Archive for January, 2010

Jan
30

Las Vegas e poker

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Viaggio annuale a Las Vegas per gli amanti del poker online

Las_Vegas_pokerPer chi è un giocatore incallito di poker online, Las Vegas è una meta obbligatoria, come raccomanda un nostro assiduo lettore che da ben 6 anni si reca regolarmente nella Mecca del gioco d’azzardo.

Alcune tappe d’obbligo se s’intende trascorrere un weekend nel Nevada sono sicuramente:

L’Hilton Garden Inn – un classico USA, accogliente e molto economico. Si puo’ soggiornare al prezzo di solo 59,00 dollari per camera.

E a Las Vegas cosa si puo’ fare?

Il Casinò è la meta principale e il suo bar è il luogo centrale d’incontro con vecchi e nuovi amici.

Il nostro lettore ci consiglia:

  • l’Eastside Lounge all’ Encore Las Vegas: ci si può godere la serata bevendo qualcosa, osservando una partita di poker oppure ammirarne la piscina. Il salone Eastside è perfetto per iniziare la serata: comodo e di classe, con un’atmosfera serena che incoraggia ad una seconda consumazione;
  • Hearth Bar al Planet Hollywood Hotel Las Vegas: tanto divertimento, musica e televisione che difficilmente si vorrà lasciare questo intenso bar circolare, con grandi schermi e ragazze che danzano.

Ma Las Vegas è soprattutto vita notturna, niente scuse per lasciarsi andare alla movida, per cui vengono citati:

  • TAO al Venetian Hotel: dove Hollywood si scatena nella tarda notte e la cui atmosfera è molto trendy e alla moda; sicuramente uno dei posti più ricercati;
  • Drais After Hours: spiccatamente in stile Las Vegas odierna, con gente carina e alla moda, impegnati a consumare bevande deliziose e costose, mentre le feste proseguono fino al mattino. Consigliato andarci prima dell’1.00, così l’attesa non sarà lunga.
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Jan
28

Divertenti domande e gaffe dei turisti

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“Scusi, ad Aosta il mare dov’è?”
Piccole-grandi gaffe da turismo di massa. hotels.com ne ha raccolto un campionario: da chi cerca i gladiatori al Colosseo, a chi crede che la corona britannica abbia costruito il castello di Windsor proprio sulla rotta di Heathrow…

di Cristina Nadotti

roma_centurioniI cultori dell’arte del viaggiare, contrapposta a quella del turismo, ci vedranno un’ulteriore prova dei modi diversi in cui si può andare in giro per il mondo. Ma anche molti turisti senza pretese di emulare Chatwin ritroveranno il divertimento e lo stupore che hanno provato, di fronte all’ingenuità di un compagno di viaggio partito come un pacchetto, senza alcuna informazione e preparazione. Certo il florilegio di domande bizzarre messo insieme da hotels.com fornisce uno spaccato del modo in cui si è evoluto il turismo e del fatto che per partire purtroppo a volte bastano soltanto i soldi. Con tutto quel che ne consegue.

Il sito leader nel booking online, con un’offerta di più di 110.000 strutture in tutto il mondo, ha chiesto agli uffici turistici e alle strutture affiliate di raccogliere le domande più improbabili rivolte dai turisti alle concierge degli hotel e agli uffici informazioni nei vari Paesi. Ne è risultato un bizzarro elenco di sprovvedutezze, ingenuità, di viaggi messi su magari con eccesso superficialità. Nelle gaffe si cade in ogni parte del mondo, e a commetterle sono cittadini di qualunque nazionalità.

Ufficio turistico italiano.
Il mito dell’antica Roma affascina i turisti, soprattutto dopo un film di cassetta come “Il Gladiatore”. Così gli addetti si sono sentiti chiedere “A che ora sono le corse delle bighe al Colosseo?”, oppure “Quando combattono i gladiatori al Colosseo?”. L’Italia ha puntato molto negli ultimi anni sul turismo termale, così c’è chi pensa di poter mettere insieme storia e relax e chiede: “Si possono fare i fanghi alle Terme di Caracalla?”

All’estero deve anche essere passata l’idea che la Sicilia sia una regione autonoma in tutto e per tutto, così c’è chi ha chiesto (e in tempi di euro!) “Che tipo di moneta si usa in Sicilia?” Si sa che c’è chi viaggia per provare il brivido dell’avventura e allora ecco che chiede “È possibile dormire nelle catacombe?” A Torino un addetto del Museo Egizio si è sentito chiedere :”Ma questa mummia è morta proprio così?” mentre all’interno di Palazzo Madama c’è chi voleva provare l’emozione della reggia e non si sarebbe accontentato di una toilette qualunque, ma ha chiesto “Dov’è il bagno del re?”. Evidentemente, poi, la monarchia esercita ancora un grande fascino perché una signora ha chiesto “Posso dare un bacio a quel quadro?”

In un mondo di finzione è difficile credere a uno spettacolo naturale senza trucco, così in Val d’Aosta c’è chi ha chiesto “Che belle montagne. Ma la neve che si vede è artificiale o è vera?”. Poco in confronto a chi invece ad Aosta ha chiesto: “Buongiorno, vorrei sapere quanto dista dal centro la spiaggia.” – “La spiaggia? Siamo in Valle d’Aosta e non c’è il mare..” – “Ah no? Ma non è una località balneare?”.

All’estero
A quanto pare gli aeroporti per i turisti sono l’unico punto fermo. Tanto è vero che un turista a Windsor ha chiesto: “Ma perché hanno costruito il castello di Windsor sulla rotta di volo di Heathrow?” Due anni fa una ricerca appurò che la maggior parte dei turisti si riteneva delusa dopo aver visto alcune località, perché in fotografia sembravano molto più belle.  La domanda fatta in un ufficio turistico olandese spiega perché: indicando una foto con una mucca, una signora ha chiesto: “Dove posso trovare questo villaggio?”. Ed è vero che il cambiamento climatico sta facendo disastri, ma ciò non rende meno bizzarra la domanda di un signore che in piena estate ha chiesto, sempre in Olanda, “Dove posso vedere una maratona di pattinaggio sul ghiaccio?”.

Si sa che l’Irlanda è meta di pellegrinaggio di molti discendenti di emigrati negli Stati Uniti, così le domande fatte negli uffici turistici dell’Eire dicono molto della visione del mondo degli statunitensi, capaci di chiedere: “Anche qui festeggiate il giorno di St. Patrick?” tradizione doc irlanda_san_patrizioirlandese esportata appunto in America, e si sono stupiti che il paese europeo non accetti dollari. E per chi pensa di parlare male l’inglese, sappia che per uno statunitense le “Cliffs of Moher” sono diventate la “madre di tutte le scogliere” (”Where are the mother of all cliffs?), per non parlare di quelli che volevano portarsi a casa un “vero leprecano”.

E per finire, in ordine sparso: a Parigi “Le fogne della città sono sottoterra?” e “I battelli sulla Senna si muovono o stanno fermi?”. A Madrid c’è chi cerca la spiaggia (sarà lo stesso della Val d’Aosta, magari un po’ fissato?) e vuole essere sicuro di vedere la Puerta del Sol, per cui chiede a che ora chiude. In Portogallo c’è chi ha chiesto se Lisboa è molto lontana da Lisbona (il primo è il nome in portoghese della capitale) e se “i segnali sono gli stessi che in Inghilterra”. Immagino che al sentire queste domande ci sia stato qualche turista che, come il grande viaggiatore Chatwin, si  sarà chiesto sconsolato “Che ci faccio qui”…

da LA REPUBBLICA

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Jan
25

Centenario della ferrovia del Bernina

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Buon compleanno Bernina! Il trenino rosso compie 100 anni
Un anno di eventi e promozioni per festeggiare un secolo di viaggi sulla storica ferrovia che collega St. Moritz a Tirano
La storica ferrovia del Bernina compie 100 anni, 1910-2010

anniversario_bernina1Ha un secolo ma non lo dimostra. Viaggia senza sosta dal 1910 e quest’anno festeggia con orgoglio il suo 100esimo compleanno. La ferrovia del Bernina collega l’Engadina alla Valtellina, da St. Moritz a Tirano, e ha una storia ricca di primati e successi. La sua fama ha varcato i confini nazionali, per il National Geographic Magazine è una delle linee ferroviarie più suggestive al mondo e l’Unesco l’ha inclusa nel 2008 tra i Patrimoni dell’Umanità.

Il trenino rosso, come viene anche chiamato, è un’opera di ingegneria senza eguali: 61 chilometri di binari tra la Valposchiavo e l’Engadina, con una pendenza del 70% che rende il Bernina una delle ferrovie ad adesione più ripide del mondo, con un sistema di scartamento ridotto che permette di affrontare curve a raggio minimo. Per non parlare delle altezze, con i 2.253 metri s.l.m della stazione di valico dell’Ospizio Bernina, è la trasversale alpina più elevata. Persino i giapponesi l’hanno copiata nel 1979 e il risultato è la Hakone Railway di Tokyo che funziona secondo lo stesso sistema di adesione. A ricordare il successo nipponico, i nomi delle stazioni di St. Moritz, Alp Grum e Tirano sono scritti anche in giapponese. Ciò che, però, rende davvero unica la ferrovia retica è il paesaggio. Il treno scivola tra ghiacciai e laghi, attraverso valichi, 52 ponti e 13 tunnel nelle montagne dell’Engadina e della Valtellina. Sullo sfondo domina il Pizzo Bernina(4.049 metri), la cima più imponente dei Grigioni.

anniversario_berninaPer il centenario 1910-2010, il calendario di proposte è ricco, un anno di offerte, promozioni ed eventi. Innanzitutto, bisogna procurarsi il Pass Anniversario, un biglietto da usare sulla tratta St.Moritz-Tirano, valido 7 giorni (dalla data di emissione) per avere riduzioni e sconti nei ristoranti, negli hotel e nei luoghi di interesse culturale, come le Marmitte dei Giganti di Cavaglia.

Per i nostalgici c’è il treno storico rispolverato per l’occasione. Un viaggio nel tempo a bordo delle carrozze giallo-oro usate negli anni Trenta, con poltrone di vimini e l’antica cucina di nuovo aperta ai passeggeri (37 €, riduzioni per bambini e con travelcard).
Più avventurosa è l’escursione sullo spazzaneve a vapore Xrot del 1911, l’unico con trazione indipendente ancora in funzione tra Monteratsch – Alp Grum o Cavaglia – Ospizio Bernina. Una guida d’eccezione, il responsabile del servizio ferroviario Stefano Crameri, racconta la storia, le curiosità e i dettagli tecnici, dalla lubrificazione al riscaldamento, a tutti i curiosi. Il viaggio finisce gustando specialità svizzere (182 €).

Musica classica in sottofondo e luci spente; a rischiarare le carrozze solo la luna piena e il suo riverbero tra i ghiacciai. Il tour panoramico al chiaro di luna ad Alp Grum non deluderà le coppie e i romantici (53 €). In estate, solo a luglio e agosto, si viaggia invece sui vagoni panoramici scoperti. I buongustai possono optare per il safari culinario a tappe: in ogni stazione, ristoranti selezionati per assaggiare le specialità regionali, anniversario_bernina2come pizzoccheri, gnocchi e salsiz (60 € in 2 cl.).

Divertimento assicurato per i più piccoli, e non solo, nelle cabine di guida delle locomotive del Bernina. Con i macchinisti s’imparano i trucchi del mestiere e, alla fine, attestato ricordo con foto.
A terra, invece, nei musei e nelle stazioni della tratta ferroviaria, sono in programma numerose mostre ; al Museum Alpin di Pontresina rarità d’epoca nell’esposizione I 100 anni del Bernina; mentre a Campocologno sono le foto a raccontare Gli anni d’oro della linea.

Alessandra Turci

da IL CORRIERE DELLA SERA

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Jan
25

La rinascita di Dresda e Lipsia

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Risorge Dresda la superba
Cultura, Trabant d’epoca e dolce vita: “La vera Germania è a Est”

PIERO SORIA

DRESDA

dresda_rinascitaDall’Elba al Danubio: fa davvero impressione ripercorrere oggi la via dei carri armati sovietici che stroncarono la primavera di Praga. Solo 150 chilometri da Dresda, cento in più da Lipsia. Ma ora questo è una sorta di viaggio bucolico fatto di fiumi, laghi, foreste, grasse campagne imbiancate di neve. Non c’è la più pallida lingua di fumo nei cieli bassi e corrucciati a ricordare gli sbuffi lancinanti dell’industria pesante della vecchia Ddr: una sorta di forgia infernale di ferro, acciaio e carbone che ingrigiva nuvole già perennemente grigie, intossicate da un presepe di ciminiere là dove, d’inverno, la notte scende già a metà pomeriggio.

Sassonia, Turingia, Pomerania oggi sembrano un giardino. Stabilimenti moderni, ordine, pulizia quasi maniacale, profondo sdegno per l’inquinamento di un tempo. Est in fiore. E le città? Un pullulare di restauri: chiese, palazzi, castelli. Ma come è potuto succedere in soli vent’anni, esattamente dal 3 ottobre 1990, giorno della riunificazione tedesca? «Con un ininterrotto fiume di denaro pompato direttamente dalle nostre tasche», dice la professoressa Anne Neuschaefer, molto tormentata in questa sua cruda ammissione. Ma il suo è un sentire molto diffuso all’Ovest. E non conta essere socialista, liberale o democristiano. È un malessere che coinvolge tutti: finita la sbornia iniziale in cui il sacrificio attraverso le tasse era apparso come una necessità felice e contagiosa che permetteva alle famiglie di ritrovarsi dopo infiniti anni di separazione, adesso è vissuto come un peso sempre meno sopportabile per via dei canini della crisi che addentano ancora.

Ma, soprattutto, a causa di un fastidio sempre più pungente: la superiorità intellettuale che Dresda – esattamente come la sua gemella Lipsia patria di Bach, Wagner, Mendelssohn e Leibniz – sbandiera al resto del mondo teutone quasi con protervia. Una sorta di sussurro sprezzante che recita: «Noi siamo la Firenze del Nord, qui sono nate la lingua e le arti. È stato il dialetto sassone a dare origine al tedesco, esattamente come il fiorentino all’italiano. Solo che la nostra Divina Commedia ha le sembianze della Bibbia. Quella tradotta nel nostro bellissimo sassone da Martin Lutero che, se lo si pronuncia qui, ha ancora quel suo suono consonantico molto più dolce che da voi, sempre così aspri e gutturali. Persino la umlaut (la u con la dieresi) la zuccheriamo fino a scioglierla in una leggiadra i».

Continua la Neuschaefer, sempre più imbarazzata: «Lo confesso: io, direttrice dell’istituto di Filologia romanza al Politecnico di Aquisgrana, provo una grande invidia quando vado alla Technische Universität di Dresda: sembra la perfezione in terra. È tutto nuovo, lindo, efficiente, innovativo, ad altissimo livello tecnologico. Siamo entrambi al vertice scientifico della Germania. Entrambi, a causa della nostra posizione geografica di frontiera (noi tra Belgio, Olanda e Lussemburgo; loro tra Repubblica Ceca e Polonia) formiamo classi dirigenti di grande spessore non solo domestico, ma internazionale. Purtroppo, però, quest’invidia è segnata da un’altra componente, meno nobile: un forte senso di frustrazione che prescinde dall’appartenenza politica: noi ci impoveriamo e invecchiamo. Loro, al contrario, vivono sulle nostre spalle un nuovo Rinascimento e una nuova gioventù».

Ma a Dresda il Politecnico è solo una delle mille nuove perle da esibire. L’esempio più vistoso (e costoso) è la Frauenkirke, la Chiesta di Nostra Signora, alle spalle dello splendido complesso del Castello e delle Terrazze che si affacciano sull’Elba e la dominano poeticamente dall’alto «fin dove il guardo arriva», anch’essi riportati all’antico splendore. La Frauenkirke è uno di quei simboli assoluti che affondano nelle notti cupe della guerra nazista, quando fu rasa al suolo non solo una città ma un’intera popolazione. «Nella notte dei bombardamenti del febbraio 1945, una folla ininterrotta si rifugiò infatti nella cripta del vecchio duomo luterano a pregare e a supplicare il suo Dio convinta che, se almeno l’edificio più amato della stadt si fosse salvato da quella immensa pioggia di fuoco, non tutto sarebbe finito e ci sarebbe stato un indizio divino di salvezza. Ma la speranza fu vana: la cupola cedette e le rovine, per oltre quarant’anni, divennero il lugubre monumento commemorativo delle vittime di una città cancellata. Poi, quattro anni dopo la riunificazione, i diecimila frammenti originali sopravvissuti nella voragine di macerie (un terzo dell’intera fabbrica) incominciarono a essere riassemblati e a riprendere lentamente forma, fino a risorgere pienamente questo Natale, proprio com’era già risorto lo straordinario Corteo dei Principi, vertiginosa sfilata a cavallo di tutti i re sassoni che la guerra aveva solo sfiorato, ammiccanti per un centinaio di metri dalle lucenti piastrelle in ceramica di Meissen lungo la parete di un vicolo adiacente».

Oggi, dunque, la Firenze del Nord è tornata a essere bellissima. Ma più superba che mai. Incassa, come dovuta, la pecunia che arriva da Ovest. Ma non si sogna nemmeno (anche se ha un sindaco Cdu, stesso partito del governatore della Sassonia) di mediare con istanze che vengono da fuori. Un esempio? Il nuovo ponte sull’Elba. L’Unesco si oppone: «Non fatelo, rovina il panorama». Dresda se ne infischia e per questo viene dresda_rinascita1eliminata dall’elenco delle bellezze mondiali.

Per Lipsia vale lo stesso discorso. Forse ancor più accentuato, perché è sempre stata un crogiuolo di idee, di cultura, di intellettualità: qui si sono accesi i primi fuochi della rivolta contro la dittatura comunista. Ha un sindaco Spd e un trenta per cento della popolazione fa la fronda al capitalismo sfrecciando altezzosa su Trabant perfettamente restaurate ma simbolo esibito di un’altera disistima nei confronti del consumismo e forse per questo ha meglio resistito di altri alla crisi. Mantiene ritmi antichi: Volkswagen (Dresda), Opel (Eisenach) e Mercedes (Lipsia) dopo essersi impiantate a Est per usufruire degli aiuti statali se ne sono quasi del tutto andate. Odia le compagnie di assicurazione che sono planate a succhiar soldi per pensioni e sanità. Non capisce perché a Ovest siano le benvenute. Non tollera i distributori Total, concessione di Kohl a Mitterrand per un sì alla riunificazione. Mal sopporta gabbie salariali e quartieri ancora semidistrutti. Ma, per Dio, Lipsia è colta, discute ovunque: nei bar, nei circoli. Si diverte a teatro e negli auditorium. Ha una vita interiore che quegli altri crucchi si possono appena sognare. Fanno le code alle fermate di tram fatiscenti, ma stanno rubando la Biblioteca nazionale e la Fiera del Libro a Francoforte. Posseggono il più grande archivio di giornali della terra. E il futuro è dalla loro parte. Giusto che l’Ovest grasso e ignorante spenda: il sapere non ha prezzo.

da LA STAMPA

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Jan
23

Turismo e buoni-ferie

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In vacanza coi buoni-ferie

forum_turismoNascono i “Buoni vacanza” per le fasce deboli. Un’iniziativa del ministero del Turismo per consentire partenze (non in alta stagione) con contributi a chi non potrebbe permetterselo. Cosa ne pensi?

Vacanze anche per chi non se le potrebbe permettere, stretto dalla morsa della crisi che non lascia respiro. Ma poiché le ferie sono un sacrosanto diritto e godersele, magari con la famiglia o col compagno, non dev’essere privilegio di chi se la passa tutto sommato bene, ecco che di questi tempi bui spuntano i “Buoni vacanze”, un’iniziativa che farà piacere a non pochi italiani. Lanciati dal 20 gennaio dal ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, questi ticket sembrano già un successo, a giudicare dalle prime richieste sul sito Buonivacanze.it

Il progetto consentirà ai nuclei familiari a basso reddito (composti da una o più persone) di poter usufruire di consistenti contributi statali per trascorrere una vacanza in Italia nei periodi di bassa stagione.

L’agevolazione statale avviene attraverso l’applicazione di un contributo percentuale (dal 20 al 45%, secondo le fasce di reddito, vedi tabella) sull’importo dei buoni richiesti fino a un massimo legato al numero dei componenti la famiglia.

Per fare un esempio, una famiglia di 4 persone con reddito inferiore ai 25.000 euro, può richiedere un libretto di buoni (del valore singolo di 20 o 5 euro) per un valore totale fino a 1230 euro, pagandoli solo 676,50 (55%). In tal modo li può spendere singolarmente anche in diversi periodi presso le diverse strutture convenzionate che a loro volta applicano un ulteriore sconto su prezzi normalmente praticati nel periodo.

«L’esigenza di una vacanza come momento di svago, benessere psico-fisico e coesione sociale è giustamente sentita da tutti – ha commentato il ministro Brambilla -, invece finora numerosi cittadini sono stati esclusi dal turismo e dai viaggi, ed è necessario correggere questa disuguaglianza garantendo l’accesso alle vacanze per tutti. Mi riferisco, in particolare, alle fasce più deboli della popolazione, come le famiglie numerose, i giovani, gli anziani e le persone diversamente abili. È importante sottolineare che garantire l’accesso alla vacanza, intesa come momento di coesione sociale , culturale e di benessere, significa contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone».

Info al numero verde 800 713917

da MAGAZINE.LIBERO.IT

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