Cagliari città turistica
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Cagliari si trasforma in città turistica
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I risultati dell’indagine sui flussi turistici regalano a Cagliari il titolo di città turistica, non più solo nei mesi di luglio e agosto.
Sempre più turisti scelgono Cagliari come meta delle vacanze. E non più nei soli mesi di luglio e agosto ma anche durante il resto dell’anno. Un trend più che positivo che investe il capoluogo sardo: al contrario delle altre città d’Italia e d’Europa, qui i dati sono in ascesa e, con 20 mila presenze registrate ad aprile, lasciano presagire un’estate 2010 da record.
INDAGINE A censire gli arrivi e le presenze turistiche è l’assessorato comunale al Turismo che ha elaborato i dati forniti dalla Provincia. «Non c’è più un turismo mordi e fuggi – osserva l’assessore Gianni Giagoni – Cagliari rappresenta una città con una presenza turistica in crescita costante dal 2006 e con una stagione delle vacanze che si allunga sempre di più, per 7 mesi l’anno: guardando i dati sugli arrivi notiamo che negli ultimi tre anni il record raddoppia». L’indagine conferma che in media i turisti, sia italiani che stranieri, si trattengono in città per pochi giorni (in media per almeno 3 notti), per via della ben nota crisi ma anche per l’abitudine di spezzettare le ferie nell’arco di tutti i 12 mesi. «Quel che ci interessa – dice Giagoni – è assicurare un’accoglienza degna di una città turistica: chi mette piede a Cagliari, anche i crocieristi che approdano in via Roma solo di passaggio, devono poter vedere quel che offre la città, che deve essere pronta ad accogliere chiunque arrivi da fuori». Questo – come ha spiegato il presidente della commissione Turismo Stefano Schirru – è lo scopo della campagna promozionale su cui l’assessorato sta investendo (300 mila euro l’anno) e dei contatti che sono in corso con le altre città europee per incrementare i voli low cost».
I DATI Secondo i dati forniti dall’assessorato, le ultime annate sono una migliore dell’altra, dal 2006 al 2009. Osservando com’è andata lo scorso anno, complice anche l’attivazione dei voli low cost dalle capitali europee, si riesce ad avere un’idea del trend attuale: gli arrivi, già alti fin dall’inizio dell’anno, salgono sopra i 20 mila da fine marzo e per sette mesi rimangono al di sopra di questa cifra, sfiorando i 25 mila a luglio. Negli ultimi tre mesi non si scende mai sotto i 14 mila arrivi. Ì numeri sono in crescita anche sulle presenze di turisti che pernottano in città per qualche giorno: nel 2009 il picco è a luglio, con 56 mila presenze. Tutto questo accade – sottolinea il consigliere comunale Raffaele Bistrussu – «mentre città d’arte come Firenze e Venezia registrano un calo del 30% di turisti, a dimostrazione che la crisi c’è ed è globale. Cagliari va invece controcorrente e un altro dato lo dimostra: l’aeroporto di Elmas è il primo in Italia, e il secondo in Europa, per incremento di arrivi».
CHI SONO La città è meta preferita di laziali (25 mila pernottamenti nel 2009) e lombardi (circa 20 mila), ma a farla da padrone – evidenzia l’indagine – sono i sardi: dagli oltre 35 mila arrivi del 2006 si arriva ai 45 mila nel 2009. Arrivano anche dall’estero: rispetto al 2007 gli arrivi dai Paesi Bassi e dal Belgio registrano un incremento del 140% nel 2009, ma raddoppia anche la Spagna e il Regno Unito. È vero che i bed & breakfast sfuggono ai censimenti ma il turismo a Cagliari è sicuramento medio-alto: i soggiorni sono per la maggior parte in alberghi a 4 stelle. In particolare gli europei, che sfiorano i 70 mila arrivi nel 2009, scelgono in 34 mila gli alberghi più lussuosi del capoluogo. La promozione turistica di Cagliari, soprattutto su Internet tanto sfruttato da chi organizza un viaggio, si rivela dunque una carta vincente e il Comune intende continuare su questa strada, potenziando il portale turistico (www.visit-cagliari.it) e divulgando le informazioni che servono ai visitatori: come arrivare in città, dove dormire e mangiare, quali sono le attrattive culturali e di svago. Semplice no?
CARLA RAGGIO da unionesarda.it
Solo metà degli italiani va’ in vacanza
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Metà degli italiani non va in vacanza
Secondo Federalberghi si permetterà le ferie solo il 51% dei connazionali
Aumentano gli italiani che quest’anno non andranno in vacanza. Secondo i dati di Federalberghi il 46,3% delle popolazione resterà a casa, un risultato in crescita rispetto al 43,8% dell’estate scorsa. I motivi sono legati nel 54,9% dei casi a fattori economici, mentre la mancanza di soldi vera e propria è indicata come causa dal 46,8% di quanti quest’anno non faranno le valigie.
Andrà in vacanza, invece, il 51,3% degli italiani, un numero in linea con il 51,2% del 2009. Gli indecisi a metà luglio sono solo il 2,4%, rispetto al 5% del 2009. Nella maggior parte dei casi gli italiani andranno al mare, mentre la spesa media stimata per la vacanza estiva cresce del 20% a 853 euro rispetto ai 710 dell’anno scorso.
«Si accresce purtroppo – commenta il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – il solco tra chi può permettersi un periodo di vacanza estiva e chi no. Il giro d’affari cresce del 20%, per la fiammata inflazionistica di tutto ciò che consente la movimentazione turistica e per l’incremento (da 10 a 12) del numero di giorni di permanenza fuori casa».
da lastampa.it
Crac dei Viaggi del Ventaglio
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Dopo il fallimento, un’ulteriore e grave problema rischia di abbattersi sulla storica compagnia turistica “Viaggi del Ventaglio”, travolta dal crack, dopo ben 34 anni di attività. Sull’azienda pende infatti l’ipotesi di un’inchiesta per bancarotta. E già sembrano esserci le prime conseguenze del crack: “Columbus”, una delle più grosse società del gruppo, è trascinata nel dissesto. “Columbus” era infatti precedentemente entrata in concordato, ma il crack ha cancellato i presupposti della procedura, rimettendo in discussione le sorti dell’azienda e quelle di 150 lavoratori, in cassa integrazione dal mese di dicembre.
Al contrario, una rassicurazione è stata lanciata da “Best Tours”: la compagnia, anch’essa di proprietà del gruppo Ventaglio, non è mai stata coinvolta nella procedura di concordato. Le sue attività di tour operating e i rapporti commerciali con tutti i suoi fornitori sono continuati regolarmente e senza interruzioni- ha fatto sapere l’azienda- “così come le vendite dei pacchetti turistici, organizzati dalla stessa con mezzi tecnici, organizzativi e finanziari propri”.
Un’eventuale inchiesta dei magistrati potrebbe anche sconfinare nell’ipotesi di bancarotta fraudolenta. Negli ultimi anni risulta, infatti, che Ventaglio abbia effettuato una serie di operazioni finanziarie, tra offerte di asset, aumenti di capitale e ricerca di nuovi soci. E, dal 2005 a oggi, sono stati venduti anche complessi immobiliari turistici di grosso valore, come il “Playa Maroma” in Messico e il “Gran Dominicus” a Santo Domingo, le divisioni “Venta Club” e “Ventaglio Resorts Real Estate” e, infine, la compagnia aerea “Charter Livingston”. Si tratterebbe quindi di dismissioni fatte per “racimolare” liquidità ed evitare il dissesto, anche se, ora, alla luce della decisione del Tribunale di mandare in fallimento la società, i magistrati potrebbero essere indotti a verificare che non ci siano state eventuali spoliazioni di risorse che possano aver conodtto al dissesto. Ci sarebbe inoltre un rischio revocatorie, legato al fallimento. Si tratta della nuova riforma del diritto fallimentare che ha dimezzato la possibilità di risalire indietro nel tempo, a 6-12 mesi dal dissesto, il che escluderebbe le suddette per la maggior parte delle operazioni concluse dal Ventaglio negli ultimi anni.
La situazione del Ventaglio è precipitata in breve tempo. Agli inizi di luglio, infatti, tutto sembrava procedere secondo i piani della terna dei liquidatori e la “IVV”, società capogruppo, e “Columbus” erano stato così ammesse al concordato. Ma, a sorpresa, il commissario giudiziale, Giuseppe Verna, ha chiesto la revoca della procedura. E due giorni fa, il pm Luigi Orsi ha chiesto il fallimento per Ventaglio, concesso dai giudici, sancendo così definitivamente la fine dell’azienda. A nulla è servito un intervento dell’ultimo minuto dei legali della società per presentare un nuovo piano di concordato, ben accetto ai giudici.
Quello presentato da Verna è servito a giustificare la revoca della procedura, basato sul pressupposto che non ci sia continuità aziendale e che alcuni conflitti d’interesse sui debiti infragruppo avrebbero falsato l’assemblea dei creditori.
E’ proprio su questi dubbi che si è inserita la richiesta del pm, motivata dal fatto che per Ventaglio, schiacciata da 200milioni di debiti- perdite cumulate per oltre 100milioni negli ultimi anni e patrimonio netto consolidato negativo- non c’erano possibilità di andare avanti.
Dopo l’ennesimo tentativo di salvataggio l’azienda aveva giocato l’ultima carta per scongiurare lo scenario peggiore: la messa in liquidazione della società con la creazione di una newco dove far ripartire le attività sane e una richiesta di concordato per avere l’ok dei creditori, ma tutto è naufragato.
Il Codacons ha denunciato sul sito del tour operator che non vi è ancora nessuna traccia di questa decisione e ha aggiunto che “Anzi, in bella mostra, spiccano le offerte per vacanze a Sharm el Sheikh piuttosto che a Djerba, ancora prenotabili”. L’associazione chiede che quindi che i consumatori siano immediatamente tutelati con un avviso in home page sulla dichiarazione di fallimento.
Goldtrail fallisce caos per 16 mila clienti
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Londra, crac tour operator “16mila turisti all’estero”
Vacanze rovinate dopo il crollo della Goldtrail: oltre ai britannici in ferie in Grecia e Turchia, ci sono 2mila persone in partenza, che rischiano di dover aspettare lunghi mesi per riavere il denaro
Londra, 17 luglio 2010 – Vacanze rovinate per migliaia di turisti britannici che si erano affidati a un tour operator, Goldtrail, specializzato in viaggi in Turchia e Grecia che è fallito, come confermato dalla Autorità dell’Aviazione Civile (Caa).
Oltre ai 16mila turisti sono attualmente all’estero e altre 2mila persone che avevano prenotato una vacanza con la compagnia con sede a New Malden, nel Surrey, sono in partenza questo fine settimana.
Lo riferisce il quotidiano britannico ‘Telegraph’, spiegando che la Caa si farà carico del rientro dei villeggianti in patria alla fine della vacanza.
Chi era in partenza però, si legge, rischia di dover non solo rinunciare al viaggio che aveva prenotato, ma anche di dover aspettare lunghi mesi per riavere il denaro versato.
Da quotidianonazionale.net
Hotel migliorano le prenotazioni
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Hotel, fare il pieno a prezzi bassi
Il tasso di occupazione delle camere risale con decisione, arrivano i turisti dai paesi emergenti. A invertire la tendenza negativa del 2009 il taglio dei listini che però sta comprimendo ai minimi i margini delle imprese. Che chiedono più attenzione dal governo
«C’è una ripresa dell’occupazione delle stanze ma un calo del ricavo medio per camera, segno che persistono squilibri. Per questo bisogna intervenire subito per sgravare il settore dei tanti, troppi oneri che frenano lo sviluppo», Elena David, presidente Confindustria Aica, l’associazione italiana delle catene alberghiere, è in guerra con il governo. Da anni il settore denuncia tassazioni esagerate e ostacoli burocratici che rendono meno competitivo il nostro paese rispetto ad altri. Ma non sono riusciti a farsi sentire neanche quando le cose mettevano al peggio. Figuriamoci ora, che il sole è tornato a splendere sul turismo italiano.
I dati Enit sui flussi globali non sono ancora disponibili (al momento di andare in stampa). Ma il Global Blue Index, indice che misura gli andamenti turistici in base al tax refund, dice che siamo di fronte a un’impennata: a parte il Giappone, 7,46% tra gennaio e giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le vendite si sono impennate. Soprattutto da parte dei turisti dei paesi emergenti: i cinesi hanno fatto registrare +73,82%; Taiwan +87,53%, e il trend è destinato a crescere.
«Nei mercati emergenti la crescita della classe media trainerà una significativa domanda sia di turismo che di ospitalità business», racconta Nadia Fontana, responsabile per Deloitte Italia del settore Tourism, Hospitality & Leisure, che ha appena dato alle stampe un report globale sul settore. Spiega Fontana: «Sono soprattutto i giovani professionisti di Cina e India, che parlano inglese e hanno un reddito elevato, i più disponibili a viaggiare. E il crescente interesse nella cultura e storia di questa nuova generazione aumenterà l’interesse verso l’Italia come destinazione».
Aumentano i turisti brasiliani +49,14% e i turchi non sono da meno: +46,08%. Sono tornati anche gli americani, + 25,50%. Una altro segnale positivo è che oltre ai volumi è salito anche che il costo medio della spesa. Tutto bene, allora? A quanto pare no.
L’osservatorio Aica, che tiene sotto monitoraggio le presenze negli alberghi, registra ad aprile di quest’anno rispetto all’aprile del 2009 che i tassi di occupazione delle stanze sono saliti del 9,2%, ma a fronte di un prezzo d’offerta cresciuto del 7,8 il prezzo medio giornaliero effettivamente incassato è sceso dell’1,3%. Come dire: sul listino una cifra, ma poi per fare il pieno si tratta e bisogna limare, pure tanto. Un risultato che penalizza solo l’Italia. I dati medi dell’Europa di Str Global vedono nel Vecchio Continente tutti gli indicatori in risalita, ma secondo un trend opposto a quello nostro. A fronte, infatti, di un incremento di occupazione del 5%, e del costo per stanza al listino dell’8,5%, il prezzo medio giornaliero effettivo si è assestato a + 3,3%. Insomma, lo sconto lo fanno anche tutti gli altri, ma ci guadagnano comunque.
Da noi i margini sono sempre più compressi: «Siamo in una fase di prezzi ante 2005, per i turisti va bene, ma per le imprese no, considerando che nel frattempo il costo del lavoro, della pubblica amministrazione e delle utenze è cresciuto.
Come se non bastasse ci si è pure messa la manovra finanziaria che rischia di aggravare ulteriormente la situazione. Si prevede l’imposta di soggiorno per Roma. Non solo. «L’ultima è di giugno racconta David con due diversi provvedimenti l’Agenzia delle Entrate ha deciso che tutte le commissioni pagate da alberghi italiani a tour operator o gestori di siti di altri Stati comunitari sono prestazioni di tipo generico, che vuol dire che devono essere riepilogate tutte le prenotazioni nell’elenco Intrastat: senza entrare in dettagli tecnici, vuol dire una mole di carta e procedure per transazioni di piccoli importi, già registrate nell’autofatturazione. Un altro onere si è aggiunto per i turisti provenienti dai paesi black list: da marzo il ministero dell’Economia ha disposto che si debbano comunicare alle Entrate tutte le operazioni effettuate nei confronti di operatori domiciliati nei paradisi fiscali: anche per una notte, per un importo di 100150 euro».
E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Gli operatori, già esasperati per l’Iva tra le più alte in Europa, hanno deciso di dare battaglia. Tanto più, dicono, che gli oneri continuano ad accumularsi sugli operatori più strutturati, e già tartassati. Mentre non toccano minimamente bed & breakfast, agriturismi e realtà di dimensioni minori e tipologia differente: «Operiamo tutti nello stesso settore», protesta David. Il turismo, secondo le stime di Bain, vale oltre l’11% del Pil italiano, contro l’8 dell’auto. Ma non gode della stessa considerazione.
Il rischio è di frenare gli investimenti: «Siamo andati meglio, il leisure, il turismo vacanziero, ha fatto registrare una buona performance soprattutto tra aprile e maggio, ma i prezzi restano bassi. Il sentiment è positivo, i volumi sopperiscono al fatturato, ma alla lunga è difficile rifarsi degli investimenti», racconta Palmiro Noschese, consigliere Aica nonché direttore di Sol Melià Italia. La multinazionale che ha 350 alberghi nel mondo, in Italia ha 3 strutture superlusso, una quarta sta per sorgere al Gianicolo a Roma, ma l’obiettivo è arrivare presto a 10. «Le catene internazionali hanno continuano a investire anche durante la crisi», incalza Noschese.
Ma il problema dell’Italia è il nanismo. Solo il 4% delle strutture alberghiere è di una catena internazionale, contro una media europea del 20%. Il trend di mercato, invece, va in tutt’altra direzione. Nel mondo delle crociere, per esempio, tutta una serie di servizi finora svolti all’esterno da realtà minori, a partire dalle biglietterie marittime, vengono via via inglobati dai grandi operatori. Segno di una grande maturazione economica. Tra i piccoli alberghi indipendenti, invece, la parola d’ordine è “fare network”, ovvero associarsi per tutta una serie di iniziative commerciali, di marketing in qualche caso anche di acquisto per conquistare massa critica senza rinunciare a restare una boutique dell’ospitalità.
In questa direzione va la nascita di Confindustria Hospitality, che riunisce sia Aica che Confindustria Hotels, guidata da Maria Carmela Colaiacovo, l’ombrello sotto cui si raccolgono gli hotel indipendenti. Grandi e piccoli. Tutti uniti nella protesta.
PAOLA JADELUCA da repubblica.it