Budapest le 52 mila papere sul Danubio


Danubio Budapest e le papere di gomma 07Sul Danubio piovono papere dal cielo per beneficenza

Migliaia di papere di gomma sono state lanciate dall’alto nelle acque del Danubio a Budapest di fronte al palazzo del Parlamento in occasione dei un’iniziativa di beneficenza. Sono circa 52mila le papere lanciate nel fiume .
Dal cielo di Budapest sono piovute quasi 52mila paperelle gialle di gomma. Sono state lanciate sull’acqua del Danubio, all’altezza dell’edificio del Parlamento, in occasione del “Great Rubber Ducky Race 2014″, una manifestazione di beneficenza che si svolge ogni anno nella capitale ungherese. Negli ultimi anni l’evento si è svolto anche a Londra, Lussemburgo, Singapore, Taiwan e in altre parti del mondo. I fondi raccolti durante la manifestazione a Budapest saranno devoluti all’Unicef (lapresse)

da la stampa.it

Inakadate il villaggio giapponese dove le risaie diventano arte


inakadate 15La risaia artistica di Inakadate
In Giappone l’agricoltura si trasforma in un progetto di Paddy Art dove la tradizione si sposa con l’arte

Quando si pensa alle bellezze paesaggistiche dei paesi dell’Asia orientale, la mente subito immagina immense risaie, ovvero quei terreni adibiti alla coltivazione del riso: a rompere la tradizione e la monotonia di immense distese dipinte di verde ci pensa il tocco artistico di Inakadate, villaggio sito nella prefettura di Aomori, in Giappone, popolato da appena 8 mila abitanti ma con una grande abbondanza di risaie.

Perché non pensare allora di dare un volto artistico a questa terra, un modo pratico di unire l’utile al dilettevole, ovvero continuare la produzione in maniera tradizionale da un lato e, dall’altro, incentivare la notorietà del luogo. Come? L’ufficio del turismo locale ha pensato bene di rendere l’abbondante produzione di riso un’attrazione turistica creando veri e propri mosaici ma il tutto senza alcun rischio, in maniera naturale, senza l’utilizzo di tinture o inchiostri nocivi per la terra ma grazie alla vena creativa di alcuni artisti intenti a disegnare personaggi colorati.

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Conosciuta come “L’Arte delle Risaie” o meglio come “Paddy Art”, questa forma d’arte è stata introdotta nei primi anni ’90 da Koichi Hanada, un impiegato del municipio che, al fine di uscire da quel periodo di difficoltà che aveva avvolto l’area, ha ben pensato di sfruttare una grande risorsa, l’agricoltura, per far fronte a tutti i problemi.

Al fine dunque di celebrare il ricco patrimonio dei ceppi di riso che hanno più di 2 mila anni alle spalle, artisti-contadini hanno fatto delle loro terre una sorta di tele, 15.000 metri quadrati a disposizione per raccontare, attraverso immagini e colori, leggende, miti e personaggi illustri. Si è partiti con la raffigurazione del Monte Iwaki per poi passare a progetti più complessi come geishe, guerrieri giapponesi, la Monna Lisa, Marilyn Monroe, Napoleone Bonaparte etc. tutto grazia all’ausilio di una grande varietà di riso colorato e, seguendo percorsi già tracciati, i risultati sono sotto agli occhi di tutti.

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Ogni anno, durante il mese di aprile, gli abitanti del villaggio si incontrano per decidere cosa piantare per l’anno e, prima di passare alla fase della semina, gli agricoltori delineano i disegni sul computer per capire dove e come piantare il riso, basta poi vederli dalla piattaforma di osservazione posta nella parte superiore del municipio per comprendere la complessità ma la bellezza dell’opera finale: il successo è stato immediato tanto che, solo nel 2006, sono stati più di 200.000 le persone hanno visitato il villaggio per vedere questo patrimonio, un vero proprio evento per tutta la comunità.

Livia Fabietti da stile.it

Perugia 2019 la città dell’altrove


Perugia 27Idee, dialogo e accoglienza per Perugia2019.  “Benvenuti nella città dell’altrove”
Arnaldo Colasanti, direttore artistico-culturale di Perugia 2019, definisce l’identità della città candidata come Capitale della Cultura. Ben novantuno centri storici intorno che si connettono, pur mantenendo salde le proprie singolarità. “Questa è la terra delle identità multiple”, precisa Colasanti

“Città delle idee, del dialogo, dell’accoglienza. Perché le idee mettono in moto una comunità, il dialogo è uno scambio continuo ed è un tu che arricchisce l’io, e l’accoglienza è guardare verso l’altrove”. Ecco la candidatura di Perugia 2019 con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria dalle parole del direttore artistico-culturale Arnaldo Colasanti, scrittore e critico letterario. La città umbra con il suo territorio è nella short list finalista, selezionata tra le sei città candidate al titolo di Capitale della Cultura 2019. “La nostra candidatura racconta una cultura intesa come policentrica e creativa. E una comunità che risponde alla crisi con le leve dell’accoglienza”, precisa Colasanti.

Candidatura plurale, perché ci sono ben novantuno centri storici intorno che si connettono, si aggregano e ricombinano continuamente le loro relazioni, pur mantenendo salde le proprie singolarità.  E così la carovana itinerante del ‘Next, la Repubblica degli Innovatori’, dopo aver macinato senza sosta migliaia di chilometri in lungo e in largo attraversando l’Italia che guarda al 2019, approda in Umbria per raccontare queste ‘identità multiple’. L’appuntamento è per giovedì 18 settembre al teatro Pavone di Perugia (qui l’accredito online per i primi centocinquanta posti gratuiti in teatro).

Professor Colasanti, cosa rappresenta Perugia 2019?
“Certamente è una sfida. Per noi rappresenta ribaltare la situazione di crisi in cui vive la città. Nel tempo infatti la città ha perduto attrattività e competitività, come gran parte delle realtà medie che subiscono gli svantaggi oggettivi e il gap di creatività con le grandi metropoli, fino ad ora favorite dall’intensità delle relazioni e degli scambi culturali internazionali. Da qui la necessità di reinventarsi e di tornare a fabbricare i propri luoghi della produzione di idee e di socialità. Ecco perché dobbiamo lavorare sugli stereotipi, quelli negativi come la drammatica vicenda dell’assassinio di Meredith in testa, ma anche quelli positivi che vedono l’Umbria come terra docile, umile. Occorre certamente ritrovare le radici, produrre cultura, desiderio, orizzonte, una visione di lungo periodo”.

Cultura è un termine chiave, una sorta di definizione-ombrello. Cosa ci mette dentro?
“Preciserei sin da subito che un prodotto è culturale non perché è creativo, ma perché crea comunità, genera desiderio. E la comunità perugina e umbra ha una forte identità. E la cultura qui si declina in un’ottica policentrica e in un intreccio di stimoli. D’altronde qui abbiamo un Teatro Stabile invidiato nel mondo, una prestigiosa Accademia di Belle Arti, un conservatorio di primissimo livello”.

Parlava di cultura e di identità multipla. A suo avviso da cosa è caratterizzata questa identità?
“Le faccio degli esempi concreti. Questa è la città della formazione: Perugia ha due università, di cui una prestigiosa Università per Stranieri. Ma è anche la terra della sperimentazione, con il Festival dei Due Mondi di Spoleto. E ancora la città con una forte matrice post-industriale, che si palesa chiaramente approdando a Terni. Ecco, direi che emerge nella candidatura un carattere policentrico: questa è una terra nella quale si palesano le differenze”.

Differenze e accoglienza, in una terra di passaggio…
“Guardi, terra di passaggio e quindi aperta al confronto. Ad esempio nella cultura francescana e benedettina c’è un imprinting fondamentale alla multiculturalità. E questo porta al concetto di città sperimentale. D’altronde la figura di Aldo Capitini – filosofo, politico, poeta ed educatore definito come il Gandhi italiano  -  racconta una comunità che guarda fuori i canoni abituali e verso un altrove.

Lei parla dell’altrove, ma cosa rappresenta per Perugia?
E’ una sorta di potere salvifico, rappresenta la forza della sperimentazione ed in fondo sperimentare significa mettersi in gioco e comprendere la natura di se stessi. Ecco allora che l’altrove ha anche a che vedere con la contaminazione di culture e con la consapevolezza dell’adattamento al cambiamento. Per noi la candidatura rappresenta una città capace di desiderare il cambiamento, una città in mutamento costante e quindi in grado di governare la precarietà. Perché in fondo questa precarietà si traduce anche con l’essere svegli verso modalità nuove di lavoro, di vita, di connessioni”.

Il concetto alla base del progetto di Perugia 2019 si affida a tre modi di declinare la città e il suo rigenerarsi. Ce li articola?
“C’è la città delle idee che genera pensiero creativo, capace di innovare il patrimonio delle conoscenze, la città del dialogo che pratica il confronto tra chi partecipa democraticamente alla vita della comunità, e poi la città dell’accoglienza intesa come una rete ampia e comprensiva, dove si opera a sistema e si valorizzano le risorse del territorio”.

Qual è il ruolo dei cittadini in questa rigenerazione?
“Un ruolo proattivo, centrale. Per fare ‘restart’ e attuare un reale cambio di passo occorre ripartire da tutti”.

di GIAMPAOLO COLLETTI da repubblica.it

Miss Italia elenco sessanta finaliste 2014


Jesolo finaliste miss italia 2014Miss Italia: ecco le sessanta finaliste
La reginetta sarà incoronata il 14 settembre nello show condotto da Simona Ventura
La macchina organizzativa di Miss Italia 2014 di Patrizia Mirigliani è entrata nel vivo con la proclamazione delle 60 finaliste in gara per conquistare lo scettro della più bella del Paese. Dopo la scrematura delle ultime selezioni dell’11-12 settembre, saranno in 24 le finaliste del grande show del 14 settembre condotto da Simona Ventura. Quattro i giurati previsti, per ora confermati il cestista Marco Belinelli e il rapper Emis Killa.

Di seguito i nomi delle 60 ragazze ammesse dopo varie selezioni regionali: 1. Laura Bonetti; 12. Valentina Paganotto; 15. Elisa Piazza Spessa; 16. Sara Pagliaroli; 21. Giorgia Capaccioli; 23. Elisa Rosselli; 24. Melissa Arici; 25. Eleonora Mezzanotte; 26. Katja Luraschi; 31. Sara Battisti; 36. Astride Carlos; 38. Anna Giulia Sant; 44. Sara Nervo; 49. Marika Zoccarato; 52. Melania Bergamin; 54. Noemi Gennaro; 59. Camilla Mancuso; 63. Ilenia Guidetti; 66. Matilde Silingardi; 71. Giulia Salemi; 76. Veronica Fedolfi; 78. Francesca Cini; 90. Mariapia Arico’; 91. Francesca Cola; 94. Giulia Carnevali; 96. Melissa Tassi; 97. Giulia Donati; 102. Claudia Filipponi; 104. Margherita Vantsak; 105. Melissa Palmieri; 107. Adriana Palozzo; 112. Soleil Anastasia Sorge; 114. Giorgia Orlandi; 115. Federica Armaleo; 116. Sara De Santis; 117. Ilaria D’Avino; 118: Aleksandra Banach; 120. Maria Concetta Pincerno; 121 Marilena Castellone; 127. Valentina Olero; 132. Patrizia Davalos Del Gado; 134. Anna Cataletti; 136. Rosaria Aprea; 137. Federica Calemme; 138. Sara Affi Fella; 150. Annabella Iacobone; 153. Mariapia Castriotta; 154. Carmen Caramia; 156. Francesca Ferraro; 159. Alessia Reda; 163. Ilenia Cariati; 172. Simona Tanzi; 173. Rosaria Deborah Alex Cerlino; 175. Deborah Messina; 178. Maria Chiara Vinci; 181. Clarissa Marchese; 182. Veronica Licciardello; 183. Valentina Vallascas; 186. Nicole Di Santo; 191. Barbara Santagati.

da tgcom.it

Istria Parenzo Due coppie aggredite in un noto locale della movida istriana offese razziste ma anche il titolare sarebbe italiano il “Saint & Sinner”


Saint e Sinner ParenzoTuristi triestini pestati a Parenzo:
assaliti dopo gli insulti della barista
Due coppie aggredite in un noto locale della movida istriana:
«Offese razziste perchè italiani e poi un’incredibile ferocia»

TRIESTE – Fine settimana da incubo e fuga da Parenzo per due coppie di turisti italiani, malmenati in un noto locale notturno della movida istriana e costretti a rientrare malconci a Trieste anche se dal titolare del locale giungono smentite.

«Siamo stati vittime – denuncia il 31enne D. T., ingegnere triestino “capo comitiva” – di una aggressione incredibile. La scorsa settimana con la mia ragazza e un’altra coppia di amici abbiamo deciso di trascorrere un week-end a Parenzo. Venerdì appena arrivati dopo una buona cena di pesce e il tradizionale giro per le bancarelle del porto, abbiamo deciso di fermarci per un ultimo drink prima di andare a letto. Il locale prescelto era il “Saint & Sinner” situato proprio nel centro della località balnerare istriana».

Nel pub il 31enne, in inglese, ha ordinato 4 drink, tre dei quali erano vodka: la barista, una giovane croata, li ha serviti subito, ma lasciando uno dei 3 bicchieri praticamente vuoto. «Ho chiesto spiegazioni in modo assolutamente garbato dicendo che venisse pareggiato il livello di quel terzo bicchiere, peraltro dopo aver pagato – racconta il turista – La barista mi ha detto che il confronto non si poteva fare perchè c’era un cubetto di ghiaccio in bilico. Ho quindi dato un colpetto al bicchiere facendo scivolare il ghiaccio sul fondo e le ho mostrato i bicchieri per confutare la sua tesi. A quel punto lei, sprezzante, ha chiesto da dove venissi. Senza farmi problemi le ho detto che sono italiano. Risultato: lei mi ha riso in faccia ripetendo “Italianiiiiiii”; infastidito da quello sfottò palesemente razzista le ho risposto: ‘I miei soldi però te li sei presi, anche se italiani?’. ‘Guarda che chiamo la security’ ha replicato e io: ‘Chiamala pure, mostrerò anche a loro il bicchiere vuoto’».

Non l’avesse mai fatto: in pochi secondi è arrivato al bancone un gruppo di persone forse anche da fuori del locale. Il primo nella loro linea di tiro è stato l’amico del 31enne che non aveva neppure preso parte alla vivace conversazione al banco perchè stava ballando con la propria ragazza. «Il buttafuori senza rallentare il passo gli urla: ‘Italianski?’ e lui risponde “Sì”, neanche il tempo di reagire e viene colpito al volto. Ovviamente poi è toccato a me. Non avevo ancora capito cosa stesse succedendo e finisco a terra per una potente manata al mento. A quel punto i miei ricordi diventano nebulosi, sento calci allo stomaco e sulla schiena mentre sono ancora a terra, poi vengo strattonato e tanto per gradire due buttafuori mi tengono mentre un terzo mi colpisce all’addome. Inizio a capire qualcosa solo quando i 5 o 6 gentiluomini che ci avevano picchiato se ne stavano andando. Al mio amico è successa più o meno la stessa cosa, rimediando (a differenza mia) anche un labbro rotto».

I 4 italiani vengono soccorsi da altri clienti del locale che erano rimasti sbalorditi: altri due confessano di aver ricevuto pugni per il solo motivo di esser stati nei paraggi, ma di essersi salvati perche hanno gridato: “Siamo croati, noi siamo croati”. «A quel punto, ancora intontiti dalle botte non sapevamo cosa fare: andare alla polizia? Non ci fidavamo vista la mala parata: c’era il rischio concreto di venir accusati di chissà cosa, avevamo paura e ci siamo sentiti in un Paese straniero dai metodi non troppo amichevoli. I buttafuori avrebbero potuto trovare falsi testimoni e l’omertà degli altri clienti era un rischio troppo grande. Siamo tornati doloranti a casa, con un labbro gonfio e altri dolori. Con questa mia denuncia spero di salvare la faccia e le ossa dei prossimi malcapitati connazionali».

Le due coppie hanno quindi fatto immediatamente rientro a Trieste: il 31enne – tuttora choccato dall’esperienza vissuta – è peraltro un frequentatore abituale di Parenzo: «I miei genitori mi portavano in campeggio nella zona già 20 anni fa, mai avuto alcun problema, ma l’aggressione di venerdì scorso è stata un’esperienza terrificante che non dimenticherò tanto facilmente».

In serata da Udine un amico del titolare del locale, un istriano di origini italiane, ha smentito la versione dei ragazzi triestini che si sarebbero invece resi responsabili di “scorrettezze”: «Non c’è comunque alcun risvolto razzista – conferma il “portavoce” – visto che il titolare è appunto di origini italiane e da sempre ospita turisti provenienti dal nostro Paese».

di Gigi Bignotti da gazzettino.it

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