Dati turismo benessere Relais & Chateaux
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L’Associazione della lussuosa catena alberghiera nata in Francia segnala dati critici per il 2008, ma arriva la ripresa grazie ai last minute e alla voglia di coccole
MILANO
Il 2008 è stato difficile per Relais & Chateaux, l’associazione creata in Francia nel 1954 che riunisce 480 alberghi “de charme” e ristoranti gastronomici presenti in 56 Paesi, tutti esclusivi e di alta categoria a livello internazionale. Ma negli ultimi mesi si vedono i primi segnali di miglioramento e l’Italia è in controtendenza nell’area benessere-spa.
Per quanto riguarda l’Italia, appunto, nel 2008 il gruppo ha registrato un fatturato in calo di 105 milioni di euro rispetto all’anno precedente (-5,6%) ma, secondo i primi dati sul 2009, per ora disponibili solo a livello internazionale, i ricavi del mese di maggio sono saliti del 13% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.
Tra le attività che sembrano al riparo dalla congiuntura economica negativa il settore Spa-benessere: nel 2008 la crescita del gruppo nel comparto è stata, sempre a livello mondiale, del 2,2%, che diventa +4,7% considerando le sole strutture italiane, mentre per le attività puramente alberghiere e di ristorazione il calo è stato rispettivamente del 2,8% e del 3,7%.
La maggior parte delle persone che soggiornano nelle strutture di Relais & Chateaux è in viaggio per turismo. Solo il restante 15% - percentuale in calo - è in giro per affari. 
Per quanto riguarda gli ultimi mesi emerge come, dopo un’importante flessione sia a livello di fatturato (oltre il 20%) che di prenotazioni oltre il 10%) - con picchi negativi a cavallo tra fine 2008 e inizio 2009 -, sia in atto un’evidente ripresa, sulla spinta dell’aumento delle prenotazioni, con un +13% a maggio 2009 rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre il dato tendenziale riferito al mese in corso segna al momento un +25%.
E’ probabile che la crisi - ha ipotizzato il presidente del gruppo jaume tapies - abbia indotto i clienti ad aspettare l’ultimo momento per prenotare.
Tra i diversi canali di vendita utilizzati da Relais & Chateaux, Internet si distingue per la velocità di sviluppo: tra luglio 2008 e maggio 2009 le prenotazioni via Web hanno infatti raggiunto il 47,5% del totale, mentre costituivano il 41,7% nello stesso periodo dell’anno scorso.
da IL CORRIERE DELLA SERA
Suggestiva Cina settentrionale
By · CommentsNella regione dello Shanxi, nel nord del paese, per vedere due meraviglie: le antiche grotte di Yungang, patrimonio dell’Umanità e il monastero a 50 metri da terra costruito nella montagna
Giovanni Scipioni
CINQUE ORE di viaggio da Pechino su un pullman senza molle e con i sedili simili a quelli delle sale attese ferroviarie degli anni Sessanta in Italia. Dal finestrino le distese verdi delle risaie e la sensazione che Datong, città d’arrivo, continui in prospettiva ogni volta che pensi di averla raggiunta. Riesci a chiudere gli occhi per alcuni minuti poi la brusca frenata del coraggioso conducente, ti avverte che sei arrivato.
Speri in un premio, in una gratificazione della natura. Niente da fare. Datong, nella provincia dello Shanxi, nel Nord della Cina, fondata durante la dinastia Han intorno al 200 a. C., posta in mezzo a due rami della Grande Muraglia, è una città bruttissima, arrugginita, intasata e altamente inquinata dalle numerose miniere di carbone. In ogni angolo ci sono operai al lavoro con picconi e martelli pneumatici che costruiscono piloni di cemento con una velocità disarmante. Datong, oltre 2 milioni e mezzo di abitanti, è un enorme cantiere a cielo aperto.
Non vale il prezzo del biglietto e soprattuto non vale cinque lunghe ore su un pullman cigolante e barcollante. Sarà bene dormirci sopra. Il mattino seguente, con un’auto, ci allontaniamo dalla città per un tragitto non facile ma di breve durata. In poco più di mezzora raggiungiamo le grotte di Yungang. E’ la prima ricompensa, il premio per essere arrivati ad Ovest delle montagne.
Tipico esempio dell’arte rupestre buddhista sono le incisioni più antiche di tutta la Cina e dal 2001 sono state inserite nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Sembrano dei cuscini di velluto. Sono 252 grotte scavate nella roccia del Wuzhou Shan, durante la dinastia Wei, tra il 460 e il 494 Ci sono voluti 50 anni di lavoro e un esercito di 40 mila artigiani per la realizzazione. Le grotte visitabili si estendono per circa un chilometro e all’interno puoi incontrare la severa espressione dell’imperatore Taiwu, che conta ben 16 metri di altezza o anche il lieve sorriso, tra il rosso e il turchese, di un Buddha seduto, alto ben 17 metri.
E’ uno spettacolo che va oltre la nostra immaginazione, un incantesimo. La luce inonda le cose e accarezza il viaggiatore affaticato ma mai
stanco. Di nuovo in auto per un’altra mezzora attraversando villaggi che sembrano incompiuti e che si mimetizzano con i campi e le montagne. L’auto ferma davanti ad una delle montagne sacre al taoismo, Heng Shan dove è scavato il Monastero Sospeso (Xuangkong Si). Proviamo a salire. Le nuvole non sono dipinte in un ipotetico soffitto ma avvolgono il viaggiatore che crede di vedere, scoprire e sentire canti e preghiere.
Il tempio, costruito più di 1400 anni fa, si trova a 50 metri da terra e i pali di legno che lo sorreggono sono trattati con olio di paulonia che li rende resistenti alle termiti e alla putrefazione. Salendo e attraverso i 40 padiglioni e terrazze collegati da passerelle sospese nel vuoto, si avverte l’armonico disegno di questa meraviglia. Per un occidentale che ha una cognizione oraria dello spazio e del tempo è difficile pensare che la terra sarebbe diventata lo “specchio trasparente del cielo”. Ma in questo angolo del mondo, a cinque ore di pullman da Pechino, sembra possibile. Perchè sotto il monastero sospeso non c’è niente, qualche nuvola e in fondo al burrone solo la campagna. Per non turbare l’equilibrio dell’universo.
da LA REPUBBLICA
Turismo Liguria nuovo collegamento marittimo
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Muoversi via mare con motonavi agili e confortevoli, per raggiungere, con corse giornaliere alle 9,30 e alle 14, sia per turismo che per affari, alcuni dei borghi più belli e suggestivi della Liguria, come Nervi, Recco e Camogli.
È l’iniziativa avviata già da alcuni giorni da Stl Genovesato, struttura pubblico-privata che progetta e realizza iniziative di valorizzazione turistica nell’area genovese, d’intesa con la società di trasporti marittimi turistici Golfo Paradiso, il consorzio Liguria Via Mare insieme alla Regione.
Ha spiegato ieri Anna Castellano, presidente di Stl, nel corso della conferenza stampa convocata a bordo dell motonave «Città di Camogli»: «Il servizio, per ora a carattere turistico, è un’opportunità per muoversi piacevolmente lungo le coste del Levante, lontano dal traffico e godendo dell’insolita prospettiva del mare. Il progetto si è sviluppato all’interno dell’iniziativa «Vivere il Mare» che punta a rilanciare la vocazione marittimo-turistica di Genova e del suo territorio e che, insieme alle azioni «Unesco e i Rolli» e «Vivere la Natura» rispettivamente dedicate a città e entroterra, contribuisce alla messa a punto di un prodotto turistico integrato che
ha «Genova tra due orizzonti, mare e monti» come messaggio-slogan».
Nino Bozzo, della Golfo Paradiso, ha chiarito i termini del servizio Porto Antico-Camogli con tappe intermedie a Nervi e Recco: «Il biglietto costerà 12 euro andata e ritorno per Camogli, 8 per Nervi e Recco, quattro il biglietto di sola andata. I bambini pagheranno la metà. L’idea è quella di fornire, da lunedì a domenica con motonavi da 300 e 100 posti, un servizio costante di collegamento tra Porto Antico e Camogli. In questa prima fase sarà destinato soprattutto ai turisti, ma quello che vogliamo è tentare di modificare la mentalità dei genovesi che hanno dimenticato il rapporto con il mare». Questo trasporto via mare è stato sovvenzionato con 100 mila euro, tra gli obiettivi anche quello di alleggerire il traffico terrestre che spesso ingolfa la città e anche i paesi costieri. Nelle prossime settimane il nuovo collegamento sarà pubblicizzato attraverso materiali promozionale.
da IL GIORNALE
Vacanze attenzione ai menù
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La maggioranza degli italiani (50,3%) non si fa mai mancare in vacanza la degustazione delle specialità enogastronomiche locali sulle quali è però in agguato il rischio tarocco con i menù acchiappaturisti e i falsi souvenir di prodotti tipici che si moltiplicano lungo tutta la penisola.
È quanto è emerso all’incontro su Le vacanze nel piatto organizzato dalla Coldiretti e dal Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari per affrontare i pericoli che incombono sul piacere più ambito in vacanza dagli italiani, che nel tempo libero sono più facilmente disponibili a rinunciare a shopping, visite culturali, gioco, sport, avventura e la ricerca di nuove amicizie piuttosto che alla buona tavola, sulla base di un’indagine Swg/Confesercenti.
Nel corso dell’incontro sono stati serviti sul piatto alcuni esempi più aberranti delle ricette falsificate nei luoghi turistici, ma è stata allestita dalla Coldiretti anche una mostra dei souvenir autentici insieme ai consigli per riconoscerli dalle etichette: è il caso dell’olio extravergine di oliva per il quale, con il primo luglio 2009, scatta lo storico obbligo di riportare in tutta Europa l’indicazione di provenienza delle olive per impedire di spacciare come Made in Italy il prodotto importato.
Durante le ferie quasi tre italiani su quattro (74%) colgono l’occasione per mangiare fuori, alla ricerca nella maggioranza dei casi (64%) delle abitudini e delle usanze alimentari del luogo.
Il rischio tarocco riguarda le località più turistiche dove è bene tenersi alla larga, dai ristoranti che offrono ricette violentate come la cotoletta alla milanese preparata con carne di pollo o maiale, fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello fritta nel burro e fuggire rapidamente di fronte ad una locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano.
Il pericolo frodi riguarda anche il souvenir enogastronomico del luogo di vacanza che è il preferito dai 37 milioni di turisti italiani per portarsi a casa un ricordo appetitoso come extravergini, formaggi, salumi e conserve per una spesa stimata dalla Coldiretti in oltre un miliardo di euro in prodotti garantiti da marchi comunitari. Dalla Soppressata calabrese al formaggio Asiago in Veneto, dalla Fontina in Valle d’Aosta alla lenticchia di Castelluccio in Umbria, dal prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli ai capperi di Pantelleria della Sicilia, dalla Mozzarella di bufala campana al Pecorino in Sardegna sono alcuni esempi delle specialità più ricercate.
Per non cadere negli inganni e nelle frodi la prima cosa da fare è cercare sulle confezioni il caratteristico logo (DOP/IGP) a cerchi concentrici blu e gialli con la scritta per esteso nella parte gialla Denominazione di Origine Protetta o Indicazione Geografica Protetta mentre nella parte blu compaiono le stelline rappresentative dell’Unione Europea.
Attenzione invece all’acquisto di prodotti spacciati come tipici del territorio, ma che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva locale, come nel caso dell’offerta di prosciutti di montagna o di campagna spesso provenienti dalla stagionatura di cosce di maiali olandesi, ma anche di panini ciociari che sfruttano del tutto impropriamente l’appeal del territorio. In questi casi occorre intervenire stringendo le maglie larghe della legislazione che rischia di favorire la commercializzazione di prodotti ingannevoli.
da SANIHELP
Creta e l’isola di Heraklion
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Quando si pensa a Creta, si pensa a Cnosso. E non a torto. Qui esiste il Palazzo più antico della Grecia insulare, foriero di leggende e miti che hanno segnato la letteratura di tutto l’Occidente.
Ma Creta non è solo Cnosso. Prima di andare nel posto del Palazzo che non c’è, o meglio, che è stato ricostruito quasi a tavolino da Evans e company, vale la pena fermarsi qualche giorno nel capoluogo dell’isola Heraklion, di solito considerato solo un punto di passaggio.
Dotata infatti dell’unico scalo di Creta, di solito Heraklion è vittima del “mordi e fuggi”, nel vero senso della parola: alle 5 o alle 6 del mattino, infatti, alle prime luci dell’alba, quando arrivano i primi traghetti, i turisti scendono “affamati” a degustare la tipica bhougatsa, un dolce farcito con crema o formaggio che si vende nelle pasticcerie di Plateia Venizelou, la piazza storica della città. E poi via per altri lidi. In realtà, Heraklion è un mix di tradizioni, folclore, architettura e divertimento: forse è qui che si concentra tutto lo spirito autentico e contraddittorio dell’isola, al contempo tradizionale e modaiola. Heraklion, detta anche Candia ( nome conferitole dai veneziani quando dominavano la città) è una città lagunare nel mar Egeo: l’architettura conferma, senza ombra di dubbio, lo stile di Venezia.
- Si parte da Plateia Venizelou, che oltre alle mitiche pasticcerie, ospita la famosa Fontana Morosini, ovviamente in stile veneziano, e la duecentesca chiesa di Ágios Markos, trasformata in moschea durante la dominazione turca. A sud muovono le direttrici che conducono al porto (direzione nord-ovest) e alla seconda piazza cittadina per importanza, Plateia Eleftherias (direzione sud-est); un’altra strada porta in direzione ovest verso la Porta di Hania e un’altra ancora prosegue a sud, verso i mercati della città.
- Al porto veneziano si trova la Fortezza di Koules (anche detta Castello a Mare) del XVI secolo, anch’esso voluto dai veneziani: a guardia del bastione stanno, sulla porta d’ingresso, i due leoni di San Marco. L’Arsenale Veneziano, di fronte al Castello, fu realizzato per rifornire le navi mercantili veneziane che solcavano l’Egeo. Oggi è ridotto a pochi resti.
- Al mare si trova anche la Chiesa di Agios Titos, dedicata a Tito che aveva convertito i cretesi al cristianesimo. L’edificio di origine bizantina, ma poi completamente ristrutturato nel XVI secolo dai veneziani; sotto i turchi divenne una moschea, e solo dal 1925 è una chiesa ortodossa. Nella struttura è conservata la testa del Santo. A sud delle mura, presso il Bastione Martinengo, potrete ammirare il mausoleo di Nikos Kazantzakis, meglio noto come Zorba il Greco, scrittore tra i più famosi e acclamati nel Paese.
- Ad Heraklion se proprio si deve scegliere tra uno solo dei musei, non si può non optare per il Museo Archeologico: secondo solo al Museo Archeologico di Atene per importanza, si tratta della rappresentanza più autorevole della civiltà minoica. Articolato in 20 sale, ospita quasi tutti i ritrovamenti dell’isola dal neolitico fino all’impero romano. Tra questi, il famoso disco di Festo (1700-1600 a.C.), in argilla, inciso con caratteri che non sono stati ancora decifrati. Una sala espone i bellissimi affreschi delle case e del palazzo di Cnosso: tra questi, il Principe dei gigli e le belle Dame azzurre (o in blu), i delfini che decoravano il mégaron e una tauromachia; il profilo di una sacerdotessa con il nodo sacro alla nuca nel frammento detto la Parigina.
- Dopo tutta questa cultura, vale la pena perdersi nella zona di Korai, l’area attorno a via Dedalou: nell’intricato dedalo di vie e vicoli la
città ritrova la sua espressione più autentica, nei caffé e sui tavolini all’aperto. Le signore non mancheranno di lanciarsi come Icaro, alla volta però di botteghe e negozi. Qui si possono trovare dal classico souvenir (t-shirt con stampa dei primi versi dell’Odissea in greco) a moderni oggetti di design di artisti emergenti che si appoggiano in atelier, quali banco di prova per le loro creazioni. Nella vicina 1866 Street (e dintorni) si trovano manufatti davvero particolari. Stando alla manifattura tradizionale, Creta produce il flokati, tappeto di origine macedone di lana grezza di pecora a pelo lungo. Altri oggetti di alto pregio sono le ceramiche decorate a mano, monili in argento, manufatti in cuoio dalle scarpe ai cappelli. Per i peccati di gola, Heraklion pullula di negozi da saccheggiare prima di salpare per il continente: le olive Kalamáta, i vasetti di miele aromatico, la pasta di noci e la frutta secca, olio di oliva e marmellata.
- Adesso sì, a pancia piena si può procedere in direzione di Cnosso: il Palazzo di Minosse si trova in una suggestiva posizione panoramica sulla cima di una collina. L’ingresso è dal cortile occidentale, dove si incontrano il corridoio delle processioni e il portico dei grandi propilei che ospitano copie di affreschi conservati al Museo archeologico di Heraklion. Al piano superiore si apre la sala ípostila con soffitto sorretto da colonne. A ovest del cortile centrale si trovano il santuario, collegato a due cripte, e la celebre sala del trono con copie degli affreschi originali, il trono e il bacino lustrale; a est si aprono i mégaron del re e della regina, con la riproduzione del famoso dipinto dei delfini. Presso l’ingresso nord, il magazzino delle grandi giare ospita le píthoi, giare in terracotta non decorate e per metà interrate, usate per la conservazione di alimenti.
- Dalle giare di epoca monoica alle giare del III millennio: gli amanti del vino possono raggiungere la Cantina di Péza, con annesso un piccolo museo del vino a circa 10 km da Cnosso in direzione Kastéli, dove si producono vini bianchi e rossi. I proprietari offrono l’opportunità di visitare il complesso e di degustare gli ottimi vini.
Tra Heraklion e Cnosso vi è poi Hersonissos, il posto ideale per i più giovani, la Ibiza greca. Questa località è presa d’assalto soprattutto nei mesi estivi da orde di visitatori scandinavi e anglosassoni. Caratterizzata da una striscia di spiaggia e da un’unica strada che costeggia il mare, concentra qui tutta la sua bella vita. Di giorni, negozi, bancarelle, supermarket, di notte, fast food, disco pub, bar. Un’esplosione di vitalità che si anima sulle note della salsa o dell’house music. C’è anche un parco acquatico con giochi d’acqua, piscine, ristoranti, negozi, perfino il bungee jumping.
Creta: un mito che sorprende. Sempre.
da TGCOM

