Archive for October, 2009
Festa di Halloween in Italia
Posted by: | CommentsHALLOWEEN-MANIA, TUTTI GLI
APPUNTAMENTI DEL WEEKEND
Nel ponte di Halloween verranno consumate in Italia un milione di zucche per decorare le case o per preparare piatti a base dell’ortaggio più grande del mondo. È la stima che arriva dalla Consulta nazionale dell’agricoltura, attraverso il suo rappresentante Rosario Lopa. La zucca, ricorda Lopa, è ricca di vitamina A. Fa bene alla linea e la sua polpa mescolata al miele è una buona maschera emolliente.
Una festa, quella di Halloween, tipica del Nord America, che è ormai diventata di grande attualità anche in Italia, dove la zucca rappresenta da tempo una realtà produttiva e gastronomica fortemente radicata sul territorio, i prezzi al dettaglio sono stabili rispetto allo scorso anno e variano attorno all’euro al chilo, con valori più alti per le zucche ornamentali e per quelle già tagliate da utilizzare in cucina nella preparazione di gustosi banchetti a base dell’ortaggio che può arrivare ai 400 chili di peso. La zucca appartiene alla tradizione italiana e campana tanto che la produzione è la più alta a livello europeo. Le regioni maggiormente interessate sono l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto e la Campania. La zucca incorona i piatti della tradizione gastronomica italiana in particolare del Mezzogiorno. Basti pensare alla pasta con la varietà napoletana della Campania, quella gialla con peperoni e aglio in Abruzzo, il macco in Sicilia, e ancora, il risotto, le minestre, il pane, il purè, le crostate.
TUTTI GLI APPUNTAMENTI
IL MOLISE RICORDA IL TERREMOTO. Anche il Molise si prepara a festeggiare la festa di Halloween, la celeberrima ricorrenza della notte di ognisanti che di anno in anno va sempre più radicandosi nella tradizione italiana. Anche se pochi conoscono le origini ed il significato di questa ricorrenza, nelle città della regione sono molte le discoteche ed i locali notturni che stanno organizzando feste a tema in costume. Idem si dica per le scuole dove i bambini hanno organizzato festicciole che ricordano molto il nostrano carnevale. Per l’intera regione domani è però anche una ricorrenza triste. Il 31 ottobre del 2002 il terremoto ebbe luogo il crollo della scuola Jovine di San Giuliano Di Puglia (Campobasso) sotto le cui macerie morirono 27 bimbi e un’insegnante. Proprio nel momento del crollo anche quei bimbi stavano festeggiando halloween con una festicciola in maschera.
IN TOSCANA DOLCI E PASSEGGIATE. Firenze propone, in alternative alla discoteca, la merenda per i bambini nel parco di Villa Vogel, o l’aperitivo in via Pisana alla ‘Festa di halloween per animalì. La Casa della Cultura e della Ricreazione di via Forlanini propone un intero weekend a tema, a partire dal pomeriggio animato per i bambini, per passare alla serata a ritmo di salsa e bachata, fino al giorno successivo quando avranno luogo una festa in discoteca, il pomeriggio per minorenni, e una serata liscio dedicata ai più grandicelli. Lucca offre una giornata culturale con 15 vampiri italiani alla libreria Edison, ma anche una delle feste più grandi d’Italia, a Borgo a Mozzano, oltre agli intrattenimenti a Camaiore e sulla costa, come la festa al Costes di Forte dei Marmi. Nel pistoiese da segnalare l’animazione alla Rocca di Montecatini, e il variegato Trekking urbano a Prato, Siena ed Arezzo. In queste tre città vengono organizzati percorsi pomeridiani e notturni per grandi e piccini, tra i vicoli del centro, con sorprese e rievocazioni della storia misteriosa di ogni luogo. E se nel grossetano le zucche sono in festa sulle tavole di Castell’Azzara, Pisa propone la Notte Chiara a Cascina, la festa al Parco Fluviale della Rotta di Pontedera, i Vicoli del terrore a Lorenzana e l’immancabile festa americana nella base militare di Camp Darby. A Viareggio, invece, sarà un Halloween all’insegna della dolcezza quello che si festeggia quest’anno: nell’ambito della fiera ‘CioccoHalloween’, sulla Passeggiata a mare una zucca di oltre due metri e mezzo di diametro, realizzata da due carristi del Carnevale di Viareggio, verrà infatti lavorata e decorata in diretta dalle abili mani degli artigiani cioccolatai.
A TORINO SI FESTEGGIA TRA MUMMIE E PATTINI. Anche Torino si prepara a festeggiare, fra ragnatele, zucche e streghe, la notte di Halloween che anche quest’anno offre le più svariate possibilità per divertirsi. Per gli amanti della musica elettronica ci sono le due serate del Movement Torino Music Festival. La manifestazione in programma per domani al Pala Isozaki che ospita 25 tra i migliori artisti di questo genere e che, per la gioia di chi ama ‘tirar tardì offre anche un afterparty ai Murazzi dalle 6 del mattino a mezzogiorno. Per i più ‘coraggiosì ci sono invece le speciali visite notturne, alla sola luce di una pila, al Museo Egizio. Rivolte principalmente ai bambini fra i 6 e i 12 anni, che sono invitati a presentrasi in maschera, e alle loro famiglie, le visite sono un modo inconsueto e in vero stile Halloween per conoscere i segreti e i misteri di mummie, piramidi e faraoni. Ancora musica, ma anche sport, al Palavela, dove giovani streghe e vampiri potranno ballare sul ghiaccio, sulle musiche di dj Mostricci animatore di una grande festa sui pattini rivolta soprattutto a studenti universitari e Erasmus. E, ancora, per chi vuole iniziare a tavola a provare i brividi della notte delle streghe c’è la possibilità di prenotare la cena sul Ristocolor, il tram del gusto del Gtt.
A VENEZIA MICROVACANZE STREGATE. Si chiamano «microvacanze stregate»: sono il nuovo trend per la notte di Halloween soprattutto a Venezia e dintorni. La combinazione è semplice: location suggestiva, notte orrifica (come dovrebbe essere quella di domani sera) e racconti di antiche leggende. Sembrano funzionare, almeno stando dalle numerose prenotazioni, i mini pacchetti turistici attivati in sinergia tra aziende agricole, ristoranti, agriturismi, alberghi. La richiesta emergente di relax in periodi brevi, con destinazioni locali rileva l’attenzione verso una nuova formula di turismo sicuramente più responsabile che permette di esplorare panorami insospettabili, visitare l’arte minore nascosta in itinerari del gusto a portata di mano il tutto sviluppato nell’ambito del «Festival dei Misteri» che prende il via in questi giorni in Veneto. A farsi promotore delle mini vacanza «Belle da far paura» è la Coldiretti visto che atmosfere magiche e momenti di brivido si possono cogliere soprattutto lontano dalla città. Qualche esempio: notte sull’Isola di Torcello ad un passo dal Ponte del Diavolo; a raccontare demoniache leggende Paolo Andrich, l’unico contadino dell’isola.
WEEKEND DI PAURA ANCHE IN EMILIA. Un’occasione per scoprire le bellezze della regione e assaggiare i suoi sapori tipici a partire dalla zucca e dai dolci per finire con castagne e vino. Questo sarà Halloween in Emilia Romagna. Operatori turistici e culturali e le istituzioni locali emiliano-romagnoli non si sono fatti sfuggire l’opportunità di animare il territorio e organizzare eventi di attrazione per visitatori e cittadini, approfittando di una festa che piace tanto ai più piccoli. Ricchissimo, infatti, il calendario di appuntamenti che questo fine settimana popoleranno tutta la regione, da Rimini a Piacenza, con fastasmi, streghe, misteri e mostri. Saranno loro, infatti, i protagonisti della versione horror di feste in piazza, rassegne cinematografiche, visite guidate, spettacoli teatrali e animazioni per i bambini. Nel dettaglio, per chi vuole festeggiare Halloween in una sala cinematografica, l’appuntamento è fino a domani con il ‘Ravenna nightmare film festival’, una delle più importanti rassegne dedicate al cinema horror e fantastico, che per questa edizione presenta 13 film tutti in anteprima nazionale.
PALERMO PENSA A GRANDI E PICCINI. Palermo organizza una passeggiata tra i luoghi più misteriosi del centro storico. Anche quest’anno, infatti, si svolgerà nel capoluogo siciliano la Giornata nazionale del Trekking urbano: attraverso un percorso di circa tre chilometri sarà possibile scoprire con l’aiuto di alcune guide strade suggestive sulle tracce dei Beati Paoli. «Esploratori a caccia di fantasmi» è il tema dell’iniziativa, partendo dalla chiesa di San Giorgio e passando per piazza San Domenico e il mercato della Vucciria, si arriverà al Bastione della Balata, dove i Beati Paoli si rifugiavano in segreto. Per i bambini, invece, si rinnova il tradizionale appuntamento con la festa organizzata alla Città dei Ragazzi. Cinque laboratori, una sfilata in maschera, il percorso pauroso e una mostra saranno gli ingredienti per festeggiare Halloween. Domani, 31 ottobre e il primo novembre un cantastorie spiegherà ai bambini la storia della festa con un cartellone illustrato. Animatori, mascherati da streghe e maghi accoglieranno i più piccoli, accompagnandoli tra i giochi e le varie attività proposte, tra cui il percorso pauroso. Un labirinto sarà realizzato all’interno del ‘Palchetto della Musicà, uno spazio coperto che per l’occasione si trasformerà in luogo della paura. Il percorso sarà costellato di ‘inquientantì incontri e d effetti speciali e si concluderà con la prova tattile, durante la quale i bimbi, inserendo le mani all’interno di alcune fessure in un muro posticcio, tenteranno di indovinare gli oggetti orridi che toccheranno.
A SAN FILI ARRIVA “FANTASTICA”. La notte di Halloween a San Fili è «Fantastica». Così si chiama la kermesse culturale che si svolge da venerdì 30 ottobre a domenica primo novembre nel paese delle «magare» dell’hinterland cosentino. Le «magare» sono le streghe che officiavano riti di magia nera o bianca, e la tradizione narra che i cittadini sanfilesi vi si rivolgevano per chiedere consiglio. In questi giorni tornano le atmosfere, le tradizioni e i racconti popolari di questo piccolo comune che da sempre affascinano l’immaginario collettivo laddove la leggenda arriva a prendere i connotati della storia ed i riti pagani si mischiano con quelli cristiani. «Fantastica», da cui prende nome la
manifestazione, nella tradizione popolare del luogo è proprio la «magara» sanfilese, nota anche col nome di Stella, una donna che da metà dell’800 in poi appare ai sanfilesi tormentandoli, anche con ripercussioni tragiche. Pare che aiutò i briganti ma fu da loro tradita e poi uccisa. Il suo corpo fu lasciato sulla riva del torrente Emoli, senza sepoltura. Il festival va ad indagare intorno a queste leggende. Si parte oggi (giovedì) con il convegno «Storie e leggende sanfilesi: il mistero della mitica Fantastica».
FOGGIA, TREKKING URBANO. Il comune di Foggia ha organizzato per domani la manifestazione ‘Dolcetti e scherzetti camminando per la citta«, in occasione dell’evento nazionale ‘Trekking urbanò. L’iniziativa, promossa dagli assessorati all’Ambiente e politiche energetiche, alla Cultura, al Turismo e allo Sport »è un’occasione – rende noto Il Comune – per conoscere le bellezze storiche e artistiche della città attraverso lo sport del trekking urbano«. La manifestazione partirà nel pomeriggio da Piazza Cesare Battisti e proseguirà verso il centro storico. Ai partecipanti sarà consegnata anche una mappa del Trekking urbano disponibile nei negozi e locali pubblici d’intrattenimento.
da LEGGO.IT
Torino 2010 la Sindone e il turismo
Posted by: | CommentsSINDONE: NEL 2010 A TORINO PIU’ DI UN MILIONE E MEZZO FEDELI
In occasione dell’Ostensione della Santa Sindone, dal 10 aprile al 23 maggio, la citta’ di Torino si prepara ad accogliere oltre un milione e mezzo di fedeli.
Un’occasione, per il capoluogo piemontese, per far conoscere a pellegrini e visitatori il grande patrimonio artistico e culturale della citta’.
Per questo Turismo Torino e Provincia, in collaborazione con gli enti locali e le associazioni di categoria, ha elaborato un vero e proprio progetto di accoglienza.
“Nel 2010, per la prima volta – ha spiegato l’assessore al Turismo del Comune di Torino, Alessandro Altamura, nel corso di una conferenza stampa – accanto all’evento puramente legato alla fede, la Citta’ di Torino si propone quale meta sofisticata e interessante per i turisti. Il progetto di accoglienza ha proprio questa finalita’: invogliare i pellegrini e i turisti che giungono a Torino per la Sindone a prolungare il soggiorno per scoprire il territorio. Inoltre, questo progetto ci permettera’ di attrarre un maggior numero di stranieri che nel 2000 ha rappresentato l’11% del totale delle presenze”.
Grazie al Comitato per l’Ostensione della Sindone chi prenotera’ il soggiorno a Torino e provincia per un minimo di 2 notti, avra’ la conferma per la visita al Sacro Lino sin d’ora, anticipatamente quindi rispetto all’apertura ufficiale delle prenotazioni sia on-line sia tramite call centre.
Per offrire tale servizio, Turismo Torino e Provincia si e’ dotato di Citybreak, sistema di prenotazioni on-line che agevola il turista nella scelta
della struttura ricettiva, a seconda dei criteri di selezione inseriti dall’utente. Il programma offre, inoltre, la possibilita’ di abbinare alla camera anche prodotti e servizi turistici diversi.
“Citybreak- ha sottolineato il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta – e’ un importante investimento che ci permette di unire tutta l’offerta provinciale in una sola piattaforma dimostrando che, il lavoro di squadra, e’ l’arma vincente per ottenere risultati”.
Per il presidente di Turismo Torino e Provincia, Livio Besso Cordero “Esserci dotati di tale servizio e’ per noi un ulteriore tassello che si aggiunge a garanzia di un’accoglienza ai massimi livelli e al pari di altre grandi citta’ europee. Ci sembrava doveroso lanciarlo in occasione di un evento cosi’ importante come l’Ostensione della Sindone e ci incoraggia il fatto che a sole 24 ore dalla messa on-line del sistema, senza alcuna promozione, siano gia’ arrivate numerose richieste da parte di individuali e gruppi, dall’Italia e dall’estero”.
da AGI.IT
Archeologia e Turismo per Vigna Barberini sul Palatino
Posted by: | CommentsARCHEOLOGIA
Nuovo gioiello sul Palatino . Apre la “Vigna Barberini”
Non era mai stato possibile visitarla dal 1909. Un prato verde è la terrazza da cui si gode il panorama più vasto e più bello di Roma. Da San Gregorio sul Celio alle statue di San Giovanni in Laterano, al Colosseo, agli archi di Tito e Settimio Severo nel Foro “infilati” uno nell’altro in una inedita prospettiva, al Vittoriano e Campidoglio. C’è anche il cantiere di scavo con le tracce della “sala da pranzo” girevole di Nerone. E il tempio al dio Sole: sui suoi gradini Diocleziano condannò a morte San Sebastiano
di GOFFREDO SILVESTRI
ROMA – Roma antica e moderna ha un nuovo panorama, il più vasto e bello di tutti, di cui il pubblico non aveva mai goduto e che dal 26 ottobre fa parte del percorso di visita del Palatino. Senza costi aggiuntivi. Anzi con la novità dell’omaggio di una mappa di Palatino-Foro Romano-Colosseo (perché il biglietto è unico). Si tratta della spianata, una vera terrazza, di 110 per 150 metri, denominata “Vigna Barberini” e che dal 1909, quando la proprietà passò dalla famiglia Barberini al demanio dello Stato, non era mai stata aperta al pubblico.
La “Vigna-terrazza” è collocata allo spigolo del Palatino che sovrasta l’arco di Costantino e il Colosseo (come orientamento è la terrazza nord-orientale). Da qui inizia una sequenza da kolossal cinematografico, ma di vera storia, con i monumenti a distanza ravvicinata o in una inedita prospettiva, “infilati” uno nell’altro come gli archi di Tito e Settimio Severo nel Foro. Insomma si è in alto, ma non troppo in alto.
La sequenza comincia da destra. Dalla cupola di San Gregorio al Celio e dal campanile romanico della basilica dei Santi Giovanni e Paolo: attraverso le bifore filtra il cielo. I pini ad ombrello e i cipressi del Celio. Sullo sfondo il retro di San Giovanni in Laterano, le sagome delle statue del coronamento della facciata della basilica. Ai piedi della terrazza, l’arco di Costantino (mai visto dall’alto messo di taglio e in modo da scrutare il piano attico). L’impronta sul terreno della “Meta Sudans”, la fontana in cui i gladiatori andavano a lavare le armi del sangue e delle budella degli avversari affrontati nell’arena. E poi il Colosseo che non ha bisogno di commenti e il formicaio senza soste di turisti e romani. Davanti alla terrazza il tempio di Venere e Roma (anche lui sarà riaperto al pubblico), la sagoma di Santa Francesca Romana, mentre “avanza” il Foro Romano. L’arco di Tito (che è il punto per arrivare, nello spazio di 150 metri circa, alla “Vigna Barberini”). Dietro, la mole cavernosa della Basilica di Massenzio. Il Foro Romano. La cupola dei Santi Luca e Martina. Il retro del Vittoriano con i cavalli delle due bighe ritagliati nel cielo che sembrano pronti a scattare al galoppo (la collina di Monte Mario è sullo sfondo, con l’osservatorio astronomico e le orribili antenne). Accanto al Vittoriano è la mole squadrata della basilica dell’Ara Coeli. E si chiude col Campiglio, il lato burocratico del “Tabularium”, ma sempre Campidoglio. E fra un pino marittimo e l’altro ecco la torre.
Ma un pezzo di Palatino, il colle dei palazzi degli imperatori, dei templi eretti dagli imperatori, delle più antiche testimonianze di Roma, non può essere solo un punto panoramico. E infatti la “Vigna Barberini” non lo è. Intanto alla “Vigna” si arriva dall’arco di Tito: faccia all’arco si sale a sinistra per il Clivo Palatino per circa 150 metri come detto, fino a una breve galleria ancora sulla sinistra, che una cancellata sbarrava al pubblico. Superata la galleria si è nella “Vigna” che ha ancora l’aspetto di campagna. La soprintendenza speciale per i beni archeologici diretta da Angelo Bottini, ha giustamente mantenuto il prato verde circondato, meglio protetto per due lati da un muro come un improvviso “hortus conclusus”, “horto secreto”. Un’impressione rafforzata dalla presenza di due piccole chiese. Quella più in basso, angolo Nord della “Vigna”, è San Sebastiano detta al Palatino, quella nella posizione superiore, all’esterno della “Vigna”, lato meridionale, San Bonaventura con convento.
Il muro più alto appartiene al sontuoso palazzo imperiale costruito da Domiziano, il terzo ed ultimo imperatore dei Flavi che regnò (e costruì mezza Roma) dall’81 al 96. Nella “Vigna” era uno dei nuclei del palazzo. Un corpo avanzato “che doveva apparire come una grande spianata centrale circondata da un alto porticato a più piani che sul lato meridionale disegnava un ampio emiciclo”. I visitatori forse non se ne accorgeranno, ma il vialetto a ghiaino vuole richiamare la forma ad emiciclo. Purtroppo per ragioni di sicurezza i resti del palazzo sono stati
scavati ed interrati.
Nella parte centrale della terrazza sono state trovate tracce di filari di piante coltivate in anfore il che fa pensare a un giardino con quel che ne segue di fontane, viali, aiuole e di ipotesi. Una “assai verosimile” è che qui siano stati i giardini di Adone, gli “Adonaea” ricordati dal sofista greco Filostrato che racconta dell’incontro fra Domiziano e il filosofo greco Apollonio di Tyana “in un luogo pieno di piante in vaso” che era nel Palazzo Flavio. Adone era divinità orientale legata al mondo funebre e agreste, dall’esistenza effimera. Nelle feste a lui dedicate si seminavano in vaso piante a rapida crescita (come malva, orzo, finocchio) che altrettanto presto morivano seguendo il breve volgere del dio.
Ora tutta la parte centrale della terrazza è occupata dalle basse strutture, esattamente il basamento (60 per 40 metri) scavato negli anni Trenta del Novecento, di un tempio dedicato al Sole probabilmente in tarda età severiana da Elagabalo che regnò dal 218 al 222. L’imperatore si identificava col Sole, altro culto orientale, questa volta del sovrano vivente, e la costruzione del tempio era il tentativo di trasferire in Roma quel culto. Per rafforzare il tentativo – come ricorda Maria Antonietta Tomei, responsabile dell’area Foro Romano-Palatino, Elagabalo riunì nel santuario gli oggetti più sacri di Roma: il simulacro di Cibele, gli “ancilia”, gli scudi di Marte custoditi nella Regia, il fuoco di Vesta, il Palladio quest’ultimo il simulacro di Atena che Enea avrebbe portato con sé da Troia. Dal Palladio la zona era chiamata nel Medio Evo “Pallara” e la chiesa di San Sebastiano era diventata Santa Maria in Pallara.
La chiesa (origine del X secolo poi ricostruita nel 1624), sorge sul lastricato del tempio del Sole ed è legata al martirio di Sebastiano, stimato ufficiale della guardia pretoriana di Diocleziano e Massimiano, il 20 gennaio 288. Sulla scalinata del tempio, alla presenza di Diocleziano, Sebastiano fu invitato all’abiura della fede cristiana che lui invece confermò.
Anche la chiesa di San Bonaventura (alla quale si arriva con l’omonima, stretta via, fra Palatino e “Vigna”, percorsa da rari turisti e ignorata dai romani), costruita nel 1675 è stata innalzata sui resti del palazzo imperiale e su di una enorme cisterna alimentata dall’acquedotto Claudio, al servizio del palazzo e poi delle terme severiane costruite poco distinte da Settimio Severo.
Nell’angolo sinistro della “Vigna” è la recinzione di un cantiere di scavo, ma che fa parte del percorso di visita perché la soprintendenza vuol far vedere il lavoro degli archeologi e quello che hanno già trovato. E che potrebbe essere l’individuazione di una delle realizzazioni più affascinanti del mondo romano: la “sala da pranzo” girevole, la “paecipua coenatio rotunda”, la “peculiare” sala di cui parla Svetonio, che girava notte e giorno ad imitazione del movimento della Terra, e che Nerone aveva fatto costruire per sbalordire gli ospiti di questa parte della Domus Aurea sulle pendici del Palatino.
In una struttura “particolarmente complessa” di cui si ignorano le dimensioni, a pianta centrale, gli archeologi hanno svelato un ambiente di forma circolare con muri perimetrali (spessore 2,10) e del diametro di 16 metri. Al centro di questo spazio è un impressionante, “possente”, pilone circolare (diametro quattro metri) e “verosimilmente” di oltre dieci metri di altezza, formato da mattoni sagomati. Dal pilone partono, come rami da un albero meglio come le braccia di un gigante che devono sostenere un peso immane, e si collegano ai muri perimetrali, “due serie sovrapposte di archi a raggiera” che coprono un primo piano ed un secondo livello. Sono attualmente visibili sette archi: quattro del livello superiore (uno solo integro), e tre di quello inferiore. La mancanza di decorazione, di materiali di pregio, fa pensare che questi siano ambienti di servizio.
Sul piano degli archi, che sono a un metro e mezzo-due dalla superficie, sono state trovate finora tre cavità semicircolari, “scodelle” di poco più di venti cm di diametro. L’ipotesi è che siano alloggiamenti di meccanismi che facevano scorrere un pavimento di legno, quello della “sala da pranzo” girevole. In quelle cavità è stato trovato anche materiale di “strana consistenza” che ora è in esame, di origine minerale, ma non solo (grassi, pece?) che poteva servire a lubrificare quei meccanismi e facilitare lo scivolamento.
Un altro aspetto rafforza l’ipotesi della “sala da pranzo” neroniana. Da qui si godeva un panorama incredibile che non era il Colosseo (costruito dopo dai Flavi), ma il laghetto che occupava il fondo della valle e che faceva parte della “Domus Aurea”, e le pendici sovrastanti del colle Oppio sulle quali era l’altro nucleo della “Domus” (la quale “occupava” il centro di Roma e nuove zone per oltre 100 ettari).
Gli archeologi sono arrivati a questa scoperta (in ogni caso eccezionale) per puro caso – osserva Maria Antonietta Tomei che dirige lo scavo – e cioè per mettere in sicurezza quella parte della terrazza “in pericolo a causa del dissesto idrogeologico” che coinvolge le potenti sostruzioni in laterizio realizzate per ottenere la grandiosa spianata.
C’era anche una parte manuale nel movimento della “sala da pranzo”? Nulla può essere azzardato a questo punto dei ritrovamenti, premette Françoise Villedieu del Cnrs (il Consiglio nazionale delle ricerche francese), coordinatrice dell’équipe che conduce lo scavo. Certamente si tratta di una struttura unica nell’architettura antica, romana o greca. “Super unica” rincara il professor Fausto Zevi.
L’epoca della struttura è certamente neroniana, dopo l’incendio del luglio 64, perché non sono state trovate tracce di questo disastro. Ebbe una vita, una frequentazione, brevissima, dal 65 al giugno del 68, l’anno del suicidio dell’imperatore aiutato da un servo.
Quali sono state le reazioni degli altri archeologi? “Come al solito – osserva Françoise Villedieu – si sono divisi fra favorevoli al ritrovamento e contrari. Ma i contrari con ci aiutano con qualche alternativa”. Vale la pena ricordare che finora molti (tutti?) gli archeologi ricercavano la “sala da pranzo” girevole sul colle Oppio, nell’altra porzione della “Domus Aurea”, nella sala ottagonale.
Per saperne di più bisogna allargare lo scavo e di fronte all’eccezionalità degli “indizi” Roberto Cecchi, commissario delegato per gli interventi urgenti nelle aree archeologiche di Roma e Ostia Antica, ha stanziato altri fondi. Si vuole rimettere in luce l’intera architettura per verificare se si tratti veramente della “sala” girevole. Come “effetto collaterale” ci sarà l’alleggerimento della spinta della terra in quell’angolo della terrazza della “Vigna”.
Lo scavo è stato già esteso di nove metri verso la valle del Foro. Dice Françoise Villedieu: finora è stata messa alla luce la struttura del giardino severiano sconvolto in epoca rinascimentale per la ricerca dei materiali. Al centro della piccola area è un blocco irregolare di marmo, superstite
del complesso monumentale severiano, quello che rimane del lavoro di marmorari e scalpellini che dovevano completare i palazzi delle grandi famiglie romane e preparare il materiale per le famigerate “caldare” usate per sciogliere i marmi di Roma antica e farne calce. Sul terreno sono le tracce delle lastre di marmo che sostenevano la decorazione del giardino. “Stampato” sul terreno è uno scheletro umano, completo, forse medievale. Sono state trovate anche due tombe a cappuccina di VI-VII secolo.
Lo scavo è stato iniziato lo scorso giugno con fondi ordinari della soprintendenza di Roma ed ora si allarga con fondi del commissariamento per gli interventi urgenti. La “Vigna Barberini” viene finalmente aperta al pubblico. C’è un nuovo strumento di informazione per i visitatori. La mappa (italiano-inglese) preparata dalla Electa, distribuita gratuitamente col biglietto, che riporta 31 monumenti di Palatino-Foro Romano e dei due piani del Colosseo, le fontanelle d’acqua (otto), i wc (sei). Questi visibili risultati hanno fatto osservare al sottosegretario Francesco Giro che il “commissariamento sembra che funzioni. Senza commissionare nessuno” come si paventava, “secondo un programma concordato tra il soprintendente Bottini e il commissario Cecchi”. E ci sono, in vari stadi di esecuzione, 41 progetti per mettere in sicurezza, ripulire, aprire nuovi percorsi di visita, attrezzare con nuova segnaletica e informazioni, rendere piacevoli, far convivere l’archeologia e importanti lavori pubblici, procedere in sintonia con il Comune di Roma. Nell’area centrale di competenza statale, nel centro storico, in 13 municipi suburbani, nel Museo Nazionale Romano, ad Ostia Antica. Il commissariamento non sarà per l’eternità – ha detto Giro – ma si può prevedere una durata di ancora un anno. Nell’azione di tutela il sottosegretario ha reso testimonianza delle iniziative del precedente governo, dell’allora ministro Rutelli.
Notizie utili – Foro Romano, Palatino, Colosseo. Apertura tutti i giorni dalle 8,30 ad un’ora prima del tramonto. Il biglietto permette l’ingresso ai tre siti. Biglietto intero 9 euro, ridotto 4,50; supplemento 3 euro per mostre.
Informazioni e prenotazioni: 06-39967700. www.pierreci.it.
da LA REPUBBLICA
Turismo in Lituania in treno a vapore
Posted by: | CommentsLituania in treno a vapore
Un itinerario attraverso le pianure dell’est Europa. Un percorso ricco di suggestioni letterarie e scoperte paesaggistiche. Che non deluderà gli appassionati di storia e i cultori di treni e binari
di Francesco Zardo
I suoi fuochi sembravano spenti per sempre e invece è tornato a far bruciare il carbone e a far sentire forte il suo fischio: il treno a vapore Siaurukas, in Lituania, offre ai turisti la possibilità di visitare i luoghi di un’Europa minimale e allo stesso tempo piena di attrattive e di fascino, la cui identità storica, politica, culturale e linguistica è in grado di conquistarci per la sua particolarità e originalità, sia rispetto all’area occidentale sia nei confronti dell’Est del nostro continente.
La linea ferroviaria della regione Aukštaitija corre nel nord del Paese, a metà strada fra la capitale lituana Vilnius e Riga, quella della Lettonia: risalente al 1890 e lunga 179 km è una sorta di museo a cielo aperto per gli appassionati di storia e natura, e anche per i cultori di treni e binari. Oltre alla possibiltà di un viaggio individuale, l’organizzazione che gestisce oggi questo suggestivo pezzo di strada ferrata offre l’opportunità a gruppi organizzati di riservare interi vagoni o anche l’intero convoglio, per immergersi nell’atmosfera fuori dal tempo di questi luoghi e scegliere percorsi di visita nell’entroterra lituano.
Un viaggio fra le pianure dei freddi luoghi dell’Est europeo richiama al passeggero le emozioni di Anna Karenina (ma non pensate al tragico epilogo, per carità), i paesaggi e le suggestioni dei romanzi di Tolstoj, legate all’immagine di un treno in movimento che attraversa lo spazio e il tempo, lascia dietro di sé le esperienze appena passate e volge la mente e lo sguardo alla curiosità di quelle che stanno per arrivare.
Nel calore dei vagoni, nel vociare degli sconosciuti con cui si condivide il percorso, scorrono sui finestrini le estese pianure, la neve, di un paesaggio in molti tratti identico a com’era oltre un secolo fa, quando la ferrovia fu inaugurata. Sono immagini che fuggono in un istante eppure rimangono impresse nell’animo, unite ai pensieri che si susseguono veloci come il treno.
Partendo da Anykšèiai, sulle rive del fiume Šventoji, ci dirigiamo a Panevéþys, una cittadina ricca di attrattive naturali e artistiche: si può scegliere di visitare la vasta collezione di farfalle o quelle di ceramiche nel Museo delle tradizioni locali, di assistere a uno spettacolo di musiche e balli del posto al teatro del musical o a uno spettacolo di marionette, altra attrattiva tipica della zona, e ammirare le varie declinazioni del barocco nei numerosi luoghi di culto.
Ciò che caratterizza il paesaggio sono i mulini a vento, sparsi per tutta città, in alcuni dei quali sono stati ricavati hotel e punti di ristoro. Si può anche pernottare con poco, in questi luoghi, come anche gustare la gastronomia locale, tipicamente nordica, a base di maiale, patate, barbabietole e tuberi e con un’originale declinazione ottenuta grazie all’impiego dei semi di papavero.
E poi si risale in treno, via alla volta di Troškûnai, un villaggio che conserva la forma e la struttura del possedimento feudale e insieme una lunga tradizione di storie e leggende. Sulla via del ritorno ad Anykšèiai, se la giornata è limpida, si può immaginare una passeggiata attraverso la campagna boschiva: tra le riserve naturali si può ammirare il leggendario masso di Puntukas, una pietra di oltre 200 tonnellate poggiata su terra friabile, mai sprofondata.
Secondo la leggenda il sasso è stato lasciato lì dal diavolo che poi ha dimenticato di portarlo via. Anche qui richiami letterari: questa valle è stato il luogo di ispirazione del più famoso poema lituano, “Il boschetto di Anykšèiai” di Antanas Baranauskas.
E ancora c’è da visitare la chiesa neogotica di San Matteo e l’antica stazione ferroviaria, monumento eccezionale conservato esattamente come quando fu costruito, alla fine dell’Ottocento.
Questo treno e questo viaggio può essere anche l’occasione di incontri professionali e conferenze: a bordo dell’antico Siaurukas è possibile organizzare congressi originali e personalizzati. Altro luogo suggestivo per questo scopo è il monastero di Troškûnai e, ancora più spaziosa, la stazione ferroviaria di Panevëþys.
da LA REPUBBLICA
Cansiglio il bosco incantato
Posted by: | CommentsUn angolo incantato di Friuli
Cansiglio, foresta d’autunno
NICOLETTA SPELTRA
Benvenuti nel bosco delle fiabe. Il cartello non c’è ma potrebbe!
La Foresta del Cansiglio, con i suoi quasi settemila ettari di verde divisi tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, infatti, ha tutte le carte in regola per diventare l’ambientazione di un racconto fantastico. Forse non fu un caso se la vecchia Bianchina di Stepan Zavrel, pittore e illustratore di libri per ragazzi, nel 1968 si fermò proprio da queste parti. L’artista, arrivato in Italia nove anni prima attraverso una rocambolesca fuga da Praga, prese casa, una solida casa di pietra, a Rugolo, frazione di Sarmede, quasi ai margini della foresta.
E qui fondò una sorta di cenacolo culturale grazie al quale, nel 1982, divenne realtà il sogno che accarezzava da tempo, quello di una Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia che si decise di intitolare “Le immagini della fantasia”, che nel tempo ha ospitato grandi artisti come l’indimenticabile Emanuele Luzzati e che è diventata passo a passo una delle più significative del settore. Il conto è presto fatto: l’edizione di quest’anno è la ventisettesima.
Si tiene dal 18 ottobre al 20 dicembre ed ospita le opere di illustratori di oltre venti nazioni. Due sezioni speciali sono dedicate quest’anno ad un ospite d’onore, l’artista spagnolo Emilio Urberuaga, e ad un tema monografico: “Echi di mari lontani, fiabe dall’Oceania”, che dà spazio ai miti e ai racconti fantastici di popoli come gli Aborigeni australiani e i Maori della Nuova Zelanda . In più ci saranno, com’è consuetudine, spettacoli, letture animate, incontri con gli artisti, corsi e laboratori di scrittura creativa e disegno, aperti ad adulti e bambini. Le Fiere del Teatro, in programma per due domeniche, il 29 novembre e il 6 dicembre, porteranno nelle strade burattinai, cantastorie, equilibristi e giocolieri, clown e mangiafuoco. E Sarmede si trasforma così in un grande cantiere dell’immaginazione.
Intanto anche la foresta vive un momento molto particolare. All’inizio dell’autunno i cervi che popolano le faggete del Cansiglio sono nel pieno della loro stagione degli amori. I maschi escono dal fitto del bosco per spostarsi nelle radure ed emettono lunghi richiami per attirare le femmine e iniziare la loro danza di corteggiamento. Al tramonto, da una certa distanza, si può cercare di assistere a questo rito seguendo le istruzioni delle guide del Centro di Educazione Naturalistica Vallorch.
Ma il Gran Bosco del Cansiglio, lo stesso da cui un tempo si approvvigionava di legno la Serenissima Repubblica Marinara di Venezia per costruire le navi della propria flotta, è popolata anche di daini, caprioli, lepri, ghiri, poiane, e civette. Attorno alle lame, le pozze d’alpeggio, ci sono tritoni e salamandre, oltre ad uccelli acquatici come ballerine e gheppi. Sempre qui, inoltre, si assiste ad un particolare fenomeno
atmosferico, quello dell’inversione termica, per cui l’aria si riscalda con l’aumentare della quota. Accade così che nel fondo del grande catino, dove la temperatura è più bassa, ci siano pascoli e praterie, mentre salendo si incontrano boschi di conifere e, ancora più su, di latifoglie.
Di emozione in emozione, ci si avvicina, in quel di Fregona, comune di poche migliaia di abitanti nel trevigiano, alle Grotte del Caglierion, cavità naturali di arenaria scavate nella montagna dal torrente Caron e ingrandite dagli abitanti della zona che nei secoli passati traevano da qui la “pietra dolz” per le rifiniture delle case. E’ possibile seguire il cammino delle acque all’interno delle grotte grazie ad un percorso pedonale fatto da arditi ponticelli in legno.
Poi, una volta usciti dal bosco conviene proseguire per andare alla scoperta dei borghi e delle frazioncine che circondano Sarmede perché sulle facciate o negli interni di diversi edifici si trovano gli affreschi realizzati da Zavrel e da alcuni dei suoi amici pittori come omaggio a questi luoghi.
da LA STAMPA











