Archive for May, 2009
Canarie crisi turismo e disoccupazione
Crisi del turismo, crollo del traffico aereo, continui sbarchi di clandestini, stato di calamità. Non stiamo parlando dell’Italia, di Malpensa, di Lampedusa o dell’Aquila, ma delle isole Canarie: nel paradiso delle vacanze la grave congiuntura economica internazionale sta picchiando duro, causando non pochi grattacapi al governo locale e al primo ministro spagnolo José Luis Zapatero, alla vigilia delle elezioni europee.
PARADISO MINACCIATO – Clima costante e gradevole tutto l’anno,
incredibili scenari naturali (dai deserti sabbiosi alle foreste tropicali), spiagge da sogno: fino a pochi mesi fa gli abitanti delle Canarie potevano lamentarsi solo del massiccio flusso di immigrati clandestini provenienti dalle vicine coste africane (in cambio di accoglienza e soccorso, comunque, l’arcipelago riceve aiuti governativi ed europei). Oggi, invece, la prima preoccupazione degli isolani non sono gli zatteroni colmi di disperati, ma la disoccupazione, schizzata al 26% contro il 10% circa dello scorso anno. Su dieci posti di lavoro persi nella Ue, otto li brucia la Spagna, ma il dato canarino è sensibilmente superiore a quello nazionale (20% circa).
IL PESO DEL TURISMO – Il guaio delle Canarie è che il 70% del Pil locale è prodotto dal turismo. Il resto dall’edilizia (strettamente connessa al turismo), dall’agricoltura e da un debole apparato industriale. Nel 2009, per ora la bilancia turistica segna -13,38%: gli alberghi licenziano, bar e ristoranti pure e i cantieri si bloccano. Le isole più colpite sono Lanzarote e Fuerteventura. Il guaio è che la maggior parte dei turisti che visitano le Canarie proviene dai Paesi europei più colpiti dalla crisi economica: Regno Unito, Irlanda, Islanda, Spagna continentale. La compagnia aerea regionale Binter Canarias ha avuto un calo di traffico del 44,5% nel primo trimestre 2009 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (dati diffusi a maggio).
STATO DI EMERGENZA – Un isolano su quattro è disoccupato. Il sindaco di Tenerife, Miguel Zerolo (del partito regionalista Cc), ha proclamato lo «stato d’emergenza sociale», in tutto e per tutto identico negli effetti allo stato d’emergenza proclamato per calamità naturali o sanitarie: in pratica, lo scopo è abbattere i tempi della burocrazia; prima,
per bonus assistenziali anche di soli 30 euro si potevano perdere in scartoffie otto mesi. Centinaia di isolani, tra cui molte giovani coppie, non riescono a far fronte alle spese e affollano le mense della Caritas. Gli iscritti al collocamento sono aumentati del 50%.
LA REAZIONE – Il premier Zapatero, in un’interrogazione parlamentare, ha promesso «priorità assoluta alle isole» e un «piano strategico integrale» per aiutarle. Sono allo studio misure di credito agevolate per l’industria turistica e l’abbattimento delle tasse aeroportuali. Via libera anche alla costruzione di una linea ferroviaria sull’isola di Gran Canaria: i cantieri dovrebbero produrre 5 mila posti di lavoro. Il governo regionale ha dato il via libera alla formazione di un corpo di polizia locale prevedendo la formazione e assunzione di 300 agenti (ma prima dello scoppio della crisi i piani prevedevano di addestrarne 1.500). Timidi segnali di ripresa, secondo gli albergatori canarini, si segnalano già per quanto concerne la stagione invernale, che nell’arcipelago tradizionalmente non è meno affollata di quella estiva.
da IL CORRIERE DELLA SERA
Forum del Turismo
Investire sul futuro e creare innovazione: queste le scelte strategiche che il comparto turistico deve compiere per contrastare la frenata dei consumi e rilanciare il settore.
Ma quali sono le leve a disposizione degli operatori per valorizzare la filiera? Destagionalizzare per stimolare la crescita delle economie regionali, organizzare l’offerta turistica in una logica di sistema, creare politiche di promozione nazionali e internazionali potrebbero rappresentare le scelte vincenti.
Per un confronto sui temi di stretta attualità, Il Sole 24 ore organizza domani , 27 maggio, alle ore 9.00 presso la sede di Via Monte Rosa 91 la terza edizione del Forum Turismo, l’importante appuntamento del settore che ha visto la presenza di circa 1000 partecipanti nelle ultime due edizioni.
Interverranno fra gli altri: Renzo Iorio, Vice Presidente Vicario Federturismo Confindustria, Corrado Peraboni, Amministratore Delegato Fiera Milano Expocts, Claudio de Polo Saibanti, Presidente Fratelli Alinari – Fondazione per la Storia della Fotografia , Fabrizio Guelpa, Responsabile Ufficio Industry & Banking, Intesa Sanpaolo e Michele Vianello, Vice Sindaco Città di Venezia.
da IL SOLE 24 Ore
Turismo nuovo tra montagna e famiglia
I nuovi «montanari» navigano in internet e abitano baite supertecnologiche a impatto zero. Sono soprattutto giovani famiglie che, lasciato il lavoro in città, vanno a vivere nelle “terre alte”: da bancari a pastori. Più frequentemente si tratta di ritorni al paese dei genitori o dei nonni, ma è in crescita anche una forma di neoruralismo, per nulla romantico ma molto concreto e fondato su basi di tornaconto economico.
Per l’antropologo che studia le comunità di montagna, il futuro è migliore di quanto si pensi. «Internet salverà la montagna? È una delle potenzialità da sfruttare, certamente non l’unica, insieme alle nuove tecnologie non invasive, ecocompatibili e pulite», dice il presidente generale del Cai, Annibale Salsa, ligure di Savona e docente di Antropologia filosofica e Antropologia culturale all’Università di Genova, che oggi chiuderà l’assemblea dei delegati del Club alpino italiano. A Lecco, per due giorni si sono ritrovati i 1.100 delegati in rappresentanza di 308.339 soci (oltre tremila in più rispetto al 2007) di 489 sezioni e 305 sottosezioni, per pianificare i nuovi programmi del sodalizio, sempre più impegnato a valorizzare la montagna e sostenere le popolazioni che la abitano. Comunità che già dovevano fare i conti con un ambiente «difficile e precario» e che oggi si trovano a fronteggiare una crisi, che picchia duro anche intorno a “quota mille”.
«La crisi di oggi – spiega Salsa – è provocata dal fatto che l’economia globalizzata non tiene conto del principio di territoralità, ma veicola un modello planetario regolato dalle categorie della quantità e non della qualità. Invece, la vita in montagna non può prescindere dalla qualità e, anche per questa ragione, le nuove tecnologie, ecocompatibili e pulite, il terziario avanzato, il turismo leggero rappresentano le nuove potenzialità sulle quali la gente di montagna deve lavorare».
Avendo annullato il dualismo centro-periferia, la rete che tutto connette ha avvicinato due mondi, la pianura e la montagna, per secoli divisi da un profondo fossato economico e culturale. Un avvicinamento appena iniziato e ancora ben lontano dall’essere completato, come ben testimonia la nuova “guerra dell’acqua” scoppiata tra la Valtellina e le società idroelettriche di Milano, per lo sfruttamento delle acque di caduta
per la produzione di energia.
«La rivoluzione industriale in Italia – spiega Salsa – ha avuto inizio nella fascia pedemontana a sud delle Alpi, proprio grazie allo sfruttamento della forza motrice di fiumi e torrenti. È inaccettabile, però, continuare a ritenere ovvio e scontato che la pianura possa sfruttare a piacere queste risorse. La città non può sottrarre questi beni alla montagna, che non è più, come avveniva una volta, condannata deterministicamente a un ruolo di marginalità». Una condizione, anche psicologica, difficile da scalfire in una popolazione che è colpita da «spaesamento» e da «disagio esistenziale».
«Fortunatamente – aggiunge Salsa – oggi assistiamo a un’inversione di tendenza, a un ritorno alla montagna che fa guardare al futuro con ottimismo. Una forma di neoruralismo che si fonda su modelli agro-silvo-pastorali di nicchia legati alla qualità dei prodotti e degli stili di vita; l’esatto contrario dell’economia globalizzata, rispetto alla quale la montagna sarà sempre perdente».
In questo contesto, anche il Cai è impegnato in una riflessione interna che porti il sodalizio a rappresentare e valorizzare sempre meglio quella “cultura alpina” oggi minacciata da più parti. Una cultura che ha nel “senso del limite” uno dei suoi punti di forza. «In un passato anche recente – conclude Salsa – in montagna il limite era tecnico, imposto dalle condizioni ambientali. Oggi non è più così, perchè con le nuove tecnologie anche la montagna non rappresenta più un ostacolo insormontabile. Per questo motivo è allora urgente costruire una nuova “cultura del limite” ed è importante farlo insieme, in modo condiviso. Così, l’ambientalista non dovrà più preoccuparsi delle ambizioni del costruttore, perchè entrambi avranno maturato una cultura, condivisa, del rispetto della montagna. Noi del Cai lavoriamo perchè questo sogno diventi presto realtà».
da AVVENIRE
Maldive e Kanuhura, isola e paradiso
A nord di Malè si trova Kanuhura, aperta al turismo da poco tempo, un’ isola in mezzo all’ Oceano Indiano che è uno splendido paradiso tropicale, le costruzioni presenti sono create con materiali rigorosamente naturali, tra ville e bungalows ne contiamo 97, alcuni situati nelle spiagge ed altri costruiti in modo tipicamente isolano, ovvero su delle palafitte.
Per giungere all’ isola è possibile partire con un idrovolante da Malè, ed in poco più di 35 minuti vi ritroverete a sorvolare un panorama di indiscussa bellezza, e sarà pressochè impossibile non rimanerne incantati.
L’atollo offre una vacanza rasserenante di totale relax o sportiva praticando immersioni in un mare denso di attrazioni grazie a una barriera corallina che annovera una delle faune ittiche più belle al mondo, si resta affascinati dall’ incredibile quantità di vita che pullula nelle acque circostanti piene di coralli e pesci dai mille colori e forme.
I locali che ospitano i villeggianti sono tutti forniti di terrazze private, mini bar, aria condizionata, tv e stereo con cd, email, cassaforte e tanto altro in modo da garantire un livello di comfort elevatissimo malgrado l’apparente naturalezza delle abitazioni, oltretutto nella zona notte è possibile assaporare il fascino esotico che trasmette il dormire in un letto a baldacchino completo di zanzariera.
Per i più salutisti è disponibile la Veyoge Spa, che mette a disposizione degli ospiti una serie di trattamenti rilassanti per il corpo, dei massaggi con fragranze e olii naturali, idromassaggio e lezioni di aerobica.
da WEBLUXE
Coca Cola contro Turismo?
Adriatico in rivolta contro lo spot della Coca-Cola. “Invita la gente a restare in casa, e i nostri affari?”
VENEZIA
Ha cominciato Caorle, cittadina del litorale, seguita dalla Regione con in testa l’assessore al Turismo. Lo sciopero della Coca-Cola, accusata di aver assestato un colpo quasi mortale al turismo in una stagione difficile, è già in atto: a Caorle la Coca è bandita e al suo posto è caldamente consigliato il chinotto. Il sindaco Marco Sarto ritiene «imperdonabile» il messaggio e la multinazionale corre ai ripari: mentre Giulia (sarà una coincidenza) da qualche giorno flagella con minore insistenza i timpani degli ascoltatori, un incontro tra le parti è già fissato per trovare una soluzione e porre fine alla protesta.
Le bollicine dividono
Lo spot è diventato in Veneto un caso politico che da giorni unisce e divide. Lancia in resta è partito il sindaco Sarto, invitando tutti gli esercenti della sua città a boicottare la bibita e chiedendo l’appoggio degli altri centri del litorale «con i quali – ha voluto ricordare – già in passato abbiamo condiviso tante iniziative ». Il primo a sostenerlo è stato l’assessore al Turismo Franco Manzato: «Intanto, è bene far sapere che quando si sta in famiglia qui da noi in Veneto si beve del buon vino e non una cosa in lattina. E poi, per stare bene non serve chiudersi in casa». A ruota, ha sottoscritto il presidente della Provincia di Treviso, il leghista Leonardo Muraro: «Una famiglia serena può tranquillamente visitare delle belle località turistiche». Dagli altri sindaci, però, Sarto non ha trovato la solidarietà che si aspettava. Dalla confinante Eraclea, Graziano Teso la prende larga e dichiara «sto con Vasco Rossi», dunque «Bollicine, sempre e comunque»; dalla più celebre Jesolo Francesco Calzavara non scende nell’arena: «Quello spot non ci cambierà la vita, anzi approfitto per dire che la Coca-Cola potrebbe investire da noi, con tutto il fatturato che i nostri turisti le garantiscono ogni anno».
Chinotto per sempre
Gli esercenti di Caorle sono pronti al chinotto a oltranza, tanto più che qui arrivano un sacco di tedeschi che ne vanno matti; gli altri dicono che non servirla è impossibile anche se, complice proprio quella crisi che Giulia dice di scacciare a colpi di lattina e partite a carte, sono le imitazioni quelle che vanno forte in questo periodo. Man forte a Sarto arriva dall’Apt che unisce a Caorle la località che confina con il Friuli, Bibione, e dal vicepresidente dell’Ascom di Portogruaro Massimo Zanon: «Quello spot è un vero colpo basso, un calo di stile senza precedenti. Gli italiani
avranno anche tanti difetti, non certo quello di tapparsi in casa a fissare una bibita in lattina».
La rivolta sul Web
Dopo la bufera (che ha spaccato perfino il suo Consiglio comunale, con metà minoranza che lo appoggia e metà che gli dà addosso), Sarto sembra disposto ad aprire uno spiraglio alla trattativa e nei prossimi giorni incontrerà i rappresentanti milanesi della multinazionale. L’idea, fa capire, è quella di far passare un messaggio positivo per entrambi: bevetevi la Coca in famiglia, purché tutta la famiglia sia in spiaggia o al ristorante. Senza saperlo, in ogni caso, Sarto rischia di diventare l’eroe di una comunità virtuale che da giorni, sul Web, si scaglia contro Giulia e tutti i suoi parenti: c’è chi la vede chiattona a forza di pizza, salame e bollicine e chi si augura che la Torre di Pisa, a forza di pendere, le caschi in testa. Chi abita a Milano le chiede se vuol provare ad andare al lavoro in una metropoli con la sua bella biciclettina scacciacrisi; quanto alla rivendicata indifferenza per le cene di gala, «chi vuoi che la porti dietro, una così». Spopolano spot alternativi su Youtube e lo sfregio si allarga alla famiglia: deve per forza avere un fratello campione condominiale di rutti. «Solo una pisana può bere la coca con il ragù »: è la pietra tombale, ci pensa un livornese.
da LA STAMPA
