli occhi, lui c’è. Doppia citazione per il guardasigilli Alfano e per il ministro Brunetta, gettonatissimo Bossi, primo mascherone per il capo del Viminale Roberto Maroni, perfetta Maria Stella Gelmini che sbuca dalla corona dentata della Repubblica con un paio di splendide forbici in mano. Ma a seguire ci sono quasi tutti: anche Tremonti e Calderoli, poi Fini. Una citazione per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che come il Coniglio Bianco di Alice nel paese delle meraviglie cerca eroicamente di gestire il tempo della crisi. Satira politica dunque quasi marginale e totalmente monopolizzata: solo 5 carri e qualche maschera isolata l’hanno come riferimento e sono tutti monotematici.

GLI ALTRI CARRI – Gli altri si dedicano all’ambiente, al sociale, all’economia e anche alla crisi internazionale con la maschera del presidente Obama raffigurato nelle vesti di Superman che tenta di salvare la statua della Libertà in gramaglie. Da un punto di vista estetico, il carro ’Machinarium’ di Franco Malfatti ha centrato, richiamando ’Metropolis’ di Fritz Lang, la spettacolarità richiesta dal Carnevale, così come ’Una sola madre: la terrà di Roberto Vannucci, due cigni, uno bianco e uno nero, alti 27 metri che intrecciano i colli e le ali: un richiamo alla diversità e all’attenzione che tutti dobbiamo all’ambiente. Altro carro spettacolare quanto inquietante ’L’amore rubatò di Massimo Breschi, una evidente condanna alla violenza sulle donne. Per il resto, tutta fantasia e tante citazioni: dal Ronconi per Sanguineti di ’Alfabeto Apocalitticò, al De Chirico cui si riferisce Alfredo Ricci per ’Paesaggiò fino alla ’Danza del Dragonè con la quale la Cina si augura forza e potenza, reinterpretata da Verlanti e Bonetti.

da IL CORRIERE DELLA SERA


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